dome 29 NOVEMBRE 2020 ore 10.45
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I Santi sono la prova concreta che il vangelo funziona. La parola di Dio, produce ancora santità.
di fra Valentino Parente

 

 

 

“Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione
 e hanno lavato le loro vesti, rendendole candide
nel sangue dell’Agnello.”.
Prima Lettura: Ap 7,2-4.9-14

 

 

 

XXXI domenica del tempo ordinario Anno A
1 novembre 2020 Solennità di tutti i Santi

Vangelo: Mt 5,1-12

1La XXXI domenica del tempo ordinario, quest’anno coincide con il primo novembre, solennità di tutti i Santi.

La celebrazione di oggi non è la festa di tanti santi riuniti insieme, magari di quelli che non trovano posto nel calendario.

Invece, è una celebrazione molto più profonda: celebriamo il mistero della comunione dei santi.

Ogni domenica, nella Messa, recitiamo il Credo e diciamo “credo nella comunione dei santi”.

Ma che cos’è esattamente la comunione dei santi?

Papa Francesco in una udienza generale di qualche anno addietro parlò della comunione dei santi come di “una realtà molto bella della nostra fede, una verità tra le più consolanti della nostra fede, poiché ci ricorda che non siamo soli ma esiste una comunione di vita tra tutti coloro che appartengono a Cristo”.

La comunione dei santi è una unione spirituale che nasce dal Battesimo, non viene spezzata dalla morte, ma, grazie a Cristo che è risorto, è destinata a trovare la sua pienezza nella vita eterna.

C’è un legame profondo e indissolubile tra quanti sono ancora pellegrini in questo mondo, fra noi, e coloro che hanno varcato la soglia della morte per entrare nell’eternità.

Tutti i battezzati quaggiù sulla terra, le anime del Purgatorio e tutti i beati che sono già in Paradiso formano una sola grande 2famiglia, la famiglia di Dio.

La comunione dei santi è dunque questa comunione profonda tra tutti i figli di Dio.

Nella tradizione orientale, la festa dei Santi viene celebrata la domenica dopo Pentecoste, perché è lo Spirito Santo che, nella Chiesa, all’interno della comunità dei credenti, fa fiorire la santità.

La tradizione occidentale, invece, ha adottato la data del 1 novembre, seguita poi dalla commemorazione di tutti i fedeli defunti, non secondo un calendario biblico-ebraico, ma con l’intento di cristianizzare un’antica ricorrenza celtica, tipica dei paesi del nord-Europa, per il ricordo dei defunti e l’allontanamento degli spettri.

In qualche modo queste antiche tradizioni celtiche riemergono ancora oggi nelle manifestazioni di halloween, che letteralmente significa “veglia di tutti i santi”.

Furono i monaci cristiani che per evangelizzare i popoli nordici introdussero il 1 novembre la festa dei santi, proprio per dare una visione cristiana del mondo dei morti.

L’aldilà non è fatto semplicemente di spettri, scheletri, fantasmi, ma nella prospettiva cristiana è la Gerusalemme celeste, è la comunità dei credenti che hanno raggiunto la pienezza di vita, è la grande famiglia di Dio, formata dai suoi figli.

I santi sono i familiari di Dio, sono gli amici di Dio e sono i nostri modelli.

La legge dell'Amore non pesa... libera!

La legge dell’Amore non pesa… libera!

Spesso, quando si parla di santi, si sottolineano le loro caratteristiche straordinarie, taumaturgiche, finendo col farceli sentire troppo distanti.

Ma non è questo l’essenziale dei santi.

Essi sono anzitutto uomini e donne che hanno creduto e vissuto concretamente il vangelo di Gesù.

Essi sono la prova concreta che il vangelo funziona, che la parola di Dio, se vissuta sul serio, produce ancora santità.

E dicono a noi, oggi, che la santità non è per pochi privilegiati, ma tutti siamo chiamati a diventare santi.

Solo qualche domenica fa è stato beatificato, cioè presentato al mondo come modello di santità, un giovane del nostro tempo, Carlo Acutis, nato nel 1991 e morto a solo 15 anni nel 2006.

Un grande talento per l’informatica e una fede così salda e matura da lasciare stupiti, pensando alla sua giovanissima età.

Fede nutrita con la Messa domenicale, il Rosario e l’Eucaristia, che era la sua “autostrada verso il cielo” come lui stesso amava definirla.

Un particolare amore per i poveri e gli ultimi della sua città, amore alla scuola e passione per il calcio: tutto qui.

Niente di straordinario, una vita semplice, ordinaria, ma con un amore straordinario al vangelo.

Una vita che ha incarnato, in modo concreto, la pagina delle beatitudini, pagina che la liturgia della Parola di oggi ce la presenta nella versione dell’evangelista Matteo.

Esse ci offrono il ritratto dei santi, ma prima ancora ci offrono il ritratto di Gesù.

È lui che viene descritto con queste caratteristiche.

I santi infatti, sono coloro che assomigliano a Gesù, che hanno imparato da lui e che hanno vissuto secondo il suo stile, portando a realizzazione quei germi di bene che il Signore aveva dato loro.

8Con le beatitudini, Gesù proclama il vangelo della felicità. Annuncia che la felicità è possibile, non è una illusione, non è un sogno irraggiungibile, ed è possibile perché Dio è dalla parte dell’uomo.

La parte più importante delle beatitudini, che nella redazione di Matteo sono otto, è la seconda, cioè la motivazione.

Beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli.

La beatitudine non sta nella povertà, ma nel fatto che il regno dei cieli appartiene a loro.

Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.

Anche qui: non sono beati perché piangono, ma perché saranno consolati, Dio li consolerà!

Dio è il vostro consolatore. Siete fortunati, potete affrontare la vita, coinvolgervi, lasciarvi anche raggiungere dalla sofferenza, perché Dio è il vostro consolatore.

Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.

Dio vi lascia in eredità la terra: siete fortunati! Potete essere miti, non dovete combattere per conquistare, siete degli ereditieri, beati voi!

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

Dio vi sazia, colma di beni la vostra vita, soddisfa i vostri desideri, beati voi!

Potete cercare con tutte le forze la giustizia, cioè il progetto di Dio; desiderare quello che piace al Signore, ed Egli vi dà ciò di cui avete bisogno.

Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.

Potete essere misericordiosi, perché il Signore vi tratta con misericordia. La bella notizia è che Dio fa misericordia nei vostri confronti, è benevolo con voi, siete fortunati, beati voi!

Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

Dio si fa vedere a voi e voi lo vedrete, faccia a faccia. Siete fortunati! Potete essere schietti, puri, limpidi nelle intenzioni.

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

Dio vi chiama figli, perché vi fa diventare veramente suoi figli, beati voi!

San Giovanni ce lo ricorda anche nella seconda lettura: “Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere

Beati quelli che scoprono Dio dentro di loro

Beati quelli che scoprono Dio dentro di loro

chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!”. 

Possiamo essere felici, beati, perché siamo figli di Dio.

Abbiamo Dio come nostro padre. Come non essere felici!

E se Dio è nostro padre, vuol dire che gli assomigliamo, abbiamo in noi le sue caratteristiche, i suoi lineamenti, le sue aspirazioni.

Possiamo essere anche noi come lui, cioè operatori di pace, realizzatori di bene.

Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

Beati voi quando vi insulteranno… Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.

E quando vivete questo stile proprio di Cristo, aspettatevi anche persecuzioni…

Ma non fa niente, siete beati anche in questa situazione perché Dio è dalla vostra parte, è lui che colma la vostra povertà, il Signore è la vostra ricchezza.

E la felicità nasce proprio da questa comunione divina.

Nasce dal sentirsi amati dal Signore. Sapere che Dio è dalla nostra parte; e “se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? (Rom 8,31)

Nola, 31 0tt0bre 2020