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Rigurgiti di nichilismo nel grunge delle Hole
di Emanuela Cristo

Poche figure in ambito musicale sono state e continuano ad essere così divisive quanto quella di Courtney Love. Innanzitutto, per la sua tormentata storia con Kurt Cobain, che la vuole, a seconda dei casi, innamorata e complice moglie o, al contrario, ambiziosa e opportunista sanguisuga. Ma in molti sono anche ad interrogarsi sul reale valore artistico della Love, storica arrabbiata frontwoman delle Hole.

“Non so bene come mai Live Through This sia così iconico. Penso che forse sia perché le donne non fanno abbastanza dischi arrabbiati.” Courtney Love

Le Hole fra scioglimenti e reunion

Dopo un’infanzia segnata dalla separazione dei genitori e un’adolescenza alla ricerca di un proprio posto nel mondo, prime esperienze come attrice e come cantante, nel 1988 Courtney Love pubblicò un annuncio per trovare i futuri componenti della band che voleva formare. L’incontro col chitarrista Eric Erlandson rappresentò nel 1989 la pietra fondativa delle Hole.

Negli anni il gruppo ha cambiato varie formazioni. Ma, a parte Erlandson, gli elementi sono sempre state tutte donne. Dopo un primo scioglimento nel 2002, ci fu una reunion nel 2009 che durò poi soltanto tre anni. In seguito, in più di un’occasione sono circolate voci di possibili riavvicinamenti e work in progress, da ultimo sul finire del 2019. Ma ad oggi nulla di concreto all’orizzonte.

Il primo album delle Hole, Pretty On the Inside, uscì nel 1991. Vale la pena ricordare il calibro della musica che ha sfornato quell’ottima annata: da One degli U2 a Losing My Religion dei Rem, Wind of Change degli Scorpions, Don’t Cry e November Rain dei Guns n’ Roses, per non parlare della straordinaria opera prima dei Pearl Jam, Ten, e naturalmente Nevermind dei Nirvana.

La scalata al successo

Ad ogni modo, l’esordio delle Hole ebbe un buon riscontro. Pretty On the Inside era un disco estremo, pieno di disperazione, noia, alienazione e cacofonia. Su tutto, la voce da urlatrice isterica della Love.

Discorso un po’ diverso per Live Trhough This, del 1994. Quello fu l’album del grande successo per le Hole. Anche se non potremo mai dire con certezza quanto di quel successo fosse da attribuire al fatto che uscì una settimana dopo la morte di Kurt Cobain e solo due mesi prima della scomparsa stessa della bassista Kristen Pfaff, avvenuta per overdose di eroina. In seguito anche a cambi di formazione, dal rumore distorto e disordinato del primo lavoro, le Hole erano passate al grunge-pop. La voce della Love continuava ad urlare ma provava ad essere un po’ più impostata, e fondamentalmente reggeva tutto l’album, insieme al racconto sincero dei propri stati d’animo. Brani trainanti del disco furono Doll Parts, Violet, Miss World e Softer, Softest.

Dopo la parentesi, considerata quasi una chicca per i fan del gruppo, di My Body, The Hand Grenade (una raccolta di b-side e pezzi scartati), il terzo lavoro vero e proprio della band uscì nel 1998. Celebrity Skin segnò il passaggio alla musica di massa, con un sound nuovo molto più pop e melodico, un punk rock mainstream. La title track e Malibù furono i brani di maggior successo. Alcuni testi facevano riferimento ai sentimenti della Love dopo la morte del marito. Ad altri collaborò Billy Corgan.

Riot Grrrl e rigurgiti nichilisti

“Ifake it so real I am beyond fake
and someday you will ache like I ache” Doll Parts

I membri delle Hole non sono mai stati grandissimi musicisti. Nonostante Live Through This fu considerato uno dei dischi migliori del 1994 e Rolling Stone l’ha inserito nei 500 migliori album di tutti i tempi, le Hole hanno avuto, in realtà, un’importanza storico-sociale, più che musicale. Sono fra le fondatrici del movimento Riot Grrrl, tra le prime interpreti del grunge femminile.

Le loro espressioni più genuine le troviamo, di fatto, nei rigurgiti angosciati e angoscianti di Pretty On the Inside. Portatrici sane di un brutale nichilismo, che accomuna una grossa fetta di ragazze adolescenti senza futuro e senza speranze. Rigurgiti, appunto, che arrivano direttamente dallo stato depressivo di una sacca giovanile che in quegli anni ’90 si localizza geograficamente soprattutto nella parte ovest degli Stati Uniti, lungo un’immaginaria retta che va da San Francisco a Seattle. Le Hole furono, dunque, le capostipiti di una musica grunge al femminile, espressione di nauseante alienazione e bruciante disperazione.

Napoli, 9 maggio 2022