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Professione Masaniello…Da Di Maio a Soumahoro la triste parabola dei rivoluzionari in doppio petto.
di Carlo Gimmelli

Quelle lacrime asciutte, credibili come quelle di un adolescente beccato a dar sfogo alle sue naturali fantasie, seguite dalla rabbia e dalle accuse di essere vittima di un complotto ai suoi danni, in un video diventato virale e canzonato in un amen: il neo deputato Aboubakar Soumahoro passa dalla disperazione scenografica al virulento attacco contro “i nemici” che vogliono “il nero da cortile”, cinque minuti di melodrammatica e tragica comicità, improvvisata difesa per essere finito nel tritacarne mediatico, lo stesso tritacarne che in pochi mesi lo aveva innalzato al soglio del Palazzo.

Il nostro eroe come altri recenti e passati Carneadi della politica pret a porter sta assaggiando la dura legge del masaniellismo, che propone, sempre più spesso, personaggi da immolare sulla piazza del consenso e con la stessa velocità del disprezzo, del pollice inverso.

Personaggi più che programmi, icone raccattate dove la disperazione si aggrappa all’eroe di turno per un altro giro di valzer di speranza, simbolo di una politica morta e cinica, i partiti arroccati sull’Aventino per la difesa e la spartizione di stipendi e poltrone ma ormai avulsi da una società reale disillusa e incazzata.

Diciamolo Soumahoro rappresentava prima della tempesta, l’occasione che la sinistra aspettava da almeno un ventennio, l’Uomo della Provvidenza che avrebbe riscattato l’immagine appannata della sinistra salottiera e con la sua storia perfetta: un eroe dei nostri giorni.

Del resto la sua biografia pareva il perfetto paradigma del riscatto sociale di un underdog asceso dalle polverose mulattiere ivoriane ab origine al Transatlantico romano: originario della Costa d’Avorio, arrivato in Italia a poco più di diciotto anni, segue il fatale percorso di altri milioni di poveri cristi che arrivano o transitano nel Belpaese alla ricerca di una vita decente, finendo, quasi sempre, ad ingrossare le fila di disperati che ingrassano il fiorente business dei centri di accoglienza (?) e delle cooperative foraggiate generosamente da un Europa ipocrita e divisa (come su tutto) sulla gestione delle tragedia dei migranti invisibili.

Soumahoro è sveglio e ambizioso, lavora come bracciante per alcuni anni e studia per diventare leader, abilissimo comunicatore, nel 2010 si laurea a Napoli in sociologia e in breve diventa punto di riferimento per migliaia di braccianti agricoli, diseredati e sfruttati dal caporalato selvaggio della Capitanata (ma anche in altre zona d’Italia).

La svolta nel 2020 quando fonda la Lega braccianti, decine di migliaia di iscritti, alte battaglie per i diritti minimi dei lavoratori della filiera agricola; diventa un sindacalista mediatico (e potente) grazie al faro acceso da Marco Bianchi in arte Zoro, iconico personaggio della sinistra più “piaciona” e guru di Propaganda live, fortino rosso chic di LA7, dal duro e puro Damilano che lo rese celebre in una memorabile copertina dell’Espresso contrapposto al “diabolico” Salvini, dall’ emblematico titolo “Uomini e no” secondo la consolidata abitudine di una mai sepolta sinistrosità che contrappone il Bene al Male, quelli che hanno la verità sempre a portata di mano versus quelli che hanno torto a prescindere, forse per il solo fatto di esistere.

Alle ultime politiche il grande salto: come detto, varca la porta del Palazzo, con le scenografiche calosce sporche di fango, per rappresentare nell’Aula il grido di dolore degli ultimi, sembra la faccia e la storia giusta per tentare il rilancio di una sinistra che esce dalle consorterie e rinchiusa nelle case di vetro e si riappropria del territorio, del fango, delle battaglie giuste.

Tutto molto bello, il tempo di qualche scaramuccia verbale con la Meloni, qualche comparsata TV, poi comincia la normalizzazione e il non troppo scafato Aboubakar comincia i primi inciampi con la sovraesposizione mediatica della moglie Liliane Murekatete con i suoi scatti glamour sui social con set di valige Louis Vuitton e outfit firmati che i braccianti soci della Lega non potrebbero acquistare neanche dopo decenni di lavoro, ovviamente nulla di illegale nell’ostentare ciò che il marito chiama “diritto all’eleganza” ma il giovane ivoriano non ha ancora assimilato la lezione che in politica quasi sempre forma e sostanza coincidono.

Le crepe che minano la credibilità del personaggio Soumahoro diventano solchi giudiziari quando la Procura di Latina, dopo un anno di indagini e decine di segnalazioni, punta il faro sulla cooperativa Karibu gestita dalla moglie e dalla suocera del politico, Marie Therese Mukamitsindo, personaggio molto noto nell’ambiente del business accoglienza, ipotizzando il reato di malversazione in merito a una lunga serie di illeciti ai danni di dipendenti, collaboratori e gli stessi migranti.

Un affare a nove zeri, partito oltre venti anni fa con il filone dei rifugiati politici ed economici, poi regolamentato e affievolito in parte con la riduzione delle diarie giornaliere, e ripreso a gonfie vele con l’emergenza Ukraina. Una piccola cooperativa partita in sordina da Sezze romano, agro pontino e cresciuta esponenzialmente negli anni inglobando altre associazioni e aprendo altri centri a Latina.

Un giro di affari di oltre 60 milioni di euro e rapporti anche con la regione Lazio che, a indagini in corso, ha solertemente bonificato ulteriori 560.000 euro alla cooperativa in merito all’accoglienza di profughi ukraini.

Drammatiche le condizioni degli ospiti verificate, malnutrizione, sporcizia, dipendenti non pagati, fatture false, assunzioni in nero.

Una indagine che si preannuncia complessa e che riapre, caso mai ce ne fosse bisogno, il buco nero dei fondi europei a pioggia, una valanga di milioni su centri di accoglienza fantasma o gestiti da consorterie di affaristi e politici.

Stridente il confronto tra le condizioni precarie degli ospiti della struttura e lo stile di vita dei dirigenti del centro karibu, tra cui figura anche il cognato del deputato che, nonostante la montagna di debiti del centro, negli anni scorsi ha aperto un lussuoso resort in Uganda, con misteriosi prestiti bancari dirottati dall’Italia.

Ma i guai per il vivace neo deputato non sarebbero solo legati alla problematica parentela, sarebbero emersi anche ingenti ammanchi da una raccolta fondi destinata a raccogliere beni di prima necessità per i bambini di un campo profughi dove però di bambini ce ne erano pochissimi: il deputato attivista non avrebbe mai rendicontato i bilanci della raccolta, mistero anche sull’origine dei soldi per l’acquisto del villino familiare alle porte di Roma (300.000 euro) acquistato in un periodo  in cui l’attivista era, di fatto, disoccupato.

Anche le iconografiche calosce acchiappalike sporche di fango con cui si è presentato in Parlamento appena eletto non sarebbero le sue ma prestate da un ex socio della Lega braccianti che le ha pubblicamente chieste indietro.

Il paziente Formigli, a Piazza Pulita ha tentato di offrirgli una “confort zone” per uscire dall’angolo ma le risposte del neo Masaniello sono apparse raffazzonate e poco convincenti seguendo il consolidato canovaccio “a mia insaputa” e i suoi ex sodali dai campi profughi pugliesi lo hanno pesantemente apostrofato via social, accusandolo di aver fatto sparire i soldi delle donazioni e aver fatto cinici selfie vestito da Papà Natale con i bambini per fare passerella in cambio di un pacco di pasta.

L’indagine prosegue e preannuncia di scoperchiare un mare magnum di affari, lobbismo e carriere sulla pelle degli ultimi, roba neanche tanto originale, mentre le condizioni dei campi profughi e braccianti, restano, almeno in Puglia in condizioni non umane.

Il nostro intanto è stato scaricato dai leaders dei Verdi e Sinistra Italiana, Bonelli e Fratoianni, e dai padrini mediatici Zoro (che si è detto “addolorato” in una claudicante difesa d’ufficio più per difendere se stesso che il pupillo, mentre Damilano è letteralmente sparito dai radar e non ha scritto una sola riga sulla triste
parabola del suo “uomo da copertina”.

Soumahoro, al momento, si è, come da prassi, autosospeso, solita supercazzola parlamentare che, di fatto, significa nulla: non parteciperà ai lavori del gruppo parlamentare ma lavorerà autonomamente, stipendio assicurato (!) e probabilmente passaggio al gruppo misto.

Masaniellismo dà… Masaniellismo toglie….

Napoli, 29 novembre 2022

 

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