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Perché è un Crimine Credere nella Solidarietà?

di Martina Tafuro

Difendo a spada tratta i diritti umani, tuttavia percepisco intorno a me sempre di più campagne diffamatorie e di delegittimazione verso chi li sostiene.

L’intervento di media aggressivi e di leader politici irresponsabili ha dato un’impronta di forte connotazione dispotica alla mia democrazia…o quel che ne resta.

In diverse parti del mondo accade già da tempo, ma è nella mia Italia che questo processo corrosivo corre veloce verso il nulla, supportato culturalmente da una visione colpevolizzante verso chi difende i diritti.

È questo, secondo me, il segno di una situazione che attraversa la società civile italiana e tanti altri stati nel mondo che soffrono quel che viene definito “shrinking space for civil society” .

Infatti in Italia, così come in alcuni paesi nel mondo, assistiamo all’abbraccio mortale di formazioni xenofobe che puntano a ostacolare le attività delle organizzazioni che si occupano di diritti dei migranti.

Nel rapporto del 2017: “Countering the shrinking space for Europe’s civil society”, pubblicato dalla Fundamental Rights Agency dell’Unione Europea sono evidenziate le sfide che oggi le organizzazioni della società civile si trovano a dover affrontare nell’ Unione Europea.

Il rapporto evidenzia una forte apprensione riguardo ai difensori che si occupano di diritti dei migranti riferendo alcuni casi di intimidazione da parte della polizia francese nella frontiera delle Alpi Marittime, fattispecie del tutto simile a quanto avvenuto di recente a Bardonecchia quando funzionari di polizia francese attraversarono arbitrariamente il confine per fare irruzione nei locali dove operava Rainbow 4 Africa.

In un altro rapporto della Civil Liberties Union for Europe del 2018: “Participatory democracy under threat: Growing restrictions on the freedoms of NGOs in the EU”, le istituzioni Europee vengono sollecitata a monitorare, con attenzione a qunto succede in Romania, Ungheria, Irlanda, Polonia e Italia.

Il rapporto conferma che gli attacchi alla credibilità e alla reputazione danneggiano e delegittimano le organizzazioni della società civile, fomentando i sospetti da parte dell’opinione pubblica.

Stabilire con chiarezza chi fa solidarietà con i migranti come difensore dei diritti umani è importante, perché  così sarà possibile ricorrere ad una serie di strumenti suggeriti dalle Nazioni Unite  e dall’ OSCE /ODHIR (Ufficio per la Democrazia ed i Diritti Umani ) per la protezione dei Difensori dei diritti umani.

Ancor di più è importante per  l’Italia, Presidente di turno dell’OSCE, è il 2018 perchè segna il ventesimo anniversario della dichiarazione ONU sui Difensori dei Diritti Umani.

Inoltre, è importante conoscere a fondo le raccomandazioni, diffuse nel gennaio di quest’anno, fatte agli stati dal Relatore Speciale ONU, Michel Forst, nel suo rapporto sui difensori dei “people on the move”, definizione scelta appositamente per evitare la distinzione arbitraria tra richiedenti asilo, rifugiati, e migranti.

Secondo il Relatore Speciale, queste persone si trovano ad affrontare “restrizioni senza precedenti incluse minacce, e atti di violenza, denunce su mezzi di comunicazione e criminalizzazione”.

Inoltre quei difensori che cercano di offrire assistenza umanitaria alle persone “on the move” senza il permesso delle autorità sono soggette a criminalizzazione, nonostante il fatto che siano protetti da norme di diritto internazionale.

Quasi in contemporanea alla pubblicazione del rapporto di Forst, l’Ufficio dell’Alto Commissario ONU (OHCHR) sui Diritti Umani ha finalizzato i propri Principi e linee guida per la protezione dei diritti umani dei migranti in situazioni vulnerabili (“Principles and practical guidance on the protection of the human rights of migrants in vulnerable situations”) pubblicate ed adottate nel marzo 2018.

Tra i principi e le linee-guida per gli stati quello di “assicurarsi che esistano leggi e procedure appropriate che permettano ai difensori dei diritti umani ed agli operatori umanitari di proteggere i migranti e documentare le violazioni dei diritti umani”. Per quanto concerne la criminalizzazione della solidarietà viene richiamato l’obbligo a “rispettare e sostenere le attività dei difensori dei diritti umani che promuovono e proteggono i diritti umani dei migranti”.

Come reagisco quindi?
Ispirandomi alle parole di papa Francesco, che attraverso i 4 verbi: accogliere, proteggere, promuovere, integrare detta l’agenda dell’impegno socio-politico a livello locale e a livello planetario, esortando gli Stati a concludere seriamente e generosamente entro il 2018 i due patti globali, uno sui rifugiati e uno sui migranti, in discussione all’Onu.

Accogliere, significa offrire possibilità più ampie di ingresso sicuro e legale, realizzare forme di accoglienza diffusa, anteponendo anche la sicurezza personale a quella nazionale.

Proteggere, cioè difendere diritti e dignità, garantire la sussistenza vitale, assicurare l’accesso all’istruzione, ecc.

Promuovere, e quindi far sì che migranti e rifugiati, come pure chi li accoglie, possano realizzarsi come persone in tutte le dimensioni (familiare, socio-lavorativa, ma anche religiosa)

Integrare, significa non certo indurre l’altro a dimenticare la propria identità culturale, ma aprirsi a lui per accoglierne gli aspetti validi e contribuire così ad una maggiore conoscenza reciproca, favorendo sempre la cultura dell’incontro.

Compito arduo, ma necessario e urgente.

Napoli, 25 maggio 2018