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Per un sistema di gestione dei rifiuti solidi urbani (RSU) efficiente. Il caso Campania
di Pasquale Falco

 

 

Quando, dopo Korogocho, ho scelto di vivere a Napoli,
non avrei mai pensato che mi sarei trovato a vivere le stesse lotte.
Sono passato dalla discarica di Nairobi, a fianco della baraccopoli
di Korogocho, alle lotte di Napoli contro le discariche e gli inceneritori.
Sono convinto che Napoli è solo la punta dell’iceberg di un problema
 che ci sommerge tutti. Infatti, se a questo mondo gli oltre sei miliardi di esseri
umani vivessero come viviamo noi ricchi avremmo bisogno di altri
quattro pianeti come risorse e di altro quattro come discariche ove buttare i nostri rifiuti.
I poveri di Korogocho, che vivono sulla discarica, mi hanno insegnato a riciclare tutto,
a riusare tutto, a riparare tutto, a rivendere tutto, ma soprattutto a vivere con sobrietà.
Alex Zanotelli

 

 

In Campania l’attuale sistema di gestione deriva da una impiantistica risalente a circa 5 lustri fa.

Nel giro di pochi anni si passò, all’indomani della prima dichiarazione dello stato di emergenza per i rifiuti nel 1994 alla pianificazione impiantistica del Piano regionale del 1996.

Relazione di Giuseppe Aiello, C.te Polizia Municipale di Lioni al Convegno Nazionale MARCOPOLO (Palermo,2009)

Relazione della commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti (Roma, 2009)

 Dalla gestione realizzata attraverso il totale smaltimento della produzione di RSU nelle discariche, mal gestite ed in mano al malaffare

figura2Il sistema venne organizzato verso un processo lavorativo che sottoponeva gli RSU ad un trattamento in appositi impianti.

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Negli impianti di combustibile da rifiuto si sarebbero separati tre flussi principali di materiali:

1) il CDR appunto da termovalorizzare in due inceneritori, 

2) la frazione organica stabilizzata (FOS), da usare come ammendante nei campi,

3) gli scarti residuali (sovvalli) da allocare in discarica controllata.

Alla prova dei fatti, il sistema entrò subito in difficoltà per la ritardata partenza degli inceneritori e per l’impossibilità della FOS ad essere utilizzata come ammendante agricolo: quello che doveva essere una risorsa, si aggiunse alla quota di sovvalli da smaltire in discarica.

Da allora sono stati fatti notevoli sforzi per allineare il sistema di gestione alle necessità attuali, ma ancora occorre ampliare e correggere la dotazione impiantistica.

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È un sistema che soffre ancora per una raccolta differenziata né spinta né di qualità, in cui permangono le difficoltà nel gestire la frazione umida della raccolta differenziata e la frazione umida tritovagliata.

Queste ancora non consentono di relegare la discarica ad un ruolo residuale, con la conseguente ciclica carenza di volumetrie disponibili.

L’ultimo fermo impianto dell’inceneritore di Acerra, effettuato per urgenti interventi manutentivi, dovrebbe indurre una riflessione anche sulla garanzia di avere impianti sempre efficienti e funzionanti, senza dimenticare che lo stesso impianto ha da poco superato i dieci anni.

Una misura di ulteriore sicurezza consiste nel poter disporre, all’interno dell’assetto impiantistico, di più alternative per una data tipologia di impianti.

Questo ovviamente vale anche per quegli impianti che hanno un ruolo strategico, quali una discarica o un inceneritore o un impianto di compostaggio o di biodigestione anaerobica.

Ragioni prettamente economiche, opposizione delle comunità locali e il timore di perdere il consenso elettorale, spesso agiscono in direzione opposta.

Vengono a crearsi, così, momenti di contrapposizione tra chi ha il dovere di decidere, ponendosi l’obiettivo di una corretta e compiuta pianificazione della complessiva dotazione impiantistica e chi esige garanzie sulle ricadute per la salute pubblica.

scuola-spataro-plastic-freePer quanto riguarda il terzo punto si riconoscono diversi entità e soggetti, quali il politico, il consulente tecnico, l’organo di controllo, il cittadino, l’imprenditore privato, l’associazione ambientale.

Tale elenco non ha alcuna gerarchia, al contrario dei criteri di gestione, anche se ognuno ricopre un ruolo ben preciso e distinto.

Il politico ha il compito di valutare i diversi scenari di partenza ed accollarsi la responsabilità delle scelte effettuate.

Il consulente tecnico deve effettuare valutazioni tecnico-economiche, fondamentali per la buona riuscita delle decisioni politiche.

Gli organi di controllo mettono in atto tutte le azioni per le verifiche del rispetto della normativa ambientale.

Il cittadino contribuisce con comportamenti virtuosi all’interno delle regole imposte per il bene collettivo.

L’imprenditoria privata, tassello prezioso del sistema di gestione, fa impresa nel rispetto della salute e dell’ambiente.

L’associazione ambientalista opera in modo non strumentale da pungolo e da catalizzatore di atteggiamenti virtuosi.

Ebbene, ciascuno degli attori citati deve avere coscienza di essere, nell’ambito del sistema di gestione dei RSU, uno “stakeholder”, un portatore dirifiuti-1200 interessi, o meglio di diritti, che con le proprie responsabili azioni può influenzare e dare un contributo essenziale per l’efficienza generale della filiera nell’interesse collettivo.

Una riflessione finale meritano gli attori cittadino e associazione ambientalista.

Si potrebbe ritenere, a torto, che non possiedono un ruolo decisionale, delegato irrimediabilmente alla politica. Invece possono adottare e propagandare azioni capillari più potenti di qualsiasi decisione politica, in grado davvero di rendere efficiente un sistema di gestione.

Basti pensare ad una raccolta domestica differenziata molto spinta, a stili di vita che prediligano la riduzione, il riuso, il riciclo, il consumo consapevole di imballaggi di plastica, la preferenza verso imballaggi biodegradabili.

Napoli, 21 luglio 2020