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 Alla fine conterà solo il bene che avremo fatto

di frate Valentino Parente

 

 


 

XVI domenica del tempo ordinario - 19 luglio 2020

Sapienza 12, 13.16-19Matteo 13, 24-43

3Continuiamo la lettura del cap. 13 del vangelo secondo Matteo.

Dopo la parabola del seminatore, ecco altre tre parabole, la prima riguarda sempre la semina, la seconda e la terza parlano rispettivamente del seme di senape, che diventa un grande arbusto e del lievito che fermenta tutta la pasta.

Anche la parabola della zizzania, come quella di domenica scorsa, viene spiegata in modo dettagliato da Gesù.

Ma se nella parabola del seminatore (v. domenica scorsa) l’accento era posto sulla capacità di fruttificare dei diversi terreni nei quali cadeva il buon grano, oggi l’attenzione è posta sull’oggetto della semina: il seme buono e il seme cattivo, il grano e la zizzania, fuori metafora, il bene e il male.

La zizzania è una pianta che generalmente cresce in mezzo ai cereali.

Somiglia moltissimo al grano, col quale, prima che le spighe germoglino, anche il contadino esperto la confonde facilmente.

Più tardi si differenzia per la sua spiga più esile e il chicco minuto.

Inoltre, mescolata con la farina buona, contamina il pane ed è dannosa per l’uomo.

Seminare zizzania in mezzo al grano era un caso di vendetta personale, non infrequente nei Paesi orientali. Era una calamità molto temuta dai contadini, che vi potevano perdere anche tutto il raccolto.

E veniamo al vangelo di oggi.

Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo…

Il regno dei cieli è simile a un granello di senape…

Il regno dei cieli si è simile al lievito… 

Bastano queste frasi iniziali delle tre parabole per farci capire che Gesù ci sta parlando di un regno dei cieli che si trova, però, 2sulla terra.

Infatti solo sulla terra, c’è spazio per la zizzania e per la crescita; solo sulla terra c’è una massa da far lievitare.

Nel regno finale nulla di tutto questo, non c’è più la possibilità di crescere, né di fruttificare…

C’è solo il godimento del raccolto!

Il vangelo di questa domenica, ci pone davanti il dramma della nostra realtà, dove il bene e il male sono compresenti e si mescolano insieme.

Non c’è mai una realtà totalmente positiva che sia priva di qualche aspetto negativo.

Anche le nostre opere buone, i nostri gesti migliori, possono essere danneggiati da atteggiamenti, pensieri, motivazioni cattive.

Non c’è nessuno, così puro e santo, da non avere in sé qualche difetto o peccato.

Il peccato è drammaticamente presente. Ovunque.

Perché tutto questo? Se lo domandavano anche i servitori della parabola: Signore, non hai forse seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?

È una domanda antica quanto l’uomo: se Dio è buono perché esiste il male nel mondo? 

“Il nemico ha fatto questo” cioè: ha seminato la zizzania in mezzo al grano…Lodevole la preoccupazione e l’impazienza dei servi, i quali si propongono di estirpare subito la zizzania dal grano.

È quello che capita ancora oggi.

Ci indigniamo dinanzi a tanta cattiveria, a tanto male continuamente perpetrato a danno dei più deboli, ci lamentiamo contro Dio che… non fa le cose giuste, che non interviene a fermare il male che dilaga nel mondo, che… non fulmina sul posto coloro che operano il male contro i piccoli e gli innocenti…

E se ci sentiamo in diritto di chiederci: dov’erano i contadini della parabola, mentre il nemico agiva indisturbato sul campo?

1Dobbiamo anche chiederci: dove eravamo noi cristiani quando il nemico seminava zizzania in mezzo al grano?

Quando venivano approvate leggi ingiuste che vanno a ledere la dignità stessa dell’uomo?

Forse non ci rendiamo conto che tante volte noi stessi, omettendo di fare il bene, siamo complici di questo dilagare del male nel mondo, siamo anche noi seminatori di zizzania, in quel campo di cui dovremmo sentirci custodi e difensori!

E saremmo anche pronti ad impugnare falci ben affilate per fare pulizia nel campo di Dio e mettere un po’ di ordine, ma Dio non si fida dei nostri metodi, dei nostri diserbanti spirituali, delle nostre maniere spicce.

Dio, oltre ad essere padrone del campo è anche padrone del tempo.

Lui è paziente, e vuole insegnarci ad essere pazienti.

Certo, non è che gli faccia piacere vedere la zizzania proliferare nel grano, né ci dice di stare a guardare in modo rassegnato…

Forse si aspetta che qualche volta ci rimbocchiamo seriamente le maniche e ci diamo da fare per prevenire il male, piuttosto che protestare, testimoniare il bene, piuttosto che scandalizzarci, impegnarci a vivere da cristiani piuttosto che condannare.

Non succeda che raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano”.

Il Signore ci tiene troppo al grano.

E ci dà appuntamento alla fine dei tempi, al momento della mietitura.

Solo allora “manderà i suoi angeli (gli unici autorizzati per la delicata operazione!) i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gliBambino-sotto-i-bombardamenti scandali e quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente

La magnanimità di Dio è un invito alla pazienza nel sopportare il male presente nella storia, nelle persone, ma anche in ciascuno di noi, nella speranza di un ritorno a Lui.

Se il Signore intervenisse colpendo il peccatore ogni volta, il mondo sarebbe finito subito! Il Signore, invece, porta pazienza, non perché non considera male il peccato, ma perché aspetta che il peccatore cambi.

Non è un lasciar correre, ma è un attendere il cambiamento, è la misericordia di Dio che offre a tutti la possibilità di perdono.

Il Signore ci insegna una grande pazienza, che lui esercita, con noi, e di conseguenza, noi, che siamo suoi figli, dobbiamo imparare da lui.

Stupende a questo proposito le parole della prima lettura:

Padrone della forza, tu giudichi con mitezza e ci governi con molta indulgenza… Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo che il giusto deve amare gli uomini, e hai dato ai tuoi figli la buona speranza che dopo i peccati tu concedi il pentimento”.

 

Napoli, 17 luglio 2020