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Non ha i soldi dell’élite ma aspira a diventarla. La classe aspirazionale di Elizabeth Currid-Halkett

di Martina Tafuro

devo staccarmi dalla massa, perchè la distanza economica tra me e la massa si sta riducendo e il risultato è che non solo devo sviluppare nuovi modi, meno appariscenti, per distinguermi dai più, ma, avverto un bisogno maggiore di distanziarmi da loro, per esorcizzare questo avvicinamento sgradito.

In questo nostro tempo, l’accesso alla ricchezza di molte più persone, il calo dei prezzi dei beni di consumo in generale, hanno trasformato nell’immaginario collettivo il concetto di status.

Al punto che, oggi, l’élite punta a consumare meno della classe media e sceglie nuovi indicatori di benessere per dimostrare il proprio posizionamento sociale. Elizabeth Currid-Halkett, docente presso l’Università della Southern California in politiche pubbliche, offre un’analisi di questo spaccato sociale in The Sum of Small Things. A Theory of the Aspirational Class (La Somma delle Piccole Cose. Una Teoria sulla Classe Aspirazionale), in cui indaga i nuovi comportamenti di consumo delle classi abbienti.

O meglio delle nuove élite, che non per forza coincidono con le classi più ricche: i nuovi parametri per definire i potenti del pianeta, secondo Currid-Halkett, sono piuttosto l’istruzione di alto profilo e il capitale culturale.

L’autrice, per definire queste nuove élite, introduce il concetto di “aspirational class” e nel dipanarsi delle pagine del volume ne descrive le abitudini in termini di istruzione dei figli, salute, genitorialità e pensioni. La classe aspirazionale non compra auto di lusso o ville con piscina per dimostrare la propria superiorità, ma sceglie di assumere la domestica per avere più tempo per sé e poter dedicarsi allo sport o alla meditazione.

Insomma, i beni materiali non sono più il simbolo di un elevato status sociale, perchè accessibili a tutti.

Gli aspirational hanno modificato le proprie abitudini d’acquisto in modo meno appariscente, modificandole in maniera da svelare la propria padronanza del mondo in determinate materie… attraverso la somma di piccole cose, ma che si riferiscono a precisi stili di vita.

gli aspirational sono:

Estremamente istruiti, definiti dal capitale culturale piuttosto che dal proprio salario annuale, questi individui sono ardentemente impegnati nell’acquisto di prodotti biologici, nell’indossare borse di tela griffate NPR [National Public Radio, organizzazione non profit che comprende un migliaio di radio indipendenti americane] e allattano al seno i propri bambini. Hanno a cuore il fatto che i propri consumi siano discreti e poco ostentati: mangiano, per esempio, pollo solo se allevato all’aperto e pomodori bio, indossano magliette di cotone organico e scarpe TOMS, ascoltano le serie di podcast. Utilizzano il proprio potere d’acquisto per assumere bambinaie e domestici, per coltivare la crescita dei propri figli e praticare yoga e Pilates”.

La nuova élite non si lascia più attrarre da “capi firmati, orologi, gioielli, auto e altri beni socialmente visibili”, preferisce, invece, acquistare oggetti che gli diano uno status intellettuale. Il fatto di consumare solo alimenti bio, dimostra le proprie tendenze all’ambientalismo e una spiccata conoscenza di tematiche come il climate change. Evidenzia, inoltre l’autrice, che la classe media indirizza gran parte dei propri guadagni al consumo ostentativo, più di quanto non faccia la classe abbiente. Quindi per la classe aspirational, il consumo ostentativo democratizzato è meno appetibile per le persone più ricche, se per Veblen il lusso ostentato serviva per dimostrare di non aver bisogno di lavorare per essere ricchi, oggi la classe abbiente è anche quella che lavora di più.

D’altra parte l’aspirational lavora di più, perchè pone al centro dei suoi desiderata un bene per lui di estremo valore in termini sociali: l’istruzione. Le competenze guadagnate dall’élite nel corso degli anni derivano infatti proprio dal loro accesso all’istruzione superiore delle università. Ecco perché oggi, secondo Currid-Halkett, “la consapevolezza sociale, ambientale e culturale” rappresenta la principale fonte di capitale sociale.

Allora, mi chiedo:”Se i genitori benestanti spendono sempre più soldi nell’educazione dei figli, questo non limita le opportunità per i ragazzi meno abbienti?”.

Il timore è che le nuove abitudini d’acquisto dell’élite potrebbero trasformarsi in una strategia per rafforzare la propria posizione di dominio.

“Prima, essere ricchi voleva dire avere tempo libero e, per esempio, potersi dedicare al volontariato. Le nuove classi agiate invece si distinguono in base al merito e al fatto di lavorare sodo, perciò anche chi è più in alto nella scala non ha molte ore di libertà. E allora ci si distingue perché si può pagare una tata, o perché si può scegliere di allattare al seno”.

Fai parte della classe aspirazionale se:

1)       compri cose che ti fanno sentire una persona migliore;
2)       i consumi non vistosi rappresentano una fetta importante della tua spesa;
3)       fare il genitore è un nuovo status symbol;
4)       parli di idee e non di cose… come nei salotti intellettual/chic;
5)       disponi del tuo tempo con discreta flessibilità… come lavorare da casa che fa tanto élite.

Napoli, 9 luglio 2018