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Gesù è al nostro fianco con il giogo leggero del sentirci figli amati

di frate Valentino Parente

 

 

La capacità di accogliere il messaggio evangelico
si lega alla libertà che viene dal non possedere,
ma di per sé il non possedere non genera
spontaneamente una coscienza evangelica.
I poveri hanno le condizioni di vivere il vangelo,
perché sono disponibili alla speranza,
ma non lo vivono se non prendono coscienza,
che l’uomo è figlio di Dio non quando possiede di più,
ma quando è solidale con gli altri uomini e
intende la vita come un costruire nella speranza.

 

XIV domenica del tempo ordinario – 5 luglio 2020

Matteo 11, 25-30

gesùSeguendo la lettura del Vangelo secondo Matteo, nella XIV domenica del tempo ordinario, ascoltiamo, alla fine del cap. 11, lo splendido testo in cui Gesù loda il Padre, Signore del cielo e della terra” perché ha nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le ha rivelate ai piccoli

Il vangelo non ci spiega quali sono “queste cose”, ma si comprendono dal contesto del racconto.

È la vicenda di Gesù, la sua persona, la sua storia, le sue parole, il suo insegnamento, le sue opere…

Le hanno capite i piccoli…

Non si tratta ovviamente dei piccoli di statura o dei piccoli di età, ma degli umili, di coloro che riconoscono il proprio limite, di coloro che hanno il cuore aperto per accogliere la novità di Dio.

Così, d’altra parte, non c’è nessun disprezzo, naturalmente, dell’intelligenza umana, dono di Dio, e dello sforzo dell’uomo di raggiungere e comprendere la verità della vita.

Nessun biasimo per chi mette a frutto i doni di intelletto e di scienza per carpire alla natura i suoi segreti e aiutare l’uomo a migliorare la sua esistenza.

Qui Gesù constata una triste, amara, realtà: i piccoli, le persone semplici, le persone umili lo hanno accolto e gli hanno creduto.

Mentre i dotti, gli intellettuali, convinti di sapere già tutto, non si sono neppure sforzati di capire chi fosse Gesù, lo hanno giudicato, lo hanno criticato, ma non lo hanno capito.

La superbia di chi confida solo nelle proprie capacità, nella propria intelligenza, l’arroganza di chi pretende di sapere già tutto, si rifiuta di accettare la novità di Dio.

Perché non si rivela secondo i loro canoni e le loro attese, perché non entra nelle loro categorie prefissate e non si lascia incasellare nei loro schemi.

Gesù esclama: Ti ringrazio, Padre, perché a questi che credono di capire hai tenuto nascosto, mentre ai semplici hai rivelato i misteri del tuo regno.

I discepoli di Gesù sono questi piccoli, umili, semplici.

Non è una categoria sociale, non si misura in grado economico o di istruzione, ma è un atteggiamento spirituale.

Ci sono persone molto istruite e umili, disposte ad imparare, come ci sono persone ignoranti che si credono sapienti, mentre sono presuntuosi e non accettano nulla.

Ci possono essere ricchi, dal cuore generoso e disponibili e poveri dal cuore chiuso, molto attaccati a quel poco che hanno.

La piccolezza o la superbia non va calcolata dal grado di istruzione o da quanto è gonfio il portafoglio, ma va misurata da quanto si è capaci poveridi aprire il cuore a Dio.

Chi pretende di sapere, chi ha la presunzione di avere già capito, chi si illude di conoscere già tutto, non capisce il vangelo, resta bloccato dinanzi alla semplicità della rivelazione, perché chiuso nella sua presuntuosa superbia.

Invece chi accetta con umiltà, chi riconosce di poter ancora imparare, chi si mette in gioco e accetta di imparare qualcosa di nuovo, ottiene la rivelazione.

Gesù gli fa capire il senso della vita, lo mette di fronte a ciò che vale davvero nell’esistenza.

Nella seconda parte del vangelo, Gesù ci rivolge un invito che non dobbiamo lasciare cadere: “Venite a me… Prendete il mio giogo sopra di voi…”.

Quando si parla di “giogo” si pensa subito alla relazione “padrone-schiavo”; questa espressione era usata anche al tempo di Gesù per indicare il rapporto “maestro-discepolo”.

Ogni maestro aveva un “giogo” da imporre ai suoi discepoli. Gesù ci dice che il “suo giogo” è più leggero di quello degli altri maestri. I

l testo fa riferimento al giogo della legge di Mosè, particolarmente duro secondo l’interpretazione che ne davano gli scribi e i dottori della legge; di essi un giorno Gesù dirà: “legano pesanti fardelli sulle spalle degli uomini, ma essi non vogliono toccarli neppure con un dito” (Mt 23,4).

Matteo ha già parlato delle condizioni per seguire Gesù: “Chi vuole venire dietro a me prenda la sua croce, ogni giorno e mi segua”.

6829Come può dunque dire che il suo giogo è dolce e il suo peso leggero?

Ciò è vero anzitutto per due motivi fondamentali:

- primo, perchè Gesù stesso lo ha portato prima di noi, egli stesso si è caricato del fardello dei nostri peccati, della nostra croce, e l’ha portata facendo la volontà del Padre.

Gesù non è un maestro soltanto, è anche un modello, cioè uno che prima di chiederci qualcosa ci ha già dato l’esempio.

Non ci chiede nulla senza che prima lo abbia fatto lui, dandoci l’esempio.

- il secondo motivo, perchè la forza di questo giogo non è la legge, ma l’amore.

Solo se portiamo il nostro giogo per amore esso diventa leggero.

Quanti sacrifici si fanno per amore!

Lo sa bene un papà, una mamma, che per amore dei figli sacrificano la propria vita, annullano se stessi.

Lo sa bene un innamorato, che per amore della persona amata, è disposto a cambiare atteggiamenti, abitudini, disposto a maggiori sacrifici.

Lo sa bene il consacrato, che per amore di Dio rinuncia all’amore umano.

La vita ci chiede continuamente tanti sacrifici, ma solo se abbiamo una motivazione forte di amore, siamo in gradi di affrontarli e superarli.

Ecco allora che il giogo diventa leggero, perchè è portato per amore e con amore.

E quando siamo stanchi non dobbiamo fare altro che ricorrere al Signore e… troverete ristoro per la vostra vita.

Napoli, 3 luglio 2020