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La classifica di RSF 2024: essere giornalista significa rischiare la propria vita
di Matteo Tafuro

 

 

 

4Il 3 maggio scorso, nella Giornata Internazionale dedicata alla libertà di stampa, la Ong Reporter Senza Frontiere, ha presentato World Press Freedom Index 2024, la classifica dei luoghi in cui la libertàdi stampa è a rischio.

Più della metà dei cittadini del pianeta vive in luoghi in cui essere giornalista significa mettere a repentaglio la propria libertà e la propria vita.

Inoltre, il Rapporto evidenzia che meno dell’8% vive in Paesi in cui la situazione è catalogata come buona o soddisfacente.

Per quanto riguarda l’Italia era già chiaro dopo le polemiche suscitate dal 25 aprile, ma adesso è ufficiale: l’Italia è retrocessa di 5 posizioni rispetto all’indice del 2023, scivolando al 46esimo posto.

Diventando, così, l’unico paese dell’Europa occidentale a entrare nella zona arancione, ritenuta quella problematica, in compagnia di Ungheria e Polonia.

L’Indice mondiale della libertà di stampa comprende cinque colori: verde, giallo, arancione chiaro, arancione scuro, rosso. il verde indica i paesi in una buona situazione: al primo posto c’è la Norvegia, seguita da Danimarca, Svezia e Olanda. Il giallo, assegnato a gran parte dei paesi dell’Unione europea, corrisponde alle situazioni soddisfacenti. L’Europa è tutta gialla, con sprazzi di verde. 

L’Italia, soltanto, presenta un colore diverso, è colorata con l’arancione… quello delle situazioni problematiche.

Nel World Press Freedom Index 2024, così viene descritta la situazione politica italiana: “La maggior parte dei giornalisti italiani gode di un clima di libertà. Ma a volte cedono all’autocensura, sia per conformarsi alla linea editoriale della loro testata giornalistica, sia per evitare una causa per diffamazione o altre forme di azione legale. Ciò può essere aggravato per i giornalisti di cronaca nera e giudiziaria dalla Legge, che proibisce la pubblicazione di un’ordinanza di custodia cautelare prima della fine dell’udienza preliminare”.

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Sempre il 3 maggio, anche l’Unesco ha pubblicato un nuovo rapporto, concentrandosi sulla sicurezza dei giornalisti ambientali: secondo quanto emerge da Press and Planet in Danger, tra il 2009 e il 2023 almeno 749 giornalisti e mezzi di informazione che riferivano su questioni ambientali sono stati presi di mira con omicidi, violenza fisica, detenzione e arresto, molestie online o attacchi legali.

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Il problema, avverte l’Unesco, è globale: gli attacchi registrati si verificano in 89 Paesi in tutte le regioni del mondo. Su oltre 900 giornalisti ambientali provenienti da 129 Paesi nel marzo 2024, l’Unesco ha rilevato che il 70% ha riferito di aver subito aggressioni, minacce o pressioni legate ai propri articoli.

Come ha denunciato Anne Bocandé, direttrice editoriale di Rsf, “Mentre più della metà della popolazione mondiale si recherà alle urne nel 2024, gli stati e le forze politiche stanno svolgendo un ruolo sempre minore nella protezione della libertà di stampa, minando il ruolo dei giornalisti o addirittura strumentalizzano i media attraverso campagne di disinformazione”.

Nola, 27 maggio 2024