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Aumentano i livelli di maturità digitale dei Comuni capoluogo
di Matteo Tafuro

 

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Le misure di PA Digitale 2026, iniziativa finanziata con i fondi del PNRR, sono in grado di incidere positivamente sulla maturità digitale dei Comuni capoluogo? In quali ambiti le città italiane raggiungono migliori performance e dove invece mostrano ritardi significativi? Per rispondere a queste e ad altre domande è stata presentata a FORUM PA 2024 (Roma,21-23 maggio), il più grande evento nazionale sulla modernizzazione della pubblica amministrazione, la VI edizione di “Indagine sulla maturità digitale dei Comuni capoluogo. Nella pubblicazione sono stati evidenziati i progressi dei governi cittadini del Belpaese nel raggiungimento degli obiettivi di digitalizzazione individuati dalle strategie nazionali, secondo il modello Ca.Re. (Cambiamento Realizzato) di Deda Next, modello di riferimento con cui i Comuni possono valutare per misurare i risultati raggiunti, al fine di indirizzare nuovi investimenti verso lo sviluppo di servizi digitali di nuova generazione. È stata, così, stilata una classificazione dello stato di maturità digitale di 110 Amministrazioni capoluogo in base al loro posizionamento su 3 dimensioni:

  1. offerta online di servizi (Digital public services);
  2. integrazione dei sistemi comunali con le piattaforme nazionali (Digital PA);
  3. maturità su dati e interoperabilità, misurata con il nuovo indice(Digital Data Gov) .

Inoltre, sono state integrate anche misurazioni sull’adozione delle piattaforme SEND (Piattaforma notifiche digitali) e PDND (Piattaforma Digitale Nazionale Dati).

Aumentano i livelli di maturità digitale dei Comuni capoluogo,
si riduce il gap nord-sud e tra grandi e piccole città,
mentre per la prima volta non emergono amministrazioni
con un basso livello di digitalizzazione

I risultati:

  • 81 città su 110, si collocano nelle fasce più elevate di maturità complessiva dell’indice Ca.Re. In particolare, 29 città sono a un livello buono, 52 sono a livello medio-alto, 29 a un livello medio-basso.
  • Tra le 29 città con un buon livello di maturità digitale complessiva troviamo 5 Comuni metropolitani, 12 Municipi medio-grandi (tra 100mila e 250mila abitanti), 9 città medie (tra 50mila e 100mila abitanti) e 3 piccole Amministrazioni municipali (sotto i 50mila abitanti).

1La ricerca evidenzia una crescita nella digitalizzazione dei Comuni italiani, con la novità di nessun capoluogo al livello più basso di maturità – ha affermato Gianni Dominici, Direttore Generale di FPA – Si nota un deciso miglioramento negli indici dei servizi online e delle piattaforme nazionali, in una generale armonizzazione dei livelli di digitalizzazione e una riduzione dei gap tra territori, un fenomeno evidentemente legato ai primi effetti dei progetti PNRR per la PA digitale. La prossima grande sfida è quella della data governance, anche alla luce della stretta correlazione esistente tra questo tema e l’adozione dell’intelligenza artificiale. Il connubio tra completamento dei processi in atto e introduzione di nuovi paradigmi (come quello dell’IA) è infatti alla base per lo sviluppo di un nuovo modello di smart government, fondato proprio sulla capacità di interpretare al meglio i dati prodotti dalle diverse fonti per migliorare i servizi rivolti al territorio”.

In particolare:

  • migliora l’offerta dei servizi online erogati dai Comuni, sia in termini quantitativi che qualitativi.
  • Si confermano le tendenze di crescita nell’adozione delle piattaforme abilitanti.
  • Salgono da 55 a 57 i Comuni capoluogo che pubblicano dataset sui loro portali, ma arrivano a 75 (+4 rispetto al 2023) se si considerano anche le città che pubblicano open data solo attraverso il portale della propria Regione.
  • La piattaforma PDND ha visto una crescita progressiva, con 5.907 Comuni aderenti e oltre 6.500 e-services esposti sul catalogo. Tra questi ci sono 31 Comuni capoluogo, per un totale di 147 servizi esposti.

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“Il PNRR si sta confermando un’occasione unica per innovare il settore pubblico, sia per quanto riguarda gli enti locali sia per la PA centrale, che possono sfruttare la digitalizzazione per operare una rivoluzione della cultura del servizio al cittadino e alle imprese”, ha commentato Fabio Meloni, CEO di Deda Next In questo senso, l’adesione alla PDND, che promuove la condivisione e l’interoperabilità delle informazioni tra le amministrazioni, è un tassello chiave per modernizzare definitivamente i servizi pubblici e favorire lo sviluppo di soluzioni innovative costruite sulla base di fonti certificate e univoche. I dati, quando sono interoperabili, diventano il motore di un’innovazione che ha al suo centro le persone, perché abilitano una PA puntuale ed efficace, alleata di cittadini e imprese, con un’offerta di servizi efficiente e facilmente accessibile, alla portata di tutti, proattiva nei confronti dell’utente. Una PA più equa. Per raggiungere questo traguardo dobbiamo costruire un ecosistema collaborativo in cui pubblico e privato condividono risorse e conoscenze per generare valore e benessere su tutto il territorio”.

Nola, 24 maggio 2024