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Gestione sostenibile delle acque meteoriche per pianificare il futuro

di Pasquale Falco

 

 

 

…Ma l’acqua gira e passa e non sa dirmi niente
di gente e me o di quest’aria bassa.
Ottusa e indifferente cammina e corre via
Lascia una scia e non gliene frega niente.
E cade su me che la prendo e la sento filtrare
Leggera, infeltrisce i vestiti, intristisce i giardini…
Francesco Guccini – Acque

 

 

 Acqua risorsa preziosissima.

Molti di noi la percepiscono come un bene scontato, di cui usufruiamo ogni giorno senza starci tanto a pensare.

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Il ciclo dell’acqua (fonte: Conservation Ontario-Canada)

 

Tra i vari attori della scena economico/sociale che spesso la utilizzano, ci sono gli opifici industriali.

Il prezioso elemento naturale viene introdotto nei processi lavorativi secondo due peculiarità:

in modo più diretto (acque di processo) o meno (acque tecnologiche), caricandosi di inquinanti.

Dopo l’uso, dà vita, ad un flusso di acque reflue industriali, che va a costituire uno scarico che dovrà essere gestito secondo il D.Lgs 152/2006 e s.m.i..

Gli insediamenti produttivi, oltre all’eventuale flusso di acque reflue residuali, devono gestire anche le acque che si generano a seguito delle precipitazioni meteoriche.

Le acque meteoriche, cioè le acque che cadono durante una precipitazione in un “giorno di pioggia”.

Giorno di pioggia da intendere come il periodo temporale in cui si registra una precipitazione piovosa di almeno 1 millimetro.

Tale fenomeno (acque meteoriche), incide sulle diverse superfici di un impianto, esercitando una azione di dilavamento che, a sua volta, induce uno “sporcamento” delle stesse acque dilavanti.

Questo diverso “grado di sporcamento” dipende da due fattori:

• la presenza, e la quantità, di sostanze inquinanti presenti sulla superficie incidente;

• la “forza della pioggia” e la sua capacità di pulizia esercitata sulla stessa superficie.

È indubbio che determinate superfici esterne di un opificio hanno una suscettibilità molto maggiore a caricarsi di sostanze inquinanti.

Queste aree sono quelle:

-  carrabili utilizzate per lo scarico e lo stoccaggio di materie prime, di prodotti intermedi e di eventuali residui e rifiuti;

-  limitrofe a determinate sezioni tecnologiche, quali impianti di depurazione dei reflui;

-  di stoccaggio di reagenti, le aree carrabili di parcheggio di automezzi.

Di contro, minore o nulla sarà la suscettibilità per le coperture di edifici e tettoie o aree a verde.

Di conseguenza, le acque meteoriche di dilavamento che più si caricheranno di sostanze inquinanti risulteranno proprio quelle che scorrono sulle superfici a maggiore suscettibilità di sporcamento.

Mentre il carico di inquinanti delle acque meteoriche che defluiscono sulle aree che si mantengono più pulite è inferiore o addirittura trascurabile.

Altro fattore che incide nel processo di dilavamento delle superfici è quello correlato alle caratteristiche della precipitazione.

Intendendo con ciò l’intensità di pioggia, cioè quanta pioggia cade nell’unità temporale e il prolungarsi della precipitazione nel tempo.

Una precipitazione intensa riesce a ripulire abbastanza rapidamente la superficie da tutte le eventuali sostanze presenti.

Invece, se è anche prolungata nel tempo, consente una differenziazione tra una prima fase di pioggia durante la quale le acque meteoriche che, per prime, cadono su una superficie inizialmente sporca, si caricano di sostanze inquinanti.

Le stesse, però, nel contempo ripuliscono la superficie su cui cadono.

Fino al momento in cui una seconda fase di pioggia successiva, durante la quale l’acqua meteorica continuerà ad incidere su una superficie ormai pulita, non si caricherà più di sostanze inquinanti e resterà semplice acqua meteorica.

In conclusione, la gestione delle acque meteoriche appare non facile e complicata ulteriormente dal fatto che la disciplina nazionale vigente, ahimè, non fornisce una definizione univoca su cosa si debba intendere per acque meteoriche e acque meteoriche di dilavamento.

L’Ente sovraordinato: la Regione Campania, d’altra parte risulta aver effettuato una regolamentazione per quegli aspetti che la normativa nazionale concede facoltà di disciplinare.

 

Napoli, 18 marzo 2019