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Danza del Ventre

di Cristina Iavazzo

Le Ghawazee godevano della stessa scarsa considerazione delle popolazioni nomadi e vivevano ai margini della società. Era considerato un disonore ospitarle nelle proprie abitazioni; tuttavia esse potevano prender parte a banchetti, matrimoni e circoncisioni. In quelle occasioni veniva concesso loro di esibirsi, ma sempre all’aperto. Le Almeh invece erano considerate rispettabili e raffinate e potevano avvalersi anche dell’accompagnamento musicale dei componenti maschili della tribù. La differenza con le Ghawazee la faceva proprio l’istruzione che esse avevano ricevuto e che le rendeva raffinate e privilegiate.
L’abbigliamento delle danzatrici prevedeva l’uso variabile di un abito lungo o corto. L’abito lungo era chiamato “Yelek”, era stretto in vita e molto scollato. Quello corto somigliava ad un corpetto e allora veniva abbinato ad ampie gonne. In entrambi i casi sotto l’abito veniva indossata una camicetta dalle larghe maniche e sui fianchi veniva messa una fascia, ricordo degli antichi costumi rituali. Completavano l’abito delle Ghawazee decorazioni nei capelli, bracciali, cavigliere, collane, e un trucco a base di kohl.
A quell’epoca non c’erano molti cantanti e allora si scelse di istruire alcune di queste danzatrici anche nell’arte del canto, e quindi per un certo periodo si ebbero donne che erano eccezionalmente abili sia nel canto che nel ballo. Spesso si tende a confondere le due categorie di danzatrici. In realta le Ghawazee erano interpreti “popolari” di bassa estrazione che si esibivano in strada. Le Almeh erano invece donne raffinate di elevata estrazione assai gradite presso i ceti più elevati e si esibivano soprattutto in presenza di un pubblico femminile. A differenza delle altre portavano sempre un velo quando erano in un luogo pubblico. Gli abiti erano decisamente più castigati rispetto alle altre.

Napoli, 26 agosto 2014

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