ven 25 MAGGIO 2018 ore 17.13
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Bambini animati
di Giulia Di Nola

La pubblicità vede protagonisti molti bambini anche perché certuni prodotti hanno a che fare proprio con loro, con gli indifesi, con i manipolabili. Un bel bambino, aggraziato e dagli occhi vispi, intenerisce sempre lo spettatore adulto.

C’è uno spot che in questi ultimi giorni, avallato purtroppo da uno stuolo di psicologi senza scrupoli, che mi fa riflettere e non poco, ed è quello dei Teneroni.

In particolare: una dolce bambinetta dimostra a sua madre il bene che le vuole dipingendole l’intera parete della camera da letto con cuori e graffiti d’ogni sorta. La mamma, nonostante sia turbata per l’imbratto, non la sgrida e la piccola, magicamente, ingigantisce i suoi occhi per farsi perdonare finendo con l’essere una via di mezzo tra la specie umana e quella dei cartoni animati, tra la realtà e la virtualità, mentre sappiamo che tra utopia, perfezione e storia dei fatti c’è un abisso.

La situazione si ripete con suo padre, dopo pochi secondi, e la piccola è lì a riproporre i suoi immensi occhi che hanno dell’inquietante.

Secondo me niente di più sbagliato per chi ha raggiunto un certo livello di riflessione e s’accorge, quindi, dell’inganno; niente di più esecrabile, diseducativo e idiotizzante per un minore che non è ancora in grado di discernere le situazioni create per attirare l’attenzione da quelle naturali, in seno alla famiglia, basate sull’amore vero ma soprattutto sulla dialettica fatta di incontri e scontri.

Una gran confusione, il mondo della pubblicità, furbo e scaltro, che per vendere svende i bambini; ma il rapporto genitori figli non si compra e non si stabilisce con una grossa polpetta.

Se ne parlò male dell’idea di famiglia propinataci, anni or sono, dalla Mulino Bianco ma forse, era meglio, molto, molto meglio!

Napoli, 23 febbraio 2118