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Artemisia Gentileschi: la madre del femminismo

di Stefania Di Martino

Pochi giorni fa l’Italia si è colorata di rosso, in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Questa giornata dedicata alle donne corre il 25 Novembre di ogni anno in tutto il mondo.

La scelta di questa data specifica fu presa da un gruppo di donne attiviste, riunitesi nell’Incontro Femminista Latinoamericano e dei Caraibi, tenutosi a Bogotà nel 1981 e ufficializzata dall’Assemblea generale dell’ONU.

In realtà questa data ricorda tristemente il brutale assassinio nel 1960 delle tre sorelle Mirabal: Patria, Minerva e María Teresa, considerate esempio di donne rivoluzionarie per l’impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Rafael Leónidas Trujillo, il dittatore che tenne la Repubblica Dominicana nell’arretratezza e nel caos per oltre 30 anni.

Il 25 novembre 1960, infatti, le sorelle Mirabal, mentre si recavano a far visita ai loro mariti in prigione, furono bloccate sulla strada da agenti del Servizio di informazione militare. Condotte in un luogo nascosto nelle vicinanze furono torturate, massacrate a colpi di bastone e strangolate, per poi essere gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente.

Il colore simbolo di questo giorno è, in tutto il mondo, l’arancione ma in Italia si preferisce il rosso. Anzi, in Italia vi è un’usanza diversa. Il simbolo della lotta è quello di porre nelle piazze sotto gli occhi di tutti tanti paia di scarpe rosse. L’idea fu lanciata dall’artista messicana Elina Chauvet che, attraverso una sua installazione, nominata appunto Zapatos Rojas, ha trovato un modo per denunciare il femminicidio.

Proprio a proposito della lotta contro la violenza sulle donne possiamo parlare di una donna con la D maiuscola: Artemisia Gentileschi.

Questa grande donna è stata la prima pittrice del 1600, in un contesto in cui la donna era considerata fragile, indegna di avere dei diritti, ma obbligata a compiere dei doveri, priva di un’indipendenza e considerata inferiore agli uomini che la possedevano.

Esatto, “la possedevano” quindi la donna è un oggetto, il suo corpo è una tela bianca sulla quale si può dare sfogo alla fantasia?

Napoli, 29 novembre 2018

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