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Mille modi di usare l’arte: social network
di Martino Ariano

 

I social network che si basano su internet e che permettono di scambiare idee, foto, video e contenuti di tutti i generi, hanno rivoluzionato profondamente l’idea e il rapporto che abbiamo con l’immagine.

Se la pubblicità ci bombarda di immagini e slogan, i social lo fanno con maggiore intensità e contenuto, perché insieme ad un’immagine spesso c’è un testo e un’interazione, fatta di commenti, likes, condivisione.

Ma se ha condizionato tantissimo la fruizione dell’arte stessa da un lato, dall’altro ha incentivato l’Arte 3.0, o addirittura 5.0, ovvero l’arte digitale.

I social divengono delle vere e proprie vetrine espositive.

Al pari delle gallerie e dei musei, per gli artisti, soprattutto emergenti o in generale contemporanei.

E i rapporti tra il collezionista, il cultore ma soprattutto il pubblico, la massa, si diminuisce, anzi si azzera.

Gli artisti mediante i posts su Facebook, Twitter, Instagram, Tik Tok si mettono in gioco, mostrandoci la loro arte, la loro idea, il loro stile, le loro opere.

Il pubblico li può apprezzare con un like o li può condividere, facendo da cassa armonica a tale dato artistico.

Il digitale ha reso tutto molto più fluido, immediato.

Ha costretto al cambiamento settori legati ancora ad un fare classico, accademico, convenzionale.

Ma ad incentivare ancora di più la digitalizzazione e la fruizione a distanza dell’arte c’è stata la pandemia, che ha fisicamente chiuso le porte di musei, gallerie ed enti culturali, ma ha aperto altrettante porte virtuali.

Ovviamente la fruizione fisica di un museo o di un’opera d’arte non assume lo stesso effetto se proposta in versione digitale.

Anzi si annulla la magia che si crea tra l’osservatore e l’opera.

Molte opere d’arte sono fatte per essere fruite dal vivo, a tutto tondo, da vicino e soprattutto da più prospettive.

Le emozioni non possono essere digitalizzate, ma la conoscenza e la cultura si.

Oltre alla già citata digitalizzazione dei musei, degli archivi, degli scavi archeologici e di tutto ciò  che è arte, ha fatto scalpore qualche anno fa l’invito e la presenza di noti influenzer tra le sale dei musei.

Precisamente mi riferisco a Chiara Ferragni alle Gallerie degli Uffizi.

L’influenzer italiana per eccellenza e per numero di followers, si trovava lì per uno shooting per Vogue.

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Ovviamente gli Uffizi condivisero tale scatto e si alzò un polverone assurdo.

La stampa e i social alla ribalta, dimenandosi per esprimere la loro idea su tale condivisione, che ha un retrogusto di velato marketing.

Una trovata poco coerente con la cultura per i più. Molto coerente per il marketing.

Associare un’influenzer, divenuta una vera e propria professione contemporanea mediante proprio i social, non risulta consono per diffondere contenuti culturali.

Spesso, ed è vero, gli influenzer divengono tali senza né arte né parte. Senza dovute conoscenze o senza un minimo di cultura, e anzi sono utilizzati come vere e proprie vetrine dai più svariati brand per farsi pubblicità.

Li vestono, li truccano, gli regalano prodotti affinché rendino virale un dato brand.

Questo si chiama Marketing.

Il Marketing non ha sempre e per forza un contenuto culturale di base, ma spesso e volentieri fa della cultura un vincolo, un mezzo.

Ovviamente dal mio punto di vista, far visitare un museo ad una nota influenzer e scattare le foto con lei immortalata tra i grandi capolavori, non mi disturba affatto, né mi fa gridare allo scandalo o addirittura all’eresia culturale.

Mi fa più rabbia vedere influenzer ignoranti e privi di conoscenza minima anche dell’italiano, figuriamoci dell’arte, pubblicare libri, realizzare film, intraprendere una carriera che prevedrebbe anni ed anni di studio.

Con ciò non voglio dire che personaggi nati in un determinato luogo o contesto non possano poi perfezionarsi, studiare e divenire artisti.

Ma ciò che stupisce è la tempistica.

In pochi anni un’influenzer non può passare da un post all’essere un/una conduttore/conduttrice o addirittura un attore/attrice, o scrittore/scrittrice, cioè essere fonti di cultura.

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Proprio in tal senso vi invito a vedere le opere d’arte dell’artista Crudeoil

Che nella descrizione nel suo profilo Instagram si presenta come: “Ricontestualizzazione della pittura al giorno d’oggi, rispetto alla società attuale satura di social media, canoni estetici e apparenze.”

E che trasforma i grandi capolavori d’arte o i loro personaggi in personaggi ed utenti dei social, con tanto di interazioni tipici dei social.

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Per diffondere cultura ci vuole cultura.

La cultura non l’assegna un brand o un museo, ne tanto meno basta che uno stylist ti vesta dalla testa ai piedi o un make-up artist ti trucchi per gridare alla tendenza.

La cultura, ma soprattutto l’arte bisogna saperla maneggiare, gestire.

Il limite tra il giusto e il too much è molto molto labile.

Non siamo moralisti, infine, tutti, o la maggior parte di noi, è solita pubblicare sui social dove va, cosa fa, soprattutto se è “instagrammabile”, cioè perfetto per acchiappare i likes e il piacere nei social.

Non neghiamolo, ma neanche sfruttarlo però.

Un luogo, un’opera, un libro prima di essere postato sui social, prima di essere condiviso, bisogna come minimo sapere di cosa si tratti, o meglio ancora conoscere tale luogo, visitarlo; conoscere tale opera, vederla, fruirla; leggere un dato libro, immergersi, fallo proprio; e poi, se si vuole, condividerlo, pubblicizzarlo e diffonderlo.

La cultura non ha bisogno dei likes, ma della conoscenza e delle emozioni.
Riduciamo le distanze fisiche, non quelle mentali o culturali.

 

Marzano di Nola, 23 aprile 2022

martinoMartino Ariano. Nato ad Avellino nel 1992. Nel 2014 si laurea in Cultura ed Amministrazione dei Beni Culturali all’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Negli anni 2016/2017 partecipa al Programma Erasmus presso Universidad Carlos III de Madrid. Nel 2018 si laurea in Storia dell’Arte all’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli e partecipa al Programma Erasmus+ Traineeship. Attualmente lavora presso la Galleria Blanca Soto Arte a Madrid. Appassionato oltre che di Arte anche di Moda. In continua formazione e alla ricerca di un inserimento professionale stabile nell’ambito delle competenze acquisite.