ven 20 OTTOBRE 2017 ore 00.49
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Voci fuori stagione
di Don Giulio Cirignano

I mezzi di comunicazione danno notizia di quando in quando di penosi tentativi di opposizione a Papa Francesco. Voci dall’oltre tomba. L’ultimo è la lettera nella quale si chiedono spiegazioni ma, in realtà, si mettono in discussione alcune affermazioni contenute nel documento “Amoris Laetitia”. Documento peraltro bellissimo e importante per iniziare a pensare e parlare, in maniera finalmente adeguata, dell’esperienza sponsale. Voci di anime morte.

Non è il caso di entrare nel merito dei mal di pancia degli irriducibili conservatori. E’ più facile scindere l’atomo che spaccare un pregiudizio, diceva Einstein. Può essere sensato, pertanto, pensare, con tenerezza, alla sofferenza del Papa nel dover costatare i ritardi che si annidano in alcuni settori del mondo cattolico e, soprattutto, porsi la domanda su cosa fare in un momento di così delicato passaggio quale quello che stiamo attraversando.

Forse la cosa più utile è quella di far sintesi delle moltissime stimolazioni che, con sorprendente vitalità, Papa Francesco non ha fatto mancare alla sua Chiesa in questi anni iniziali del suo pontificato. Sono la medicina più efficace per guarire dalla ridicola nostalgia di un passato che non c’è più, per valutare e ridimensionare quella pesante crosta che come una specie di velo imprigiona la mente e la fantasia di molti, quella mentalità da controriforma, con i suoi riti, linguaggi, pratiche, mode liturgico-cultuali, del tutto refrattaria alle stimolazioni conciliari e quel che è peggio, orfana di una saporosa consuetudine con la Parola di Dio.

Prima, però, una domanda: è possibile che ben cinque secoli di lontananza da quello che è il nostro tesoro più prezioso rimanga senza effetti? No, non è possibile. Allora buttiamo via gli stracci, riscopriamo la bellezza del Vangelo, rimbocchiamoci le maniche per non lasciar cadere in terra la Grazia e la premura del Signore che ci accompagnano in questo difficile esodo. Non è facile chiamare a raccolta l’ampia costellazione di segni sparsa da Francesco in questi anni. Ci proviamo.

Al primo posto l’esortazione al gaudio evangelico. Come è stato possibile non lasciarsi sedurre dalla bellezza, dalla novità, dal coraggio di quel testo? Forse chi aspettava da anni che sorgesse l’alba vi ha visto i segni di una giornata luminosa che Dio ha voglia di donare. Si rassegnino i lodatori del tempo passato, non torneremo più indietro e le ombre della sera non oscureranno il sogno dello Spirito.

Poi, l’enciclica ecologica “Laudato sì”. Una novità assoluta per turbare i progetti di quanti sono soliti violentare il creato a loro uso e consumo, di quanti non amano la terra e soprattutto i poveri che la popolano, di quanti pensano che la religione cristiana sia utile per far piacere a Dio anziché rendere più nobile e felice il difficile pellegrinare dell’uomo nel mondo, di quanti hanno smarrito il gusto della bellezza e la passione per la giustizia. Chiediamoci con serietà: in quante diocesi si è assunto questa provocazione per predisporre percorsi di formazione, soprattutto dei giovani, alla politica?

Per l’”Amoris laetitia” può essere utile solo indicare un modo di lettura: cominciare dal capitolo primo e secondo con l’orecchio rivolto a riconoscere lo stile del Papa. Lo si coglie immediatamente. Leggere e rallegrarsi. Poi viene il capitolo terzo: è bene non lasciarsi turbare dal cambiamento di registro. Doverosamente doveva essere riproposta la maniera tradizionale di parlare del matrimonio. Dal capitolo quarto in poi ritorna lo stile inconfondibile di Papa Francesco. Deo gratias! E’ il registro della agape, della misericordia, della speranza.

Folgorante è l’inizio del capitolo: “Tutto quanto è stato detto non è sufficiente ad esprimere il vangelo del matrimonio e della famiglia se non ci soffermiamo in modo specifico a parlare dell’amore”(n.89). Tutto quanto è stato detto nel capitolo precedente. Un gran parlare del matrimonio e delle famiglia senza parlar d’amore! Il Papa comincia a farlo applicando in maniera puntuale l’elogio dell’agape che troviamo nella prima lettera ai Corinti, nel noto capitolo tredici, all’esperienza matrimoniale. Gli innamorati e gli sposi dovrebbero tornare spesso a queste pagine, soprattutto nei momenti di crisi. Il lettore di queste note non sente la curiosità di prendere in mano con la cura necessaria questo prezioso testo, se non lo avesse già fatto?

In questa fugace rassegna non possono mancare gli incontri ecumenici: valdesi, luterani, ortodossi. Chi ha avuto la fortuna di seguirli non può non aver avvertito un moto di intesa commozione. Non solo perché sono avvenuti, ma come sono avvenuti. In questo, Papa Francesco ha raccolto i frutti fatti germogliare dallo Spirito per il lavoro dei suoi immediati predecessori. Poi ci ha messo del suo in termini di stile e calda umanità.

Possiamo poi dimenticare le riflessioni durante le celebrazioni eucaristiche a Santa Marta, gli incontri del mercoledì, i saluti della domenica all’angelus, gli scritti, le nomine in alcune importanti diocesi di pastori sensibili verso le innovazioni conciliari, le visite nelle parrocchie romane e nelle diverse diocesi italiane, i grandi viaggi fuori del territorio italiano? Che il Signore ce lo mantenga così pimpante più a lungo possibile.

Alla luce di questo percorso, allora, una pena enorme per quanti ancora dormono. Quando si sveglieranno? Sarà sempre troppo tardi. Il dono di una prece non si nega a nessuno. Ma ogni mese che passa si mostra sempre più saggia la mite pazienza del Papa. Talvolta avremmo desiderato un decisionismo più forte. Era un errore. Gesù aveva una infinita pazienza, cercare di imitarlo è, come per lui, la strada della sofferenza, ma anche della vittoria.

Napoli, 3 ottobre 2017

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