ven 20 LUGLIO 2018 ore 21.32
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Vicenda Aquarius.

di Maria Teresa Luongo

La vicenda della nave Aquarius della ong Sos Mediterranee, con all’incirca 630 persone a bordo tra cui anche dei rifugiati, non autorizzata ad approdare nei porti italiani, è destinata a segnare il punto di svolta della politica italiana all’indomani della formazione del governo dopo lunghi mesi di travaglio.

Non poteva essere diversamente perché il malessere del popolo italiano contro una politica europeista di sinistra attenta al rispetto dei diritti umanitari ma tacciata (a torto o a ragione) di essere collusiva con il malaffare che ruota inevitabilmente intorno al business dell’immigrazione, evidente già da molto tempo, è un malessere che invoca a gran voce un cambio di rotta.

E adesso il sollevarsi di una corale indignazione contro il Ministro degli Interni Matteo Salvini, considerato come l’incarnazione stessa del male in terra, sembra per quanto legittima completamente ignara del fatto che dietro l’uomo politico si nascondono milioni di italiani che l’hanno votato, che l’appoggiano e che condividono le sue scelte, spinti dall’esasperazione a credere che la disoccupazione e la criminalità crescente siano le conseguenze naturali dell’ondata di migranti.

Non dovremmo dimenticare che le persone tratte in salvo e accolte con cura nei nostri porti non vengono proprio a vivere una vita paradisiaca. Le donne diventano vittime della prostituzione e gli uomini troppo spesso della criminalità organizzata. Allora perché illudere queste povere persone con l’illusione di una vita migliore? Di ogni aspetto, potremmo dire, ci sono due verità, quella più evidente e quella più nascosta.

“Nel Mediterraneo ci sono navi con bandiera di Olanda, Spagna, Gibilterra e Gran Bretagna, ci sono Ong tedesche e spagnole, c’è Malta che non accoglie nessuno, c’è la Francia che respinge alla frontiera, c’è la Spagna che difende i suoi confini con le armi, insomma tutta l’Europa che si fa gli affari suoi.

Da oggi anche l’Italia comincia a dire NO al traffico di esseri umani, NO al business dell’immigrazione clandestina. Il mio obiettivo è garantire una vita serena a questi ragazzi in Africa e ai nostri figli in Italia”, questa è la dichiarazione rilasciata da Matteo Salvini sulla sua pagina Facebook, lanciando l’hashtag #chiudiamoiporti.

Ma queste forti prese di posizione dimenticano il diritto internazionale che, senza la necessità di andare a scavare nei manuali, impone di salvare l’uomo in mare. In ogni caso. E di assicurargli un porto sicuro in cui approdare. Dire “perché Malta no e noi si?”, “l’Italia è forse il paese dei balocchi?”, “perché non ci facciamo valere?” (interrogativi non riconducibili ad un individuo specifico ma sottintesi nelle intenzioni di molti) non è il massimo per una società civile che, in teoria, dovrebbe porre sopra ogni cosa la vita umana.

Diceva Vittorio Arrigoni “restiamo umani”, un adagio che sembra tristemente sfumare in questi tempi bui.

Napoli, 18 giugno 2018