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Via S.Biagio de’ palle ‘e riso!

di Carlo Gimmelli

Durante la sua doppia sindacatura, Gigino De Magistris non riuscendo a riparare voragini e buche delle malandate vie della città ha preferito cimentarsi nella toponomastica creativa, rivoluzionando gli odonimi di decine di vie e piazze e inventando la “parità di genere” in materia celebrativa, insomma le quote rosa dello stradario cittadino.

Inutile sottolineare che la delega alla strategica incursione nella toponomastica cittadina è stata affidata al super ex assessore (assessora?) e delfina Alessandra Clemente che ha presenziato e scoperto decine di odonimi nuovi o reintitolati .

Peccato che nel furore del cambiamento sempre e comunque gli sia sfuggita una delle strade più antiche della Napoli nobilissima: parliamo di Via San Biagio dei librai. Una delle più vivaci e strategiche arterie del centro antico che ripercorre fedelmente, dieci metri più in alto, l’originale selciato del decumano inferiore , congiungendo l’attuale Via Duomo, Cardine maior, con Piazzetta Nilo, antichissima sede della ricca e fervente comunità alessandrina.

L’originale denominazione si deve a una comunità di monache armene, che fuggendo dalla furia distruttrice iconoclastica dell’imperatore bizantino Leone III, giunse intorno al 750 d.c nel ducato di Napoli, portando con sè le reliquie di San Gregorio e il cranio di San Biagio che trovò riposo in una chiesetta, lungo l’attuale via, denominata S.Gennaro all’olmo.

La strada assunse, però, la denominazione attuale nel periodo aragonese grazie alla fervente rinascita culturale della città, qui si stabilì la potente corporazione dei librai che ebbe la propria sede nella chiesetta di S.Gennaro all’olmo e poi dal 1631 nella nuova chiesa attigua dedicata a San Biagio che divenne il loro Santo Patrono.

Librerie, stamperie, tipografie, botteghe d’arte, negozi di arredi sacri, sartorie, atelier nei secoli a venire furono l’anima di Via San Biagio,

Via San Biagio divenne nel rinascimento residenza, nel centro della città, di numerose casate aristocratiche, Palazzo Diomede Carafa, Palazzo Marigliano, Palazzo Corigliano e nelle attigue Piazza S.Domenico Maggiore e via Benedetto Croce, Palazzo Petrucci, Palazzo Sangro, Palazzo Carafa, Palazzo Venezia, Palazzo Tufarelli, Palazzo Filomarino solo per citare i più importanti.

Una microcosmo di cultura, nobiltà, arte ma anche popolare e laborioso. Librerie, stamperie, tipografie, botteghe d’arte, restauratori sacri, sartorie, atelier nei secoli a venire furono l’anima di Via San Biagio, anche quando lentamente la corporazione dei librai trovò la sua colloca-zione su iniziativa di Carlo III di Borbone nei pressi del Foro Carolino, attuale Piazza Dante, la stradanon perse la sua antica eleganza con la presenza di botteghe di arredi sacri, gioiellerie, maestri pastorai, antiquari.

Qui dal 1895 trovò dimora l’antica sede de L’Ospedale delle Bambole il cui penultimo Maestro riparatore fu Luigi Grassi, cordiale amico e cliente di chi scrive e di suo padre.

Oggi quel microcosmo sta lentamente ma inesorabilmente sparendo. Il turismo mordi e fuggi, minimalista e un po’ fanfarone, che l’ex sindaco ha promosso e sbandierato, si accontenta delle cianfrusaglie di plastica dei negozietti cinesi e pakistani che (s)vendono Pulcinella e triccheballacche made in Taiwan e distratti vacanzieri sciamano intruppati lungo la via pasteggiando sospette fritture di pesce e palle di riso in oleosi “cuoppi” che strabordano dai rari e malmessi cestini pubblici mentre un trionfo di pizzerie e venditori di street food , indigeno e orientale, occupano selvaggiamente e abusivamente l’antico selciato con tavolacci in plastica riducendo la carreggiata a corsia di supermercato.

Fanno da coreografia le decine di bancarelle abusive e non, che hanno occupato ogni centimetro disponibile, che propongono bigiotteria e improbabili giocattolini cinesi mentre pingui matrone rom molestano i passanti con i loro amuleti maledicendo sguaiatamente chi si allontana infastidito.

Tempi nostri.

Mette un po’ malinconia la versione 2.1 di una strada che meriterebbe ben altro rispetto da parte di chi amministra e con il Natale alle porte e una emergenza covid che sembra allentare la morsa, il pienone e l’impercorribilità del centro storico è già una certezza.

Mentre le nobili botteghe, messe in crisi da un turismo di bassa qualità e affitti insostenibili, hanno chiuso per sempre i battenti una persistente aria intrisa di fritto attraversa Via San Biagio ‘de palle ‘e riso!

Napoli, 25 ottobre 2021

 

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