sab 27 NOVEMBRE 2021 ore 02.44
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Una passeggiata per Madrid. Quinta tappa
di Martino Ariano

Riprendiamo la nostra passeggiata.

Dal nord della città ritorniamo a Cibeles.

Su Cibeles ho mancato di dire che di sera è uno spettacolo, in quanto ad ogni occasione, celebrazione o avvenimento, la fontana e il palazzo si illuminano con giochi di luci stupendi. In realtà tutta Madrid di sera assume un’atmosfera magica, molti palazzi sono infatti sapientemente illuminati.

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Ma continuiamo il nostro viaggio e incamminiamoci lungo Calle Alcalá, in direzione di Plaza de la Independencia.

Un arco di trionfo si intravede in lontananza. È la PUERTA DE ALCALÁ.

Fu una delle cinque porte d’accesso alla città. Collegava Madrid ad Alcalá de Henares, da cui prende il nome, e permetteva l’accesso a coloro che arrivavano da Barcellona e Francia.

Voluta da Carlo III, in sostituzione di una più artica, e realizzata dall’architetto italiano Francesco Sabatini nel 1779, è un arco di trionfo in granito in stile neoclassico.

A differenza di altri archi di trionfo, esso non presenta le tre solite aperture, ma ben cinque: l’entrata centrale ad arco, più grande, era destinata all’ingresso dei reali; le due entrate laterali ad arco, leggermente più piccole, erano destinate alle carrozze; mentre le entrate laterali ad architrave erano riservate al popolo. In origine presentavano tutte delle cancellate.

Come ogni arco di trionfo che si rispetti, presenta un registro decorativo. Quest’ultimo, differente tra la facciata esterna e quella interna, è opera dello spagnolo Francisco Gutiérrez e del francese Roberto Michelin.

Su entrambe le facciate è presente un’iscrizione latina con data e committente.

La facciata esterna, quella da cui facevano accesso gli stranieri, presenta 10 colonne ioniche ed un’iconografia fortemente celebrativa del potere di Carlo III. Infatti al centro del frontone ad arco si erge lo stemma reale sorretto dalle figure allegoriche della Fama e del Genio, che alludono alla magnificenza del re.

Al centro degli archi troviamo maschere di satiri, che simboleggiano la Fertilità, così come gli stendardi con elementi floreali a bassorilievo sugli architravi delle entrate laterali esterne.

Sulla trabeazione troviamo quattro putti, che rappresentano quattro Virtù Cardinali (Fortezza, Temperanza, Giustizia e Prudenza). Originale è la scelta figurativa, che rompe con quella tradizionale che vedeva le virtù sottoforma di donne.

 2Puerta de Alcalá, facciata esterna

La facciata interna, invece, quella rivolta alla città, presenta delle colonne ioniche solo nella parte centrale in corrispondenza dell’apertura principale, mentre nei laterali sono sostituite da lesene.

Presenta un frontone triangolare con due armature, quest’ultime presenti anche lungo tutta la trabeazione. A ben vedere sono armature vuote, prive di un corpo, solo quelle del frontone presentano un busto umano, e sono allo stesso tempo trofei ed allegorie della deposizione delle armi, simbolo di pace.

Al centro degli archi, i satiri sono sostituiti da teste di leone, emblemi di potere e saggia sovranità. Mentre sugli architravi troviamo dei bassorilievi con delle cornucopie, simbolo di prosperità.

indexPuerta de Alcala, parte esterna

Due curiosità su questo monumento:

  1. È il primo arco di trionfo costruito in Europa dopo la caduta dell’Impero Romano;
  2. I capitelli delle colonne laterali esterne sono decorati con teste di pipistrello.

Dalla Plaza de la Independencia si estende uno dei giardini, uno dei parchi più belli d’Europa: il PARQUE DEL RETIRO.

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 Non si può che vivere questo enorme parco, andare lì per staccare la spina dallo stress quotidiano o per passare una domenica mattina, tra pic-nic e chiacchiere, con amici o familiari.

Oltre all’importanza ambientale che detiene, essendo il polmone verde della città, racchiude pezzi di storia e di arte importantissimi.

Non a caso, è riconosciuto sia come Bene d’Interesse Culturale e dal 2021, insieme al PAISAJE DE LUZ, è Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.

Con una superficie di 118 ettari, ospita numerosi complessi architettonici, scultorei e paesaggistici, insieme a più di 19.000 alberi di 167 specie.

La sua storia inizia nel 1629, quando il conte-duca Gaspar de Guzmán y Pimentel donò al re Filippo IV delle terre intorno al Monastero de los Jerónimos per costruirvi una sontuosa residenza suburbana. Infatti il palazzo, chiamato PALACIO DEL BUEN RETIRO, sorgeva in quella che era l’allora periferia orientale della città e fu concepito come una residenza per il riposo e il tempo libero, giacché, come sede ufficiale e governativa, c’era il Real Alcázar, l’antenato dell’attuale Palazzo Reale.

Furono gli architetti Giovanni Battista Crescenzi ed Alonso Carbonel a progettare e costruire tale imponente residenza.

4Vista del Palazzo e dei giardini del Buen Retiro (1636-1637), di Jusepe Leonardo.

 All’esterno risultava austera, in linea con l’architettura asburgica (detta anche herreriana). All’interno, invece, la residenza accoglieva una sontuosa decorazione, con annesso teatro e sala da ballo.

La planimetria generale risultava essere complessa e disomogenea, sia per quanto riguarda il palazzo, con una concatenazione di piazze e di stili architettonici, e sia per quanto riguarda i giardini.

Di questo palazzo sono sopravvissuti soltanto la Sala da ballo, l’attuale CASÓN DEL BUEN RETIRO e il SALÓN DE REINOS, un’ala del palazzo destinato ad ospitare ritratti e dipinti dei reali.

5Cason del Buen Retiro, Madrid

Quando nel 1734 andò distrutto da un incendio il Real Alcázar e mentre si costruiva il nuovo ed attuale Palazzo Reale, il palazzo del Buon Retiro divenne la residenza reale ufficiale. Subì, per questo, dei rimaneggiamenti.

Fu con Carlo III che il sito reale vide il suo massimo splendore, in quanto il re non puntò a fini residenziali, ma più culturali e scientifici.

Si deve a lui infatti l’istituzione, sull’esempio di quella di Capodimonte a Napoli, della FABBRICA REALE DI PORCELLANE e dell’OSSERVATORIO ASTRONOMICO REALE, di cui parlerò più avanti. A Carlo III si deve anche la prima apertura del parco al pubblico, nel 1767.

Durante la Guerra d’Indipendenza (1808-1814) il Retiro fu utilizzato come quartier generale delle truppe napoleoniche, non sto qui a dirvi che i danni furono ingenti.

Con il ritorno di Fernando VII, nel 1814, si recuperò il recuperabile e con il regno di Elisabetta II si ebbe un nuovo impulso paesaggistico. Quest’ultima, tra l’altro, cedette allo Stato una parte occidentale del parco, dove si trovava ciò che restava del vecchio Palazzo del Buen Retiro, che fu completamente demolito nel 1869, ad eccezione di ciò che attualmente è visibile e di cui ho accennato sopra.

Solo dopo la Rivoluzione del 1868 tutto il sito divenne pubblico.

Le modifiche e gli interventi paesaggistici ed architettonici disegnarono ciò che attualmente vediamo. Un impulso architettonico fu dato dall’esigenze di fine XIX secolo, per ospitare mostre ed esposizioni internazionali.

Come accennato precedentemente il Retiro è un tesoro, non solo botanico e paesaggistico, ma anche architettonico ed artistico.

A partire dai suoi 17 ingressi che sono concepiti come porte monumentali di forte valenza storica.

Tra le opere architettoniche sono da segnalare:

-         l’Eremo di San Pelayo e San Isidoro. Costruito nel XI secolo in stile romanico, si trovava in origine fuori dalle mura di Ávila. Durante l’800 fu portato a Madrid, prima nei giardini del MAN (Museo Archeologico Nazionale) e poi nel Retiro. Si conservano di esso solo l’abside e l’entrata romanica.

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-         l’Osservatorio Astronomico Reale. Già citato precedentemente, fu costruito nel 1790 da Juan de Villanueva, in stile neoclassico. Di chiara ispirazione palladiana, presenta una pianta cruciforme e si articola intorno ad una rotonda centrale, sovrastata da un tempio ionico circolare, che funge da copertura, e presenta in facciata un portico esagonale corinzio con trabeazione e terrazza.

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-         il Palazzo Velázquez. Fu costruito tra il 1881 e il 1883 da Ricardo Velázquez Bosco, per l’Esposizione Nazionale delle Arti Minerarie. Architettonicamente si presenta con uno stile pienamente eclettico, in quanto frutto della combinazione tra l’architettura in ferro ed elementi tradizionali spagnoli, come le decorazioni in facciata in maioliche, realizzate dal ceramista Daniel Zuloaga;

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-         il Palazzo di Cristallo. Anch’esso opera di Ricardo Velazquez Bosco, fu voluto per ospitare la Mostra del 1887 dedicato alle Filippine. È un eccellente esempio dell’architettura in ferro e ricorda, in scala minore, il Crystal Palace di Londra andato distrutto nel 1936 da un incendio. Insieme all’edificio, l’architetto, realizzò anche lo stagno con annessa grotta rocciosa, antistante l’edificio.

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Altri elementi che arricchiscono il parco sono le fontane. La maggior parte di esse sono del XIX secolo, del XVIII secolo sopravvivono solo le fontane gemelle del Parterre e la Fuente de la Alcachofa (cui replica in bronzo decora la rotonda di Atocha) caratterizzate da elementi scultorei a forma di carciofo.

Tra le altre fontane si segnalano:

-         la Fontana Egizia, che presenta due sfingi laterali e un vaso canopo centrale;

-         la Fontana di Galapagos, con il piedistallo a forma di palma con putti e pesci, in stile grottesco alla base.

-         la Fontana dell’Angelo Caduto, del 1885, accoglie una statua in bronzo del 1878, che rappresenta la caduta di Lucifero, collocata su un piedistallo esagonale con alla base maschere rappresentanti esseri infernali.

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Il Retiro, essendo un parco, presenta numerosi giardini, aventi stili e disegni differenti, tra questi degna di nota sono:

-         il più antico di questi, sopravvissuto nonostante le numerose modificazioni, è il PARTERRE.

Ispirato ai giardini di Versailles, venne costruito nei primi decenni del XVIII  secolo.

-         la ROSALEDA. Un roseto ellittico, realizzato nel 1915 dal giardiniere Cecilio Rodriguez. Originariamente circondava una serra in ferro e vetro, andata distrutta durante la Guerra Civile, e che oggi è sostituita da un laghetto.

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-         Giardini di Cecilio Rodríguez. Sono di forma rettangolare e sono affiancati, su tre lati, da padiglioni. Ospitano numerosi elementi paesaggistici e decorativi, come pergolati, fontane, laghetti, colonne ornamentali, pavimenti a scacchiera e gruppi scultorei.

-         Foresta della Memoria. È una montagna artificiale che si sviluppa in altezza seguendo un percorso a spirale, costeggiato da 170 cipressi e 22 ulivi. Alla base è circondata da un piccolo fossato. Fu realizzata nel 2004 in omaggio alle 192 vittime dell’attentato dell’11 marzo nella stazione di Atocha.

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Molti sono i capricci paesaggistici presenti nel parco, tra cascine e stagni.

Quest’ultimi nascono per dotare il parco di una rete di infrastrutture idrauliche per l’approvvigionamento idrico e per fini ornamentali. Tra questi:

-         Estanque Ochavado. A forma ottagonale, con lati lobati, presenta al centro un’isola, attualmente ornata da una formazione rocciosa, sebbene in origine ospitasse un tempio.

-         Èstanque Grande. Fu progettato nel 1634 da Cristóbal de Aguilera come bacino idrico di approvvigionamento. Assunse col tempo fini ludici, come la navigazione, la pesca e fu utilizzato per rappresentazioni teatrali e per le naumachie. Lo stagno in origine aveva un’isola ovale centrale, diversi padiglioni laterali e un canale navigabile. I padiglioni andarono distrutti o sostituiti dal monumento ad Alfonso VII e dal molo sopravvissuto fino ad oggi, utilizzato ancora oggi.

Oltre ai numerosi capricci paesaggistici, si trovano numerosi monumenti, perlopiù commemorativi, tra questi vi presento il più rilevante e imponente:  il MONUMENTO AD ALFONSO XII, facente parte del Estanque Grande, sopra citato.

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Voluto con un bando pubblico dalla regina Maria Cristina nel 1902. A realizzarlo fu l’architetto José Grases Riera, anche se l’intera fabbrica contò più di 40 artisti.

Si caratterizza da un colonnato semicircolare di ordine ionico, che abbraccia una statua equestre centrale del sovrano. Quest’ultima, in bronzo, si erge su un monumentale piedistallo quadrangolare riccamente decorato: alla base si notano tre gruppi scultorei (due in granito e uno in bronzo), rappresentanti la Pace, la Libertà e il Progresso, e bassorilievi in bronzo, mentre nella parte dell’alzato, tra doppie colonne angolari con capitelli corinzi bronzei, tondi ed elementi floreali ed allegorici.

Dal monumento centrale si irradiano delle scale che conducono all’Estanque Grande, e presentano quattro leoni in pietra e in basso, in corrispondenza dei loro piedistalli, in bronzo, quattro sirene.

Lungo la parte interna del colonnato sono presenti altri gruppi scultorei rappresentanti: le Scienze, l’Agricoltura, l’Industria e le Arti.

Nonostante i numerosi saccheggi e danni accumulati durante la sua tormentata storia, il Retiro conserva ancora il suo fascino e la sua magia.

Arte, storia e natura convivono armonicamente.

Tra i molteplici scorci architettonici, paesaggistici, naturali di questo bellissimo parco termina la nostra quinta e penultima tappa alla scoperta di Madrid.

Alla prossima chicos y chicas. Hasta luego!

Madrid, 22 ottobre 2021