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Tutti lo cercano ed hanno bisogno di Lui. Si dirige al cuore, sazia la fame e sete di Dio, guarisce le ferite interiori.
di frate Valentino Parente


 

 

 

V domenica del tempo ordinario – anno B – 07/02/2021
Visualizza Prima lettura (Gb 7,1-4.6-7)
Visualizza Seconda lettura (1Cor 9,16-19.22-23)
Visualizza Vangelo (Mc 1,29-39)

 

B05-LContinua, nel vangelo secondo Marco, il racconto della giornata di Gesù a Cafarnao.

Siamo alla V domenica del tempo ordinario e il racconto proposto nel vangelo è la continuazione immediata di quello che abbiamo ascoltato domenica scorsa.

Questo brano è ritenuto unanimemente come il resoconto fedele (raccolto dalla viva voce di Pietro, in casa del quale i fatti, in parte, si svolsero) di una giornata-tipo di Gesù, durante il suo primo ministero in Galilea.

Dopo la predica nella sinagoga e il gesto potente della liberazione dell’uomo dominato dal male, Gesù si reca in casa degli amici Simone e Andrea, insieme a Giacomo e Giovanni.

Forse cercava un po’ di tranquillità.

Ma non fa in tempo ad entrare in casa che subito gli parlano della suocera di Simone che è a letto con la febbre.

Senza perdere tempo Gesù si avvicina, la prende per mano e senza dire neppure una parola, la solleva, guarita.

Dice il vangelo: “la febbre la lasciò ed ella li serviva”.

La risposta della donna non è un semplice gesto di grata cortesia, ma è il servizio al Signore e ai fratelli, servizio che viene espresso in italiano con la parola diaconia.

Il verbo utilizzato e la forma all’imperfetto, indica non un gesto sporadico, occasionale, ma un atteggiamento di vita: il servizio della carità diventa il suo modo di essere.

La fece alzare”. Questo verbo, che esprime il gesto fisico con cui viene compiuta la guarigione della donna, è lo stesso verbo utilizzato per indicare la risurrezione di Gesù.

Gli autori del Nuovo Testamento hanno sfruttato questa parola passando dal significato di uso corrente (alzarsi, ergersi in piedi) al senso forte di7304_180 risuscitare.

Essendo la malattia considerata come l’anticamera della morte, possiamo intendere che Gesù la “risuscitò” dalla malattia.

Il frutto di tale “risurrezione” è il servizio ai fratelli, testimonianza di una perfetta guarigione fisica e anche di gratitudine.

Intanto si sparge la notizia delle guarigioni operate da questo maestro autorevole.

E così, gli abitanti della città, “Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati”. 

Come mai la gente aspetta il tramonto del sole, per portare a Gesù i propri ammalati?

tutto il mondo ti cercaSe torniamo al vangelo di domenica scorsa, immediatamente precedente a quello di oggi, leggiamo che Gesù entra nella sinagoga in giorno di sabato.

E tutto ciò che segue, succede in giorno di sabato.

Considerando che, secondo il calendario ebraico, il tramonto del sole segna la fine di un giorno e l’inizio di quello successivo, e ricordando che in giorno di sabato non era permesso fare alcun lavoro, ecco che la gente attende la fine del sabato, e quindi il tramonto del sole, per portare i malati a Gesù, perché dopo il tramonto iniziava un nuovo giorno.

La gente porta a Gesù una gran quantità di malati; il testo dice che “tutta la città era riunita davanti alla porta”.

Quale porta? Molto probabilmente quella della casa di Pietro, dove Gesù era ospite, ma potrebbe essere anche la porta della città, che offriva certamente più spazio.

Ma la cosa importante che viene qui sottolineata non è tanto il luogo dove la gente si raduna, ma la reazione di Gesù, il quale “Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demoni: ma non permetteva ai demoni di parlare, perché lo conoscevano”.

Gesù prende a cuore tutta quella folla, guarendo i loro ammalati.

Egli libera da tutte le forme di schiavitù.

L’ossesso liberato nella sinagoga, ma anche la suocera di Simone liberata dalla febbre e i numerosi malati guariti, ne sono l’espressione più evidente.

Gesù è uno che sa stare con la gente,pastori
uno che affascina, che attira molti dietro di sé.

Al mattino ha insegnato, è stato a casa degli amici, ha curato l’anziana donna, si è fermato a pranzo con loro, alla sera sta ancora con la folla, ma sa stare anche da solo, sa ritirarsi in preghiera per stare con il Padre suo.

Infatti “al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo solitario, e là pregava”.

È il giorno dopo il sabato. Noi oggi lo chiamiamo “domenica”, primo giorno della settimana, il giorno dell’incontro privilegiato con Dio, dopo le fatiche di sei giorni…

Così, dopo la giornata intensa del sabato, all’alba della domenica, Gesù si alza presto e si ritira in preghiera.

Quel momento era, in verità, il culmine e la fonte di tutte le sue giornate, di tutto ciò che faceva.

E possiamo allora immaginare la preghiera notturna di Gesù dopo che, per un giorno intero, aveva toccato con mano le angosce, la sofferenza e le speranze di tanta gente.

L’intimità con il Padre non era una fuga dal mondo e dalla vita per godersi finalmente un pò di tranquillità, che pure sarebbe stata ben meritata.

Mc_1_41_Elisab-640x457La solitudine e la preghiera completano il quadro del suo ministero, fanno parte della sua attività missionaria.

Nella preghiera Gesù continua il suo servizio a favore degli uomini. Li porta al Padre, li fa incontrare con Lui.

Da questo comportamento si deduce che Gesù non ritiene esaurita la sua missione perché ha insegnato, guarito, liberato, alleviate le miserie umane.

Al contrario, esso ci dice che la preghiera non è un di più, nella nostra giornata, ma parte integrante; senza di essa la nostra giornata, anche se piena di attività, rimane vuota, manca di un elemento importante, manca dell’incontro con il Padre.

Alla fuga di Gesù segue la ricerca da parte di Pietro e degli altri discepoli, i quali “si misero sulle sue tracce” e dopo averlo trovato, quasi come un v-to_fb dolce rimprovero, gli dicono: “Tutti ti cercano!”.

E trovatolo, scoprono il segreto di tanta generosità, di tanto equilibrio, di tanto amore: Gesù ruba del tempo al sonno e si mette a pregare, si alza nel cuore della notte per intessere un amorevole dialogo col Padre che gli permette di acquisire forza e compassione da donare durante la giornata.

Da parte loro i discepoli si fanno portavoce della folla: la gente lo cerca, lo vuole, ma Gesù comprende che lo cercano per i miracoli operati e rifiuta di cogliere l’occasione del grande successo di pubblico, e decide di andare in altri villaggi per continuare la sua missione di predicatore.

Altri villaggi attendono la sua predicazione; altri afflitti il suo conforto, altri sfiduciati la sua consolazione, altri malati la guarigione.

Tutti lo cercano ed hanno bisogno di Lui.
Attraverso la buona novella, Egli cerca le anime,
si dirige al cuore, sazia la fame e sete di Dio, guarisce le ferite interiori.

Tutto ciò ci dice che la preghiera non è solo culmine dell’attività, ma sorgente di attività. Sosta, riposo, ma anche punto di partenza verso nuovi itinerari.

Nola, 5 febbraio 2021

 

 

 

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