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Tra l’arte e il ricordo ci passa una giacca blu
di Martino Ariano

 

Vi è sicuramente capitato di sentire la notizia del furto di un’opera d’arte nel Museo Picasso di Parigi, da parte di una pensionata di 72 anni, scambiandola per una giacca qualsiasi (tanto da portarla anche dalla sarta per adattarla alle sue misure).

In effetti la signora tutti i torti non aveva, l’opera d’arte si presentava proprio come una banale giacca blu, appesa ad un gancio ed avente, come unica particolarità, una serie di cartoline nelle tasche.

Old Masters, è questo il titolo dell’opera in questione, dello spagnolo Oriol Vilanova.

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Tutti i giornali e le televisioni riportarono questa notizia a inizio marzo, ma nessuno si è soffermato sul valore e significato artistico che detiene tale opera.

Bisogna premettere che l’arte di Oriol Vilanova è basata sulla decontestualizzazione.

Quest’ultima prevede di estrapolare da un contesto degli oggetti, spesso di uso comune, e ricollocarli in un nuovo contesto, caricandoli così anche di un nuovo e spesso anomalo significato.

Nulla di nuovo nell’arte contemporanea, la quale si basa generalmente proprio su questa azione, che rompe completamente i legami tradizionali non solo figurativi, ma anche e soprattutto concettuali.

Ecco perché ritorna le fatidiche frasi, come “Lo sapevo fare anch’io!”. Alla quale mi verrebbe da rispondere: Perché allora non l’avete fatto anche voi?

Per questo ho pensato a tale rubrica, per guidarvi ad andare oltre all’approccio superfiale dinanzi ad un’opera d’arte.

Ma torniamo all’opera in questione, alla giacca blu e soffermiamoci su di essa.

Come può una normale giacca divenire un’opera d’arte ed essere addirittura esposta in un museo?

A renderla un’opera d’arte non è l’oggetto che la costituisce, ma il contenuto, l’intenzione, l’idea ad esso connesso, associato.

(A questa definizione è associabile gran parte dell’opere d’arte contemporanea)

Mi spiego meglio … l’artista spagnolo ha dotato la giacca di numerose cartoline illustrate, raccolte durante 15 anni e posizionate nelle varie tasche.

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Questo, insieme al fatto che possano essere toccate e sfogliate dall’osservatore, l’ha caricata di un valore emotivo.

Da giacca a opera d’arte contemporanea (dadaista e performativa) ci passa proprio quest’azione: lo sfogliare le cartoline genera automaticamente nell’osservatore/fruitore un’emozione, sia perché può toccare un’opera d’arte sia perché può curiosare e scavare nel suo contenuto, stimolando così anche una serie di riflessioni.

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Tra le riflessioni, quella più comune è connessa alla messa in discussione del ruolo delle immagini nella cultura e società attuale.

È risaputo che siamo saturi di immagini, tutto ci è consegnato e presentato sottoforma di immagine ormai.

Ed ecco che un insieme di vecchie cartoline, diviene l’oggetto di desiderio, di curiosità e il poterle toccare e sfogliare diviene un gesto quasi sacro, carico di nostalgia, di emozioni, di ricordi. Un gesto quasi anacronistico, che si scontra con l’egemonia digitale.

Da un oggetto qualsiasi scaturisce una potente, per niente banale, polivalenza concettuale.

Vi lascio con alcune riflessioni:

  1. Quanti di voi conservano cimeli, oggetti, come delle cartoline, o capi di abbigliamento, solo perché carichi di un ricordo o connessi ad un evento o ad una persona?
  2. Mi sapreste spiegare perché i mercatini delle pulci, e in generale tutto il mondo “vintage”, dalla moda all’arredamento, ha un forte potere attrattivo su noi e soprattutto sulle nuove generazioni, immerse completamente, dalla nascita, nel mondo digitale?
  3. Perché amiamo annusare, toccare, curiosare tra i libri, gli oggetti o addirittura nelle case d’epoca, dei nostri genitori o nonni?

Ci avete mai pensato?

Le risposte a tali riflessioni, vi faranno capire in parte il motivo e il valore artistico di quest’opera: un oggetto contemporaneo può essere mezzo di valori e ricordi del passato.

Madrid, 7 aprile 2023