sab 27 NOVEMBRE 2021 ore 03.59
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Rapporto ISTAT sulla Economia Illegale
di Tina Pollice

L’Economia illegale e sommersa, in Italia, vale 203 miliardi di euro. E’ quanto emerge dall’ultimo rapporto ISTAT (Istituto di Statistica) datato 2019,  antecedente la pandemia.

203 miliardi di euro pari all’11,3% del Pil e che rispetto all’anno 2018  si riduce di oltre 5 miliardi (-2,6%) confermando la tendenza della diminuizione in atto dal 2014.

Il ridimensionamento dell’economia sommersa è dovuto principalmente all’andamento della sotto-dichiarazione la cui incidenza, dopo una crescita nel periodo 2011-2014 (0,4%, dal 6,3% al 6,7%), si è ridotta dal 6,7% del 2014 al 5,6% del 2019.

Una dinamica simile, sebbene meno marcata, si verifica per il valore aggiunto da lavoro irregolare. Nel 2019 la sua quota si riduce di 0,7 punti percentuali rispetto al 2014, quando era del 5,5%.

Non c’è freno nell’illegalità dove i consumi finali di beni e servizi sono pari a 22 miliardi, in aumento di 0,4 miliardi rispetto al 2018.

Sappiamo bene che, in Italia, l’evasione fiscale sottrae all’erario una quantità elevata di gettito, ma, il gettito mancato non è l’unica conseguenza dei comportamenti irregolari nei confronti del fisco.

Chi evade riesce a offrire beni o servizi a un prezzo più basso rispetto ai concorrenti onesti; la connessa distorsione altera l’allocazione dei fattori della produzione, con conseguenze negative sull’efficienza, sulla produttività e sulla crescita.

L’evasione si traduce in un inasprimento dei tributi per le aziende in regola, ostacolandone la competitività relativa; analogamente, l’aumento della pressione fiscale in capo ai contribuenti che adempiono correttamente agli obblighi fiscali pone un problema di equo trattamento dei cittadini, a maggior ragione se l’effetto delle dichiarazioni infedeli si estende oltre il campo strettamente fiscale, per esempio alle agevolazioni o ai servizi sociali previsti per i meno abbienti.

L’evasione fiscale incide sia sull’efficienza che sull’equità ostacolando il regolare funzionamento del mercato e alterando i meccanismi redistributivi.

Da sempre, tra tutti i governi succedutosi, e, fra tutte le forze politiche, vi è ampio consenso sulla necessità di prendere misure efficaci per contrastarla,  ma, a quando una seria volontà di risolvere tale gravissimo problema? Risposta ardua da immaginare nel nostro Paese.

Napoli, 19 ottobre 2021