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“Questo povero grida e il Signore lo ascolta”. 18 novembre 2018 II Giornata mondiale dei Poveri

di Martina Tafuro

 “In Italia il numero dei poveri assoluti
(cioè le persone che non riescono a raggiungere uno
standard di vita dignitoso) continua ad aumentare,
passando da 4 milioni 700mila del 2016 a 5 milioni 58mila del 2017,
nonostante i timidi segnali di ripresa sul fronte economico e occupazionale.
Dagli anni pre-crisi ad oggi il numero di poveri è aumentato del 182%,
un dato che dà il senso dello stravolgimento avvenuto
per effetto della recessione economica”.
Rapporto Caritas 2018

Si celebrerà domenica 18 novembre 2018 la seconda Giornata mondiale dei Poveri, istituita da papa Francesco al termine del Giubileo della Misericordia nel 2016.

La seconda edizione di questa Giornata ha per titolo “Questo povero grida e il Signore lo ascolta”.

Nel Messaggio del Papa per questa Giornata saltano subito agli occhi tre verbi, che caratterizzano l’atteggiamento del povero e il suo rapporto con Dio: gridare, rispondere, liberare.

Nel Messaggio papa Francesco ci ricorda che: “…in questa Giornata Mondiale siamo invitati a dare concretezza alle parole del Salmo: “I poveri mangeranno e saranno saziati”. Sappiamo che nel tempio di Gerusalemme, dopo il rito del sacrificio, avveniva il banchetto. In molte Diocesi, questa è stata un’esperienza che, lo scorso anno, ha arricchito la celebrazione della prima Giornata Mondiale dei Poveri. Molti hanno trovato il calore di una casa, la gioia di un pasto festivo e la solidarietà di quanti hanno voluto condividere la mensa in maniera semplice e fraterna. Vorrei che anche quest’anno e in avvenire questa Giornata fosse celebrata all’insegna della gioia per la ritrovata capacità di stare insieme. Pregare insieme in comunità e condividere il pasto nel giorno della domenica. Un’esperienza che ci riporta alla prima comunità cristiana, che l’evangelista Luca descrive in tutta la sua originalità e semplicità:”Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. […] Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno”.

La Caritas è da sempre accanto alle esigenze dei poveri e tra le varie iniziative messe in campo vi è annualmente la presentazione di un Rapporto sulla povertà.

Il Rapporto 2018 su povertà e politiche di contrasto ha per titolo “Povertà in attesa”.

La pubblicazione del Rapporto 2018 si compone di due parti, il diciassettesimo Rapporto sulla povertà e il quinto Rapporto sulle politiche di contrasto.

In particolare il rapporto analizza il tema della povertà educativa, fenomeno ereditario nel nostro Paese, forte fattore di trasmissione di povertà economica, presente nelle generazioni.

I dati raccolti confermano la forte correlazione tra livelli di istruzione e povertà economica, documentando altresì una correlazione tra livelli di istruzione e cronicità della povertà.

Persiste quel zoccolo duro di disagio che ha tutta la caratteristica della parte della società ante crisi economica 2007-2008, solo che oggi il fenomeno ha investito molti più soggetti.

Per strada, vive accanto a noi, una moltitudine di poveri in attesa, che non sembra trovare risposte e le cui storie si connotano per un’ allarmante cronicizzazione e multidimensionalità dei bisogni.

Dal Rapporto si evince che nel corso del 2017 i volti incontrati dalla rete Caritas sono stati 197.332, attraverso 1.982 Centri di ascolto allocati in 185 diocesi. Delle persone incontrate il 42,2% è di cittadinanza italiana, il 57,8% straniera. Nel Settentrione e nel Centro prevalgono gli stranieri mentre nel Mezzogiorno le storie intercettate sono in maggioranza di italiani.

Le maggiori caratteristiche che il Rapporto evidenzia e che ci rimandano l’identikit del fruitore dei Centri Caritas  sono:

  • rottura dei legami familiari come fattore scatenante nell’entrata in stato di povertà e di bisogno;
  • stabilità dei lavoratori con un basso livello di reddito, divisi tra salari da fame e contratti a intermittenza, working poor;
  • incremento delle persone senza dimora e delle storie connotate da un minor capitale relazionale, le cosiddette famiglie uni-personali;
  • aumento dei giovani compresi nella fascia d’età 18-34 anni;
  • diminuzione della componente femminile;
  • incremento dell’irregolarità tra gli stranieri;
  • decremento del numero di nuovi utenti;
  • crescita di soggetti di sesso maschile originaria del continente africano;
  • incremento ulteriore di analfabeti/senza titolo, da 6,6 a 7,2%.

Napoli, 14 novembre 2018