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Pubblicata la classifica Censis delle Università italiane  2018/2019

di Martina Tafuro

Il Censis, Centro Studi Investimenti Sociali, importante istituto di ricerca socio-economica, ha pubblicato l’ultimo rapporto annuale sullo stato delle università italiane.

La classifica annuale degli atenei statali e non statali è redatta in base all’analisi delle strutture disponibili, dei servizi erogati, del livello di internazionalizzazione e sulla capacità di comunicazione 2.0.

Sono, inoltre, disponibili anche le classifiche della didattica delle lauree triennali, dei corsi a ciclo unico e delle lauree magistrali biennali secondo la progressione di carriera degli studenti e i rapporti internazionali

Complessivamente si tratta di 63 classifiche, che possono essere da supporto per individuare con consapevolezza il percorso di formazione migliore.

Per il terzo anno consecutivo, l’anno accademico 2016-2017 ha registrato una ripresa delle immatricolazioni (+5,2% rispetto all’anno accademico precedente) e una rinnovata attrattività dell’istruzione universitaria, scelta da oltre il 47% dei 19enni italiani. Sono i gruppi disciplinari economico-statistico e ingegneria a registrare le più alte quote di immatricolati (rispettivamente, il 14,5% e il 14,1%).

Sul fronte dell’offerta, la dimensione internazionale acquisisce un peso sempre più consistente. Nell’ultimo anno accademico, più di 44.000 iscritti (quasi il 4% del totale) sono stati in mobilità e più del 23% di loro lo ha fatto attraverso programmi di mobilità internazionale diversi da Erasmus+, attivati grazie alla cooperazione internazionale dei singoli atenei. Questi ultimi, da parte loro, hanno ospitato oltre 29.000 studenti stranieri in mobilità.

I mega atenei statali, con oltre 40.000 iscritti
Tra i mega atenei statali  mantiene la prima posizione in graduatoria l’Università di Bologna, con un punteggio complessivo pari a 91,2. Segue, come l’anno precedente, l’Università di Firenze (86,0) a pari merito con l’Università di Padova e con l’Università di Roma La Sapienza.
Come lo scorso anno, ultima in classifica tra i mega atenei statali è l’Università di Napoli Federico II.

I grandi atenei statali, da 20.000 a 40.000 iscritti
L’Università di Perugia continua a guidare la classifica dei grandi atenei statali con un punteggio complessivo pari a 93,8. Con 92,0 scala troviamo l’Università della Calabria. Conferma la terza posizione in graduatoria l’Università di Parma con un punteggio pari a 90,6. Scivola al quarto posto,  l’Università di Pavia, con un punteggio complessivo di 87,8. New entry tra i grandi atenei statali è l’Università di Palermo, non più classificabile come mega ateneo a seguito della contrazione del numero di iscritti, occupando la settima pozione.
In ultima posizione, l’Università della Campania Luigi Vanvitelli con 74,2 punti, nonostante il sensibile incremento di 12 punti registrato per le strutture per gli studenti.

 I medi atenei statali, da 10.000 a 20.000 iscritti
L’Università di Siena è in testa alla graduatoria dei medi atenei statali, con un punteggio totale di 99,0. Guadagna la seconda posizione l’Università di Sassari, con un punteggio di 98,0, sorpassando l’Università di Trento (96,8). Quest’ultima guadagna punti per borse e altri interventi in favore degli studenti e internazionalizzazione, ma retrocede per gli altri indicatori. Stabile al quarto posto è l’Università di Trieste (91,0), seguita dall’Università Politecnica delle Marche (88,4). New entry tra i medi atenei statali, per effetto dell’incremento di studenti iscritti, è l’Università di Macerata, che si colloca in ottava posizione (84,6).
Rispettivamente all’ultimo e al penultimo posto ci sono le Università di Napoli L’Orientale e Parthenope.

I piccoli atenei statali, fino a 10.000 iscritti
Nella classifica dei piccoli atenei statali primeggia l’Università di Camerino, con un punteggio complessivo di 91,4, cui segue l’Università di Foggia, che totalizza 87,6 punti. L’Università di Cassino sale dal quinto al terzo posto, continuando l’ascesa della graduatoria iniziata lo scorso anno.
L’ultima posizione è occupata dall’Università del Sannio.

I Politecnici
Stabile la speciale classifica dei Politecnici, guidata dal Politecnico di Milano (91,2), seguito dallo Iuav di Venezia (89,0), secondo posizionato, e dai Politecnici di Torino e di Bari, rispettivamente terzo e quarto.

 La classifica internazionale

lIn campo internazionale, nei primi giorni di giugno è stata pubblicata la quindicesima edizione del QS World University Rankings, da QS Quacquarelli Symonds, società globale di consulenza specializzata nell’analisi del settore universitario.

La classifica 2018-2019 conferma il Massachusetts Institute of Technology (MIT) la migliore università al mondo per il settimo anno consecutivo, superando Harvard, che ha detenuto questo ambito titolo per sei edizioni. Gli Stati Uniti mantengono le prime quattro posizioni che restano invariate rispetto alla scorsa edizione, mentre per la prima volta, Oxford (5^) supera Cambrigde (6^) e conquista il primato Europeo. ETH Zurich (7°) ottiene il proprio miglior posizionamento nella storia del ranking.

Dove si posizionano le università italiane? 

Tra le trenta università Italiane incluse nella classifica, 21 guadagnano terreno e nove lo perdono. Il Politecnico di Milano scala quattordici posizioni e raggiunge il 156°posto, riconfermandosi la migliore università Italiana per il quarto anno consecutivo e ottenendo il proprio più alto posizionamento nei quindici anni dalla creazione del ranking.  L’argento italiano va alla Scuola Superiore Sant’Anna Pisa (167^), che balza in avanti di venticinque posizioni; Sul podio anche la Scuola Normale Superiore di Pisa che ne guadagna diciassette, piazzandosi al 175° posto. Anche l’Università degli Studi di Bologna sale di otto posizioni, e si classifica 180^. Nella fascia Top 600, l’università italiana che cresce più significativamente rispetto allo scorso anno é l’ Università degli Studi di Padova (249^), che con un salto di 47 posizioni, è tra migliori 250 al mondo. Questa ascesa é ascrivibile al progresso ottenuto in quattro dei sei indicatori che compongono il ranking. Una nota particolare merita il Politecnico di Torino (387°), che perde ottanta posizioni per un declino in cinque dei sei indicatori. In realtà, la discesa é stata in gran parte determinata dall’avere incluso per la prima volta, nel conto del personale docente, gli Assegnisti di Ricerca, adeguandosi alla definizione di QS del “full-time equivalent staff”. Questo ha comportato un incremento del 67% della faculty, che ha determinato la perdita di 162 posizioni nell’indicatore “Citation per Faculty”. In sostanza, il Politecnico di Torino é un’eccellenza italiana, che quest’anno é rappresentata accuratamente in questa classifica, secondo i criteri e le definizioni che la determinano.

Napoli, 4 luglio 2018