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PNRR. La Pa deve decuplicare la spesa di fondi europei
Redazione

L’attuazione del Pnrr richiede alla Pa di moltiplicare per dieci la propria abituale capacità di spesa dei fondi europei. Si tratta di passare da 3 a 30 miliardi all’anno.

Il dato chiave contenuto nell’Annual Report presentato  da Fpa ha il pregio di sintetizzare in modo efficace i termini della sfida.

All’appuntamento con la «ripresa» e la «resilienza» gli uffici pubblici italiani arrivano dopo aver toccato il minimo storico di personale impiegato.

Al 1° gennaio 2021 il saldo segna 36mila unità in meno rispetto all’anno prima, con un risultato che sfonda al ribasso quota 3,2 milioni. Il tutto mentre la corsa accelerata da Quota 100 allarga le schiere dei pensionati pubblici: con un rapporto di 94 pensioni ogni 100 dipendenti attivi.

Numeri come questi spiegano bene la graduatoria delle priorità che ha guidato il ministro per la Pa Renato Brunetta: graduatoria dominata da due voci: assunzioni, e formazione.

Perché anche nella formazione, vitale per un organico invecchiato e spesso demotivato, l’analisi dell’Annual Report ribadisce un quadro desolante: gli enti pubblici centrali e locali spendono in questo campo 164 milioni all’anno, cioè il 40% in meno rispetto a 10 anni fa. In termini medi significa 1,2 giorni di formazione all’anno: solo per il 5% dedicati alle competenze digitali. Nasce da qui il progetto «Pa 110 e lode» lanciato qualche settimana fa da Palazzo Vidoni per incentivare le lauree dei dipendenti pubblici.

Alla Sapienza, che quest’anno fa da apripista nelle intese fra ministero e atenei a regime dal 2022-2023, in meno di un mese sono arrivate 2mila domande di iscrizione. «È in atto un’opera di rigenerazione delle amministrazioni – afferma Carlo Mochi Sismondi, presidente di Fpa ( Forum Pubblica Amministrazione) – ma, ora serve anche una riforma della dirigenza».

Napoli, 29/01/2022