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Per la prima volta fotografato un buco nero
di redazione

Per la prima volta è stato fotografato un buco nero.

Al risultato, del progetto internazionale Event Horizon Telescope (Eht), l’Italia ha partecipato con Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn).

I buchi neri non emettono luce in nessuna parte dello spettro elettromagnetico, ma, gli astronomi sanno per certo che esistono grazie anche alla teoria della relatività generale, secondo cui si tratta di una regione dello spaziotempo con un campo gravitazionale così intenso che nulla al suo interno può sfuggire verso l’esterno, neanche la luce. In altre parole, la velocità di fuga da un buco nero dovrebbe essere superiore a quella della luce, ma quest’ultima per noi è un limite insuperabile. Per questo nessuna particella di materia né alcun tipo di energia può allontanarsi da questi mostri cosmici. Nei buchi neri supermassicci che si trovano al centro delle galassie, la materia che viene attratta si riscalda e, cadendo nel buco nero, emette luce, parte della quale è osservabile con i radiotelescopi. In queste condizioni fisiche, infatti, è possibile rivelare la cosiddetta zona ‘in ombra’, ossia quella regione di ‘assenza di luce’ e che è tale in quanto la luce al suo interno viene assorbita dall’orizzonte degli eventi”, ha affermato Renzolla direttore dell’Istituto di Fisica Teorica di Francoforte e membro del comitato scientifico della collaborazione Eht (Event Horizon Telescope) riferendosi al confine che separa un buco nero dallo spazio che lo circonda. E’ un confine matematico dove la forza di gravità è così forte che nulla riesce a sfuggire, nemmeno la luce. “Con i telescopi di Eht si è raggiunto una risoluzione sufficiente per guardare su una scala dell’orizzonte degli eventi”. “Dall’interno di questa superficie – ha spiegato Rezzolla – nessuna informazione può essere scambiata con l’esterno. Per questo motivo i buchi neri sono importanti in fisica: il loro orizzonte degli eventi è infatti un limite invalicabile alla nostra capacità di esplorare l’universo”. Dal momento che l’orizzonte degli eventi assorbe tutta la luce, ha proseguito, “per definizione un orizzonte degli eventi non può essere visto direttamente. Tuttavia è possibile predire teoricamente come apparirebbe la regione di plasma che gli è molto prossima. Questo è quello che è stato fatto e l’ottimo raccordo tra teoria e osservazioni ci ha convinto che questo è un buco nero come predetto da Einstein”. Il progetto ha esaminato due buchi neri supermassicci: quello al centro della nostra galassia, la Via Lattea, e quello al centro della galassia M87.

Napoli, 11 aprile 2019