mar 21 MAGGIO 2019 ore 12.11
Home Cultura Partecipata, unita, accogliente. L’Europa che spero che sia.

Partecipata unita accogliente. L’Europa che spero che sia.

 di Martina Tafuro

 Europa, era la figlia di Agenore re di Tiro,

città fenicia nell’area del mediterraneo mediorientale.

Zeus, innamoratosi di questa, decise di rapirla

e si trasformò in uno splendido toro bianco.

Mentre coglieva i fiori in riva al mare,

Europa vide il toro che le si avvicinava.

Era un pò spaventata ma il toro si sdraiò

ai suoi piedi ed Europa si tranquillizzò.

Vedendo che si lasciava accarezzare Europa

salì sulla groppa del toro che si gettò in mare

e la condusse velocemente fino a Creta.

Zeus si ritrasformò in dio e le rivelò il suo amore.

Ebbero tre figli: Minosse, Sarpedonte e Radamanto.

Minosse divenne re di Creta e diede vita alla civiltà cretese,

culla della civiltà europea. Il nome Europa, da quel momento,

indicò le terre poste a nord del Mar Mediterraneo.

 

“L’Europa deve contribuire a realizzare un mondo migliore e questo lo possiamo fare se partiamo dalle piccole cose di ogni giorno, dai temi che interessano la gente. Pensiamo alla solidarietà, da investire a favore degli ultimi, dei poveri, dei deboli, sia in Europa che nel mondo”. Reinhard Marx

Tra il 23 e il 26 maggio 2019, circa 400 milioni di europei si recheranno alle urne per eleggere i loro rappresentanti a Strasburgo (vedi: Elezioni europee 2019 – Istruzioni per l’uso).

Con una serie di articoli, provo a cercare di fornire quante più notizie sulla mia Europa.

Come prima cosa, voglio interrogare me stessa su cosa voglia dire essere cittadina europea.

Sono trascorsi ventisette anni dall’istituzione della cittadinanza dell’Unione, con il trattato di Maastricht.

Il Parlamento e il Consiglio Europeo si sono prefissati, sin dalla loro istituzione, l’obbiettivo di rafforzare la consapevolezza e la conoscenza dei diritti e delle responsabilità connessi alla cittadinanza dell’Unione, così da permettere ai cittadini di esercitare pienamente i propri diritti, con particolare riferimento al diritto di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati Membri.

Bella cosa!

Dopo aver verificato sul campo la mia europeità, attraverso il programma Erasmus, mi domando se voglio essere inquilina o cittadina della mia Europa

Sicuramente, la mia appartenenza emotiva all’Europa passa attraverso identità essenziali e identificative veicolate dal mio essere nolana.

Non sfuggo certo all’incessante domanda e con orgoglio posso affermare che a farmi sentire europea è il fatto di essere parte viva e vivificante della storia politica del pensiero democratico, poiché ogni mia opinione è rispettata e garantita. Non nego che la cittadinanza europea, come sentimento, non esiste ancora e va costruita. Il concetto dell’essere cittadino è articolato e complesso, figurarsi per la cittadinanza europea che è qualcosa di aleatorio. Facciamo fatica a definirci europei, ci attacchiamo alla nostra identità italiana in opposizione a quella francese, tanto per citarne una.

Ecco il guaio, cerco di costruire la mia cittadinanza e dunque la coscienza di un’identità europea in negativo e non coltivo, invece, le affinità.

Invece, vi dico che Martina Tafuro ha collaudato sul campo il vivere insieme nella diversità, nell’Europa plurale di oggi, dove mi è stato possibile tracciare una via di integrazione fondata sulla ricerca equilibrata di pluralismo e coesione civile.

C’è bisogno di mettere sul piatto della bilancia tutte le energie per realizzare una nuova etica pubblica, attraverso l’ educazione, l’identità, la cittadinanza, la laicità, l’ambiente.

Il rispetto reciproco deve essere posto alla base del vivere insieme, ecco la sfida a cui è chiamata l’ etica pubblica, in questo tempo di perdita di ruolo della politica, della famiglia, della scuola e della chiesa stessa.

Come in un corto circuito, si è interrotta la trasmissione dei valori, dei saperi e della partecipazione, che si tramandavano da una generazione all’altra, lasciando campo libero all’influsso di nuovi modelli di riferimento più seducenti e più adattabili alle esigenze della società liquida.

In nome dell’individualismo abbiamo mummificato la cultura dei legami e il vincolo di solidarietà, che erano stati al centro della vecchia paideia greca che nel quinto secolo avanti Cristo significava allevamento e cura dei fanciulli, sinonimo di cultura e di educazione mediante la cultura.

Nel mondo classico greco lo spirito di cittadinanza e di appartenenza costituivano un elemento fondamentale alla base dell’ordinamento politico- giuridico delle città. L’identità dell’individuo era inglobata dalle norme e dai valori caratterizzanti l’identità del popolo stesso.

Gustav Mahler ha detto:“Tradizione non è adorazione della cenere ma custodia del fuoco”. Custodiamo con cura il fuoco, come colui che ha a cuore la comunità per proteggerla e tramandarne la conoscenza accumulata.

Napoli, 23 aprile 2019