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“Lunga Vita a Nemo!”. Uno Studio della Scuola Normale e del Leibniz Institute ha rivelato le bassi genetiche della longevità dei Pesci Pagliaccio.

di Simone Ottaiano

I coloratissimi Amphiprion ocellaris possono vivere in acquario per oltre venti anni. Il sequenziamento del genoma ha indicato come il segreto della loro lunga vita risieda nei mitocondri e nei lisosomi. La ricerca, che ha visto collaborare anche la Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, pubblicata sulla rivista BMC Evolutionary Biology.

Il pesce pagliaccio, divenuto in questi anni celebre con il personaggio di Nemo in alcuni film della Disney, è tra gli animali più longevi che si possano studiare per comprendere i meccanismi dell’invecchiamento. Questo il risultato dello studio di un gruppo di ricercatori guidati da Alessandro Cellerino, professore di Fisiologia della Scuola Normale di Pisa, in collaborazione con il Leibniz Institut on Aging di Jena, al quale hanno preso parte vari istituti di ricerca tra cui la Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli (con Mirko Mutalipassi). Il lavoro è stato pubblicato dalla rivista BMC Evolutionary Biology.

Distribuendo un questionario a tutti gli acquari pubblici in Europa, i ricercatori avevano scoperto che gli esemplari più vecchi dei pesci pagliaccio (Amphiprion ocellaris) presenti nelle vasche avevano oltre vent’anni. A questa età erano ancora in grado di riprodursi regolarmente, suggerendo che fossero ancora lontani dal termine naturale della loro vita. Proprio come avviene in natura, dove questi animali vivono in simbiosi con diverse specie di anemone che possiedono tentacoli urticanti ai quali i pesci pagliaccio sono immuni e che li proteggono dai predatori.

A questo punto i ricercatori hanno voluto identificare le basi genetiche della loro maggiore durata di vita. Per farlo, hanno sequenziato parte del genoma dei pesci pagliaccio e lo hanno confrontato con una specie ad essi molto affine, ma che non ha sviluppato simbiosi con gli anemoni di mare: il pesce Chromis viridis (comunemente detto “castagnola” o “damigella”). Comparando le sequenze delle due specie è emerso che le proteine contenute nel mitocondrio (l’organello all’interno della cellula che produce energia) e nel lisosoma (l’organello che si occupa di distruggere le componenti danneggiate della cellula) si sono modificate in maniera significativa durante l’evoluzione dei pesci pagliaccio.

Questa scoperta ha importanti implicazioni pratiche. I Matusalemme del mondo animale noti sinora sono i pipistrelli, l’eterocefalo glabro (un roditore che vive sottoterra), gli elefanti e le balene, lo studio dei quali è impossibile o comunque molto complesso. Per contro, i pesci pagliaccio sono di piccole dimensioni (8 cm circa), sono tra i pesci marini più semplici da mantenere in acquario e vengono riprodotti regolarmente in cattività per rifornire il mercato degli appassionati. Essi rappresentano dunque il primo modello animale di longevità che può essere facilmente mantenuto ed osservato in laboratorio.

Lo studio apre la strada ad un approccio completamente nuovo per identificare i meccanismi attraverso i quali il genoma determina la longevità.

Pisa, 18 aprile 2019