sab 28 MAGGIO 2022 ore 11.51
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Non diversi da loro

di Giulia Di Nola

Così, dopo circa 2015 anni, il Natale ritorna tra brevi e fittizie emozioni.

Da qualche decennio, la Ricorrenza ha assunto i caratteri pagani di una sagra consumistica all’insegna, cioè, della superficialità e di un raggelante materialismo. A testimonianza del fatto che il Natale sia stato impoverito e ridotto a un pulviscolo di fugaci sensazioni, è evidente il sovraccarico di cervellotiche immagini propinateci dai media con abbondante anticipo che naviga sghembo per le nostre coscienze come fosse un coacervo di elettroni sbizzarriti.
Anestetizzati e assuefatti a una tale tirannia ci siamo convinti, quindi, che la vera spiritualità natalizia si concretizzi nella ricerca frenetica di questo o quell’oggetto, questo o quel regalo, questo o quell’acquisto dando vita, in tal modo, a un moltiplicarsi dell’Evento che ne ha rimosso, insomma, l’unicità e l’autenticità.
Dov’è finita l’attesa e dove lo stupore e la magia del Natale? In un festival frastornante di luci, suoni, vetrine allestite da opulente chiassosità, in strade pacchiane che pullulano di attrazioni seducenti: tutto è un girare attorno all’essenziale.
Ma noi, noi che ci professiamo cristiani, sappiamo, ma abbiamo dimenticato, che il Natale non è questo, o meglio, non è solo questo. Allora di cosa vogliamo parlare?
E’ necessario, in questo presente sfuggevole, rientrare in noi stessi e, attraverso un’opera di riflessione fenomenologica, ripartire, a mio avviso, dalla semantica della parola: Natale è Nascita.
Se nel nostro linguaggio corrente facessimo uso del termine Nascita tutta la frivolezza, associata finora al Natale, forse sparirebbe e la nostra attenzione si focalizzerebbe sull’essenziale, vale a dire sulla Natività.
La laicizzazione, l’anti-cristianesimo della cultura italiana – di cui sempre più spesso si sente parlare e che avvertiamo ipocritamente come una minaccia, un mettere a repentaglio le tradizioni cristiane – sono la dimostrazione e la conseguenza di un deplorevole imbarbarimento socio-politico.
Questo, però, non ci dovrebbe scandalizzare più di tanto in quanto il processo di con-fusione, di cui sopra, di demolizione e “mondanizzazione” del significato originario del Natale, era già iniziato qualche tempo più addietro partendo proprio da noi cristiani che ci siamo posti sulla medesima scia, se non peggiore, dei T. di Geova.
Allora? Allora: una Buona Nascita a tutti.

Napoli, 15 dicembre 2015