dome 15 SETTEMBRE 2019 ore 17.29
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Napoli: un misto di culto, religione e scienza.

di Stefania Di Martino

Lo sapevate che l’aspirina, uno tra i farmaci più famosi del mondo per il suo potente rimedio al mal di testa, deve il suo nome ad una leggenda napoletana?

Sì, proprio a Napoli dove – ormai è risaputo – vi sono una miriade di culti che si mescolano con la religione e la scienza.

Prima di approfondire quello che è il legame tra l’aspirina e la città di Partenope, è necessario dire che se da un lato il santo patrono “ufficiale” di Napoli è san Gennaro dall’altro lato è anche vero che Napoli consta di circa 52 santi protettori (sì, ben 52!) tra i quali vi è sant’Aspreno, che risulta essere il secondo santo patrono, in termini di “importanza” (dopo appunto san Gennaro).

Secondo la leggenda, che si narra tra i vicoli della città partenopea, sant’Aspreno ha trascorso la sua umile vita a Napoli, durante il periodo che va periodo dalla fine del primo all’inizio del secondo secolo d.C., e che è stato il primo vescovo della chiesa di Napoli.

Inoltre, la leggenda narra che san Pietro, durante un suo viaggio, promise a sant’Aspreno (all’epoca molto malato) che lo avrebbe guarito se si fosse convertito al cristianesimo.

E così fu, Aspreno si convertì e san Pietro – con l’ausilio di un bastone (attualmente conservato presso il Museo del Tesoro di san Gennaro) – lo guarì, permettendogli quindi di restare a capo della chiesa di Napoli per circa 23 anni, dove divenne un punto di riferimento per i tantissimi fedeli che popolavano gli antichi quartieri napoletani.

Dunque ancor prima che venisse sintetizzato un medicinale capace di guarire chiunque soffrisse di emicrania, la tradizione voleva che i napoletani si affidassero alle cure di sant’Aspreno, inserendo il proprio capo nel foro (con le reliquie del santo) situato sulla base dell’altare rupestre dell’antica chiesa, attualmente inglobata nel Palazzo della Borsa.

Si pensa, da sempre, che i fedeli riuscissero a guarire dall’emicrania grazie all’aiuto del santo il quale non solo fu decapitato per la sua fede ma aveva anche un modo bizzarro di fare penitenza. Infatti il suo modo di fare penitenza consisteva nel mettere una pietra sulla propria testa.

Nel 1920, il proprietario della casa farmaceutica, Roche venne a Napoli dove ascoltò la storia di sant’Aspreno che guarisce dal mal di testa e decide di dare all’acido acetilsalicilico il nome “Aspirina”, in memoria di sant’Aspreno.

Napoli, 22 agosto 2019