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Milano chiama…Napoli risponde….!
di Carlo Gimmelli

Nel campionato più spezzatino di sempre monopolizzato dal colosso di argilla DAZN con partite giornaliere, anticipi e posticipi folli, e, un calendario sempre più ingolfato tra campionato, coppe e coppette, spunta un romantico rendez vous yuppie tra Napoli e Milan che nella seconda metà degli anni ’80 dominarono alternativamente Italia ed Europa.

Era il calcio ancora romantico di Maradona e Gullit, Careca e Van Basten, Bruscolotti e Baresi, i calciatori erano ancora bandiere che si identificavano in una città, la pay tv non esisteva, gli stadi erano pieni le società campavano (bene) solo di incassi al botteghino, plusvalenze reali di calciomercato e pochi sponsor.

Per vedere le sintesi delle partite (oggi Highlights), dopo averle ascoltate alla radio, occorreva attendere le 18.30 la liturgia domenicale di Novantesimo minuto i cui inviati sono storia e leggenda della TV, Giorgio Bubba da Genova, Tonino Carino da Ascoli, Marcello Giannini da Firenze, Cesare Castellotti da Torino, Franco Strippoli da Bari, Ferruccio Gard da Verona, Giampiero Galeazzi da Roma ma soprattutto Gianni Vasino da Milano e Luigi Necco da Napoli che improvvisavano goliardici sfottò nel commentare le sfide a distanza tra le due squadre.

Era il calcio sostenibile che, pur imperfetto, aveva visto squadre di provincia come il Verona (1985) e la Sampdoria (1991) vincere uno scudetto meritato interrompendo periodicamente il monopolio delle grandi società.

Ma soprattutto furono gli anni di un Napoli stellare che Ferlaino, il patron , di fatto senza grandi gruppi politici o economici alle spalle, riuscì ad allestire con abilità e fortuna, sfruttando una serie di circostanze irripetibili e costruendo intorno all’astro Maradona una squadra quasi imbattibile che, forse, avrebbe potuto e dovuto vincere molto di più.

Berlusconi e Ferlaino quindi, per cinque anni si contesero scudetti e coppe, infiammando le due Italie che si contrapponevano sportivamente (nessuno dimentica l’applauso dei novantamila del San Paolo quando il 1 maggio 1988, il Milan di Gullit sconfisse un Napoli cotto e gli soffiò uno scudetto già vinto).

Due presidenti diversissimi in tutto a partire dal carattere: Berlusconi, gran comunicatore e istrionico re della TV commerciale, da poco affacciato sul teatro calcistico, aveva rilevato un malmesso Milan e, con una enorme disponibilità economica, importanti entrature politiche, aveva preso i migliori calciatori sul mercato ed affidato la guida tecnica ad un anonimo allenatore romagnolo di provincia con idee rivoluzionarie e teorico del calcio totale: Arrigo Sacchi, dandogli in dote anche un futuristico centro medico-sportivo a Milanello.

Ferlaino, riservato e taciturno ingegnere di origini calabresi, costruttore edile, arricchitosi con l’arrembaggio urbanistico della Napoli anni’60 e ’70, aveva rilevato con astuzia le quote dell’ex presidente defunto Corcione e in seguito dell’ex padrino, il Comandante Achille Lauro e dal 1969 era al vertice con risultati sportivi spesso deludenti tanto da costringerlo in due occasioni a mollare temporaneamente la presidenza per placare le ire dei tifosi.

La sua fortuna, e quella della Napoli, fu l’incredibile arrivo di Maradona, in fuga da Barcellona, grazie alla pazienza di Antonio Juliano e alla mediazione politica del potente leader DC Enzo Scotti che convinse il Banco di Napoli a garantire la montagna di soldi (13 miliardi dell’epoca oltre allo stipendio del calciatore) necessaria per l’operazione.

Nel primo campionato post covid in cui gli stadi hanno parzialmente riaperto ai tifosi, le sliding doors del calcio dopo 30 anni hanno riproposto un inatteso duello al vertice che sta accendendo piacevoli ricordi nelle due tifoserie dopo il lungo dominio della Juventus, oggi in profonda crisi di risultati e di gioco e con una sanguinosa voragine di bilancio mentre le altre grandi sorelle arrancano con risultati altalenanti.

Il Milan post Berlusconi dopo la fallimentare esperienza cinese è nelle mani del fondo americano Elliot che, lo ha di fatto salvato dal fallimento, investendo circa 700 milioni di euro e risanando un bilancio fallimentare con un rigido piano di contenimento costi e affidandosi, per la parte sportiva, a Paolo Maldini, uno dei reduci del Milan di Sacchi.

Il Napoli, società economicamente già solida, si è affidata al nuovo komandante “Spallettone” (copiright Mourinho) che in settimana ha liquidato la pratica Bologna (3 -0) e ha riagganciato in vetta o i Lombardi, vantando un collettivo che esprime un gran gioco con il vantaggio della migliore difesa in Europa (3 reti subite in 10 gare) mentre in attacco il furioso Osimhen (media reti da record) si contrappone al vecchio leone milanista Ibrahimovic.

Milano chiama…Napoli risponde…!

Napoli, 30 ottobre 2021

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