mer 22 MAGGIO 2024 ore 21.34
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Lo scudetto sospeso

La Salernitana “rovina” la festa agli Azzurri nel finale: festa rinviata e polemiche.

di Carlo Gimmelli

Lo hanno chiamato “il Piede di Dia”, quella traiettoria malefica partita dallo scarpino di Buolaye Dia, il senegalese che al minuto 86, quando era cominciato il count down, si è bevuto un disorientato Osimhen (cosa ci faceva lì?) con un tunnel irriverente è entrato in area decentrato e, dopo una serpentina tra due difensori, ha fulminato Meret con un “tiraggiro” imparabile che ha lasciato di sale il Maradona.

Ovviamente niente di lontanamente preoccupante, anzi un serafico Spalletti ha chiosato parlando di “godimento dilazionato” da regalare alla città e anche la marea azzurra che, fin dalla mattinata aveva invaso con una teoria incessante di “fedeli” l’altare sacro e discusso del suo patrono laico D10S nei riscoperti Quartieri Spagnoli e nelle piazze del centro, dopo i primi momenti di incredulità ha accettato con filosofica indulgenza partenopea la festa “sospesa”.

La città attendeva da settimane il lungo week end iridato, quasi impossibile trovare camere libere in hotel o altrove, prezzi triplicati, da Venerdì mattina l’autostrada Milano Napoli paralizzata con lunghe code verso sud, lo stadio sold out con i biglietti divorati in poche ore, tutto era pronto per la liturgia “profana” che in questa città non fa distinzioni tra San Gennaro e “Tiechite” e i suoi eredi (copyright Giuseppe Pacileo).

La sceneggiatura perfetta aveva previsto lo scoramento per il vantaggio della Lazio a Milano fino all’intervallo e la riscossa interista nel secondo tempo quando al gol del vantaggio di Gosenz il boato della marea azzurra al Maradona, nelle pizzerie, nei pub e nelle case ha surclassato quello del Meazza; tutto era nelle mani, anzi nei piedi, dei ragazzi di Spalletti che avrebbero azzannato la vittima designata dal beffardo calendario: gli “odiati” cugini salernitani avrebbero che messo il bollo sullo scudetto azzurro.

Lo sceneggiatore, invece, aveva previsto il finale aperto con la doccia ghiacciata mentre i tappi di champagne (anzi no! Spumante napoletano) erano pronti a saltare negli spogliatoi.

La Salernitana ha nobilitato questa partita, giocando la sua gara da trincea e anche quando Olivera ha trovato il pertugio nel fortino granata (i sismografi hanno registrato un piccolo terremoto di 2 gradi della scala Richter) non hanno fatto passerella ma calcio onesto fino alla fine!

Spiace solo, va detto, per il solito irrimediabile campanile da cortile che ha fatto godere la città e la tifoseria di Salerno con caroselli e fuochi a mare per la mancata festa scudetto: il delirio anti napoletano ha trovato la sua naturale valvola di sfogo sui social con meme, foto e insulti: un “odio” quello fra le province campane che spesso va oltre la rivalità sportiva e impoverisce il già fallimentare calcio meridionale incapace di fare sistema e alleanze come al nord.

Tirano per ora il fiato il fin troppo zelante Prefetto e l’ecumenico sindaco professore che, terrorizzati dalla festa, avevano immaginato una città devastata e disposto un piano anticaos degno di una invasione militare, duemila agenti, check point e una megazona rossa degna di un G20 alimentando un vespaio di polemiche da settimane; da qui il rinvio a domenica della gara, imposto dalla Prefettura per il timore di una calata di Lanzichenecchi che, per due giorni o più avrebbero messo a ferro e a fuoco la città e il solito ping pong di competenze all’italiana tra Lega calcio e ministero degli Interni che hanno sovraccaricato la partita di ulteriori ed evitabili pressioni.

Tutto rinviato a Giovedi, probabilmente, quando gli azzurri dovranno conquistare il punticino che li separa dal triangolo Tricolore nella austera Udine che avrà nell’occasione più tifosi azzurri che abitanti.

La festa continua.

Napoli, 1 maggio 2023

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