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Debbie Harry, la Marilyn punk rock
di Emanuela Cristo

È una delle bionde più popolari della musica, da bambina voleva essere come Marilyn Monroe e in effetti è diventata un’icona di bellezza e stile, ma soprattutto da più di 40 anni è la frontwoman punk rock dei Blondie, di ispirazione per tante altre donne alla guida di band di uomini.

Dreaming is free

Nel’79 in Dreaming, un brano del loro quarto album Eat To The Beat, i Blondie cantavano “dreaming is free”. Deborah Ann Harry ha iniziato a sognare da bambina, quando la vita di una piccola cittadina del New Jersey, dove viveva con i suoi genitori adottivi, le è presto andata stretta. Voleva essere come Marilyn Monroe, Lana Turner, Grace Kelly e subito dopo il diploma si trasferì a New York. La Grande Mela e, in particolare, il West Village, le offrirono l’occasione di conoscere personalità strambe e artisti beat e di avvicinarsi sempre di più alla musica.

Prese parte a un paio di progetti sperimentali e dalla scarsa fortuna, fin quando incontrò Chris Stein, col quale fondò i Blondie (nella loro formazione attuale contano sei elementi) e che fu suo partner sentimentale per 15 anni. I primi tempi furono abbastanza complicati per la band, che tardava a farsi apprezzare e soprattutto sembrava indecisa sull’indirizzo musicale da prendere. Nessuno all’epoca scommetteva sul loro successo. In realtà la loro non era indecisione, quanto piuttosto una moltitudine di interessi musicali che li avrebbero portati poi, negli anni, ad esplorare diversi generi, dal punk al rock, fino al rap, l’elettronica ed un elegante pop. E questo mix equilibrato sarà il loro marchio di fabbrica, a partire dall’album di debutto omonimo, che non fu però accolto da grandi entusiasmi. Il grande successo arrivò con Parallel Lines, il loro terzo disco che scalò le classifiche e permise alla band di esibirsi in tutto il mondo.

Il brano che trainò il successo e consacrò definitivamente Debbie come sogno proibito degli adolescenti di ogni paese fu Heart of Glass, un crossover disco – new wave, che in realtà la band aveva composto già nel ’75 ma non aveva mai inciso. Paradossalmente sarà anche il brano che farà sostenere ai detrattori che i Blondie si sono venduti al pop mainstream.

Blondie is a group!

Negli anni ’80 l’immagine di Debbie riscuoteva talmente tanto successo che alcuni finivano per identificare Blondie esclusivamente con lei. Fu per questo motivo che la band, ironicamente, diffuse delle t-shirts con la scritta Blondie is a group!

La bellezza e il fascino della Harry, pur avendo contribuito al successo della band e della cantante stessa, paradossalmente in alcuni casi, offuscavano il reale valore artistico della loro musica, che spesso è stato sottostimato da chi non ne ha colto l’eclettismo e l’innovazione.

“Parallel” projects

I Blondie ad oggi hanno pubblicato 11 album in studio, con un intermezzo di circa 15 anni che li ha visti separati e in cui Debbie si è dedicata ad una carriera solista (5 dischi). Nel ’99 con No exit la band ha consacrato la reunion e il singolo Maria li ha riportati al successo.

Parallelamente alla musica, la Harry ha fatto irruzione in altri settori dell’arte, in particolare ha recitato in diversi film. È diventata, inoltre, negli anni, musa ispiratrice di molti artisti; fra tutti: il fotografo Robert Mapplethorpe, lo stilista Stephen Sprouse, di cui ha indossato in esclusiva le creazioni, e il visionario Andy Warhol, che la considerava la sua popstar preferita e la rese una vera icona pop immortalandola nelle sue Polaroid e in un ritratto digitale.

“Non volevo approcciarmi al rock’n’roll da un punto di vista maschile. Blondie era una ragazza. Volevo creare un personaggio che fosse desiderabile, femminile, ma anche flessibile, tenace e indipendente.”

Debbie Harry, una donna forte alla guida

Pur essendo cresciuta nel mito delle femmes fatales degli anni ’50 e di grandi artiste come Billie Holiday e Janis Joplin, Debbie ha sempre rifiutato l’immagine stereotipata della donna fragile e vittima, proponendosi sempre come una figura femminile provocatoria, sfacciata, esplicita, dimostrando in questo modo che, anche in un mondo a cifra prevalentemente maschile come quello del rock, è possibile essere una donna sexy e allo stesso tempo credibile artisticamente.

La strada spianata da lei sarà quella sulla quale cammineranno in seguito altre donne alla guida di gruppi maschili, come Gwen Stefani dei No Doubt, Shirley Ann Manson dei Garbage e Nina Persson dei Cardigans, per citarne solo alcune.

Napoli, 30 aprile 2022