mar 28 SETTEMBRE 2021 ore 18.17
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Pietà per l’ignoranza
di Martino Ariano

 

 

Padre faccio un sogno ricorrente
Lavoro nella terra sotto un cielo bianco catarifrangente
Mi stanco nel mio campo ma non cresce niente
Passano i minuti ma non cresce niente
E arriva una donna, adorna di veli
Mi sorride e dice di portarmi i semi
Sono semi speciali
Sono semi per raccolti senza uguali
Sono semi da piantare nella carne mica nella terra
Non richiedono fatica i semi della guerra
Ha un sacchetto pieno di proiettili
Mi dice piantali nei cuori degli uomini fertili
E vedrai che spunteranno i fiori
Ci sarà pace tra voi peccatori
Ma non prima che il sangue scorra

Anastasio. Quando tutto questo finirà

 

 

 

7Siamo invasi da etichette, siamo bombardati da stereotipi.

È strano ma vero, più siamo liberi e più creiamo catene mentali, ideologiche o lessicali.

Più siamo liberi e più ci sentiamo liberi di giudicare, etichettare qualcosa o qualcuno che, nella maggior parte dei casi, neanche conosciamo o riusciamo a comprendere.

Oggigiorno ci ritroviamo squalificati dai giochi per un modo di dire, per una battuta, per un’intercalare, per un qualcosa che prima veniva detta liberamente.

E ora tutto questo acquisisce un peso, un GIUSTO PESO in taluni casi.

Stiamo in una fase di estrema e, in alcuni casi, eccessiva democratizzazione lessicale, questo perché da un lato ci autoproclamiamo tuttologi e dall’altro la società sta cominciando ad essere satura e stanca dei pregiudizi, delle etichette.

Distinguere i due aspetti, il primo sbagliato e basato su un approccio superfiale, il secondo giusto e basato su un approccio conoscitivo e investigativo, è difficile e spesso si fa confusione.

Resta il fatto che spesso le parole diventano pietre e le pietre possono ferire ed uccidere.

Sono proprio determinate parole che si trasformano in etichette, in stereotipi e vanno a condizionano profondamente intere vite e situazioni, oltre a limitare la giusta lettura, l’inclusione e la comprensione non solo sociale ma anche culturale di una persona o di un gruppo di persone.

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Ebbene, mentre nel mondo le strade, i palazzi istituzionali delle principali città si riempiono di colori, suoni, sfilate per il PRIDE, persistono violenze ed aggressioni, nei confronti della comunità LGBTQIA+.

I fatti di cronaca di questi ultimi giorni parlano da soli.

La comunità LGBT è invasa, più di altre, da stereotipi, opinioni superficiali ed etichette.

Sembrerà strano, ma è stato il mondo del cinema, del teatro e dei mass media ad alimentare taluni stereotipi, presentando un’idea generalista di gay, trans, lesbica o bisessuale, ricadendo in certi cliché anacronistici e alquanto banali.

Infatti, fino al 1993, per esempio, nel cinema hollywoodiano venivano rappresentati come persone violente, come pedofili/predatori sessuali, degenerati, ribelli, trasgressivi ed estremi nei modi e nei costumi.

Da un lato bisogna ammettere che forse l’estrema esuberanza e trasgressione di un Pride, di una serata o party gay, di alcuni comportamenti da parte di persone LGBT o l’esistenza stessa di locali/discoteche o quartieri gay, potrebbe essere fonte di generalizzazione e ghettizzazione per il mondo LGBT.

Tutto questo può risultare esagerato, estremo e molto promiscuo, ma lo è all’apparenza e non giustifica minimamente nessun atto discriminatorio o violento.

Prima di giudicare il mondo LGBT, osservate l’esagerazione, la trasgressione e la promiscuità del mondo eterosessuale, fintamente puritano.

Per sfatare alcuni cliché sul Pride, per esempio, vi invito a leggere questo articolo: 9 domande assurde sul Pride e tutte le risposte

Prima di analizzare l’opera d’arte connessa a questo argomento, vorrei elencarvi alcuni stereotipi sul mondo LGBT, il tanto discusso ddl Zan e l’intervento del Vaticano al riguardo, ed è qui che si collega in particolar modo l’opera d’arte che ho scelto.

Ecco un breve elenco dei classici stereotipi sul mondo LGBT:

  • Le lesbiche vengono tutte associate a usi e costumi mascolini, idealizzate con capelli corti, abiti maschili, prive di grazia femminile e spesso dedite a pratiche sportive “maschili”, come il calcio;
  • I gay, invece, al contrario, vengono stereotipati aventi usi e costumi femminili, considerati unanimemente effeminati, sensibili, curati nell’aspetto e nello stile, aventi un modo e un tono di voce molto bleso e femminile, dediti a pratiche sportive e creative che prevedono grazia quasi femminile, come la danza.
  • Le trans vengono associate e confuse con le Drag Queen e spesso idealizzate come persone perverse, trasgressive ed eccentriche, aventi un make-up e uno stile eccentrico.
  • I bisessuali vengo considerati persone perennemente indecise in quanto si crede che, per qualche timore sociale, non vogliano schierarsi e dire il loro reale orientamento sessuale e sono percepiti come dediti alla promiscuità relazionale e sessuale.
  • Attualmente si suole pensare che gli uomini gay siano più numerosi di quelli eterosessuali, ma semplicemente ora come ora si è più liberi di dire e manifestare il proprio orientamento sessuale rispetto a qualche anno fa. Cosa errata, le statistiche dicono che solo il 8% degli uomini è omosessuale;
  • I rapporti sessuali LGBT sono stati per molti anni associati e considerati i diretti responsabili della diffusione di malattie sessualmente trasmissibili, come l’AIDS. Cosa tra le più infondate, soprattutto scientificamente;
  • Si ritiene, infine, che le pratiche sessuali nel mondo LGBT siano vissute in maniera più promiscua e frequente rispetto al mondo eterosessuale.

Le statistiche anche in questo caso dicono esattamente il contrario.

Ovviamente questi sono solo alcuni, ma se si fa anche solo una semplice ricerca su internet, vi risulteranno subito infondati e privi di qualsiasi fondamento.

Contro questi stereotipi, queste etichette che spesso sfociano in atti di violenza fisica, oltre che verbale, sta cercando di combattere il tanto discusso ddl Zan.

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Il ddl Zan, dal nome del deputato del Partito Democratico, Alessandro Zan, è un disegno legge che propone di aggiungere ed aggiornare la legge Mancino (legge 25 giugno 1993, n. 205), che già sanziona “frasi, gesti, azioni e slogan aventi per scopo l’incitamento all’odio, l’incitamento alla violenza, la discriminazione e la violenza per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali”, a motivi come l’orientamento sessuale, l’identità di genere e la disabilità.

Il titolo completo del ddl Zan è infatti “Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità

Prevede 10 articoli:

-         L’Articolo 1 stabilisce e disciplina le definizioni di alcuni termini: per sesso si intende il sesso biolo­gico o anagrafico; b) per genere si intende qualunque ma­nifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse al sesso; c) per orientamento sessuale si intende l’attrazione sessuale o affettiva nei confronti di persone di sesso opposto, dello stesso sesso, o di entrambi i sessi; d) per identità di genere si intende l’i­dentificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corri­spondente al sesso, indipendentemente dal­l’aver concluso un percorso di transizione

-         L’Articolo 2 modifica l’articolo 604 bis del Codice Penale sui reati di Propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa.

L’articolo 604 bis recita: “È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”. Il ddl vorrebbe aggiungere in coda “oppure fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità”.

-         L’Articolo 3 fa una modifica identica all’articolo 604 ter del Codice Penale, integrando l’aggravante di discriminazione con i motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere o sulla disabilità.

-         L’Articolo 4 è la cosiddetta “Clausola di salvaguardia” ed afferma: Sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti.

-         L’Articolo 5 allinea altre leggi al decreto stesso.

-         L’Articolo 6 modifica l’articolo 90-quater del Codice di Procedura Penale sulla condizione di particolare vulnerabilità della persona offesa: nella valutazione si terrà conto anche dei reati commessi in ragione del sesso, del genere, dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere.

-         L’Articolo 7 istituisce il 17 maggio come la Giornata nazionale contro l’Omotransfobia.

-         L’Articolo 8 stabilisce norme e interventi per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni attraverso una strategia nazionale

-         L’Articolo 9 riguarda l’istituzione di centri contro le discriminazioni motivate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere.

-         L’Articolo 10 introduce rilevazioni statistiche sulla discriminazione di genere.

Per quanto riguarda gli aspetti propriamente sanzionatori:

-         reclusione fino ad 1 anno e 6 mesi o la multa fino a 6.000 € per istigazione o attuazione di atti discriminatori per sesso, identità di genere, disabilità;

-         reclusione da 6 mesi a 4 anni per chi istiga o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi discriminatori;

-         reclusione da 6 mesi a 4 anni per chiunque partecipa o assiste ad organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi aventi come scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza verso le categorie indicate.

Per gli oppositori, questo testo è considerato un Reato di opinione, cioè un crimine che colpisce la libertà di pensiero contrarie ai valori costituzionali, e vedono un limite nei loro confronti di affermare le loro posizioni contrarie a talune richieste LGBT, come il matrimonio gay, le adozioni omogenitoriali o al cambio sesso.

Ma il ddl Zan non limita in nessuna misura questa sacrosanta libertà di pensiero, ma limita e condanna quella libertà di pensiero che ha come scopo la discriminazione, l’incitazione alla violenza nei confronti di quelle minoranze non ancora tutelate. Basti leggere l’articolo 4 del testo.

Contro l’iter del ddl Zan è intervenuto anche lo Stato Vaticano, affermando che violi il Concordato stipulato con lo Stato Italiano.

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Ma comprendiamo un attimo quali sono i vincoli, gli accordi tra Italia e Vaticano.

I primi accordi sono i Patti Lateranensi, firmati nel 1929 dall’allora segretario di Stato Vaticano Pietro Gasparri e Benito Mussolini, confermati poi dalla Repubblica Italiana, che prevedono:

-         il riconoscimento da parte dell’Italia dell’indipendenza degli attuali territori dello Stato del Vaticano e della sovranità della Santa Sede su quei territori;

-         il risarcimento da parte l’Italia allo Stato Vaticano di 750 milioni di lire, di un miliardo in titoli di stato e dell’esenzione dei dazi, per la perdita del potere temporale e per l’espropriazione dei beni ecclesiastici avvenuta durante l’unificazione;

-         mediante il concordato, l’abolizione della legge delle Guarentigie, che imponeva ai vescovi il giuramento di fedeltà al governo italiano e l’approvazione di quest’ultimo delle nomine;

-         l’uniformazione delle leggi italiane sul matrimonio e sul divorzio con quelle della Chiesa cattolica;

-         l’esenzione del clero al servizio militare;

-         il riconoscimento del Cattolicesimo come religione di stato.

Il secondo accordo è il Concordato o nuovo concordato, il cui vero nome è accordo di Villa Madama, firmato nel 1984 dall’allora presidente del Consiglio Bettino Craxi e segretario di Stato Vaticano Agostino Casaroli, prevede fondamentalmente una revisione di alcune parti dei Patti Lateranensi.

Esso, oltre a garantire entrate economiche al clero con l’8×1000 alla Chiesa Cattolica e alla rimozione della possibilità da parte del governo italiano di approvare la nomina dei vescovi, riconobbe alla Chiesa diverse libertà, tra cui quella di “organizzazione”, di “esercizio del magistero”, cioè la possibilità di diffondere ed insegnare la religione cattolica, e “ai cattolici e alle loro associazioni” la piena libertà di “manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.

È qui che il Vaticano vede la conflittualità con il disegno legge Zan.

Ma non fa acqua (santa) da tutte le parti questa tesi?

E lo Stato italiano non ha tardato nel rispondere ribadendo, mediante il Presidente del Consiglio Mario Draghi, che l’Italia è uno Stato Laico.

La legge Zan, ribadisco, non è una limitazione alla libertà d’espressione o d’opinione, ma semplicemente va a tutelare quelle minoranze che non ancora sono tutelate dinanzi la legge.

Proprio inerente a questo polverone ho scelto l’opera d’arte.

3 Misterpiro – White Despiedad – 2020
Scultura e metacrilato con smalto acrilico e spray – 48 x 43 x 70 cm

L’opera che ho scelto è White Despiedad dell’artista spagnolo contemporaneo MISTERPIRO

L’opera è una rivisitazione di una parte della Pietà di Michelangelo, infatti l’artista riproduce in 3D solo il volto della Madonna.

La posiziona su una colonna multicolore e al posto del volto scultoreo, inserisce dei pannelli di metacrilato dipinti mediante l’acrilico e lo spray, una sorta di mini-graffito.

Infatti nelle sue opere si fondono sempre lo stile aggressivo della street art e lo stile delicato delle tecniche pittoriche, come l’acquarello.

L’opera può rientrare pienamente nella Queer Art, anche se non intenzionalmente da parte dell’artista, e riutilizza in maniera magistrale una delle icone artistiche del Vaticano e dell’Italia nel mondo, realizzata, tra l’altro da un artista omosessuale.

Il titolo, in italiano Bianco Risveglio, lo leggo come un modo elegante ed artistico di stimolare una riflessione proprio in chiave LGBT.

Dobbiamo smettere di etichettare senza conoscere.

Dobbiamo andare oltre l’orientamento sessuale di una persona, esso non pregiudica la sua sensibilità, personalità o le sue conoscenze.

È un dato soggettivo, oltre che secondario, che non può e non deve per nessun motivo essere fonte di discriminazione e di violenza.

Vogliamo la libertà?
Iniziamo a rispettare e a comprendere quella altrui.

La diversità è negli occhi di chi guarda, di chi giudica, di chi ha paura di qualcosa che non vuole comprendere.

La bellezza e la libertà sono negli occhi di chi ama, ma in generale, di chi conosce, di chi va oltre la trasgressione, le paillette, l’eccentricità eventuale di un evento come il Pride o di un atteggiamento.

Vuoi essere libero e non essere giudicato per le cose che ami fare e che ti fanno sentire bene?
E allora, non fare agli altri quello che non vorresti sia fatto a te.

La diversità, se si vuole usare questo termine, dovrebbe esser vista come una possibilità di arricchimento, di conoscenza, di crescita.

Andare oltre fa paura, lo sconosciuto, l’ignoto, il diverso da noi può spaventare ovvio, ma per persone intelligenti fruttano questa paura come trampolino per approfondire, comprendere, capire, conoscere.

Tu da che parte vuoi stare, vuoi che la paura ti paralizzi e di faccia stare in una posizione comoda e di massa, o vuoi andare oltre ed abbracciare ciò che è diverso da te, ciò che potrebbe arricchirti?

A te la scelta!
Siamo e siate liberi, soprattutto di vivere ed amare.

 

Madrid, 29 giugno 2021

 

 

 

 

 

 

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