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L’iceberg mediatico: non stiamo sulla stessa barca
di Martino Ariano

Nel vasto panorama delle tragedie marittime che hanno segnato la storia, un evento recente ha suscitato domande fondamentali sulla nostra percezione, sensibilità ed interesse collettivo. Mentre le notizie sulla scomparsa del sommergibile Titan con a bordo miliardari in visita ai resti del Titanic ci hanno bombardato nelle ultime settimane, i naufragi continui e drammatici nel Mar Mediterraneo rimangono in gran parte ignorati.

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Il Titanic, un’icona dell’opulenza del suo tempo, affondò tragicamente nel 1912 durante il suo viaggio inaugurale. Questa tragedia ha scosso profondamente l’opinione pubblica, diventando un simbolo di coraggio, vulnerabilità umana e romanticismo. Il successo del film del 1997 diretto da James Cameron, con Leonardo Di Caprio e Kate Winslet, ha rinnovato l’interesse per la storia del Titanic, guadagnando premi e incassi record. La sua storia ha sempre affascinato e continua a farlo, alimentando ogni notizia ad essa collegata.

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La recente scomparsa del sommergibile Titan, impegnato in una spedizione per esplorare i resti del Titanic, ha scatenato una frenesia mediatica globale.

I mass media e i social si sono concentrati su questo evento, proiettandolo come uno show all’americana. Tuttavia, ciò solleva una riflessione sulla nostra società contemporanea: come mai una tragedia del passato riesce a catturare così tanto l’immaginario collettivo, mentre tragedie contemporanee rimangono ignorate?

Mentre i riflettori sono puntati sul Titan, migliaia di migranti cercano disperatamente di attraversare il Mar Mediterraneo in cerca di sicurezza e una vita migliore. Trovando spesso la morte in tragiche circostanze, senza ricevere l’attenzione mediatica che meritano.

Dati e statistiche rivelano l’entità di questa tragedia umanitaria: negli ultimi anni, migliaia di persone hanno perso la vita nel tentativo di attraversare il mare. Le storie di queste vittime, le loro speranze e i loro sogni spezzati, dovrebbero farci riflettere sul nostro disinteresse e sulla mancanza di empatia.

C’è un’enorme differenza di privilegio tra coloro che possono permettersi di visitare i resti del Titanic e coloro che cercano di fuggire da conflitti e povertà. Questo contrasto mette in evidenza come la ricchezza e l’accesso alle risorse influenzino la visibilità mediatica. I miliardari che partecipano a queste spedizioni sono spesso oggetto di ammirazione e desiderio per molti, mentre i migranti sono spesso rappresentati come minacce o problemi da risolvere, piuttosto che come individui con storie complesse e diritti umani.

Dati aggiornati sulla portata dei naufragi nel Mar Mediterraneo e le conseguenze umanitarie dovrebbero farci riflettere sulla necessità di promuovere una maggiore consapevolezza e solidarietà nel nostro mondo.

Per tale argomento ho scelto l’opera d’arte “Barca Nostra” dell’artista svizzero Christoph Büchel.

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Quest’opera, esposta alla 58ª Biennale di Venezia nel 2019, consiste nel recupero e nella messa in mostra di un’imbarcazione coinvolta in una delle peggiori tragedie dei migranti nel Mediterraneo. La barca, un’imbarcazione da pesca sovraffollata, affondò nel 2015 al largo della Libia causando la morte di oltre 800 persone.

Büchel trasportò la barca a Venezia e la installò all’interno del padiglione dell’Arsenale, creando un impatto visivo e emotivo significativo. L’opera invita il pubblico a confrontarsi direttamente con la dimensione umana e tragica delle migrazioni forzate e dei naufragi nel Mediterraneo.

Barca Nostra mette in luce la durezza della realtà migratoria, evidenziando l’urgenza di affrontare la crisi umanitaria che si svolge nelle acque del Mediterraneo. L’opera crea uno spazio per la riflessione, stimolando una connessione emotiva con il pubblico e portando alla luce la necessità di trovare soluzioni e promuovere un dialogo più ampio sul tema.

Come giornalisti e come pubblico, dobbiamo abbandonare il sensazionalismo e dedicare la nostra attenzione alle questioni umanitarie fondamentali, creando un mondo in cui ogni vita sia valorizzata e rispettata. Solo allora potremo sperare di superare queste contraddizioni e lavorare verso un futuro più giusto ed umano.

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Madrid, 30 giugno 2023