mar 26 SETTEMBRE 2017 ore 08.29
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LETTERA ALLA SINISTRA

di Giovanna Castellano

Cari Bersani, Pisapia e altri della cordata,

voi che avete l’ambizione di voler dare spazio e voce alla sinistra italiana rimasta orfana non solo di eccezionali leader, ma ormai anche di elettori, forse è il caso che riflettiate su alcune cose che, probabilmente, potranno aiutarvi a dare un senso ai vostri e, purtroppo, ai nostri fallimenti.

Troppi cittadini sono delusi e amareggiati perché, grazie anche alla vostra becera complicità, lentamente, ma inesorabilmente, sono stati trasformati in sudditi; avete cominciato col consegnarci a Berlusconi per farci finire, tra una crisi e l’altra, tra le mani di Renzi, per riconsegnarci forse alla destra. Nel frattempo, ancora non avete capito che quella “macchina da guerra” non era affatto gioiosa ma, anzi, era un diabolico oggetto di autodistruzione.

Risultato? Voi leader, da uomini e donne di sinistra, vi siete trasformati in “persone sinistre”; noi elettori, uomini e donne alla ricerca di una formazione politica che ci rappresentasse, ormai ci sentiamo “persone sinistrate”.

Cari amici, non dovete pensare che noi, uomini e donne di sinistra, vorremmo che voi riportaste l’Italia a ciò che era solo qualche decennio fa. Il mondo è cambiato senza che noi ce ne rendessimo conto ma, quel che è peggio, non lo avete capito neanche voi e quindi non avete saputo gestire e capitalizzare il cambiamento. Da quando? Da sempre, da quando siete lì a dettare le linee guida di una politica inconsistente e inconcludente.

Dai leader di sinistra non vogliamo miracoli, non vogliamo un ritorno impossibile al passato, non vogliamo ciò che non c’è e non ci sarà più.

Vorremmo però (cavolo, almeno questo!), che vi rendeste pienamente conto di quali siano realmente le nostre difficoltà, le nostre istanze, il nostro smarrimento.

Provo a farvi qualche domanda.

Voi, leader della sinistra, avete idea di cosa significhi per una famiglia media vivere con alcune centinaia di euro al mese? Pensateci qualche momento: con quelle centinaia di euro, una famiglia deve nutrirsi, mandare i figli a scuola, pagare l’affitto, il condominio, le utenze, abbigliarsi, curarsi. Vacanze e ristoranti? Sono “voci di bilancio” abolite da anni!

Ma stiamo parlando di chi ha una possibilità di guadagno (è fortunato?), ma ci sono anche gli altri, quelli che non hanno nulla! Certo, si arrangiano, ma, è ovvio: nei supermercati non si deve rubare, il biglietto per viaggiare in pullman si deve pagare, la vendita ambulante senza permessi non si deve fare, l’elemosina non si può chiedere, i lavoretti saltuari in nero non si possono fare, e potrei continuare all’infinito. E invece mi fermo e vi chiedo: ma come si deve fare per sopravvivere? Tanti hanno già rinunciato a cosmetici, abiti, scarpe, vino, parrucchiere, cinema, teatro, libri; a cosa si deve ancora rinunciare, a mangiare?

E voi, continuamente, con l’aria di chi ha scoperto una cosa strepitosa,  ripetete in maniera stucchevole: “la gente non ce la fa ad arrivare alla fine del mese”! Quale gente? Quale mese? Ormai la gente è stremata e spera di arrivare almeno alla fine della giornata!

Cosa ci aspettiamo da voi?

Che magari proponeste: di punire i colpevoli di truffe a danno dei cittadini, anche se i delinquenti sono politici o “amici” dei politici; di rinunciare a quello sconcio dall’assistenza sanitaria di cui godete voi e le vostre famiglie (voi che potreste pagare vi curate gratis, noi che non possiamo pagare dobbiamo rinunciare a curarci); di avere la consapevolezza (che non avete) che in questo periodo ci sono le condizioni socio-economiche per pretendere una più equa redistribuzione del reddito; di far sentire la nostra voce (di noi italiani) in Europa perché non vada in porto (ma forse è già tutto scritto) il disegno per cui l’Italia e la Grecia diventino territori da saccheggiare e abbandonare; di rinunciare alle troppe auto blu, ai troppi stipendi, alle troppe pensioni, ai viaggi gratis, ai telefoni gratis, agli uffici gratis, a tutto ciò che per voi è gratis, (tutti questi “gratis”, sia ben chiaro, significano a spese nostre).

Chiedere di tagliare i troppi privilegi di tanti senza per questo aver paura di essere tacciati di populismo: il bene del popolo non è mai sbagliato, non confondete la giustizia sociale col populismo!

Se non sapete fare tutto questo, allora toglietevi di mezzo già da ora, perché siete destinati a sparire, e con voi sparirà l’idea di una società più equa, cosa che potevate realizzare con il nostro appoggio, ma non siete stati in grado di farlo.

Non ne possiamo più delle vostre enunciazioni teoriche, colte e raffinate sì, ma sicuramente inutili.

Non ne possiamo più dei vostri “distinguo” sulla legge elettorale, sullo jus soli, sulle ONG, sulle regole dei vostri Statuti; delle elemosine elargite sotto forma di bonus; dei vostri provvedimenti i cui effetti si vedrebbero tra trent’anni; delle vostre ridicole analisi sui flussi elettorali.

E finitela di ammorbarci con i vostri patetici tweet e post: è possibile che ancora non abbiate capito che non servono a nulla? Siate meno ermetici e più vicini alla gente.

Non abbiate paura: se volete che stiamo “INSIEME”, dovete dimostrarci che abbiamo tutte le ragioni per unirci a voi!

Napoli, 6 luglio 2017