mar 16 GENNAIO 2018 ore 10.51
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Lettera al ministro
di Giulia Di Nola

Caro ministro delle politiche internazionali,

l’altro ieri ho avuto modo di parlare, trovandomi nei pressi di Cusano, un paese in provincia di Benevento e non lontano dal mio, con un cinquantacinquenne avente moglie e figli a carico che, da ben sette anni aspetta d’essere ri-considerato e ri-visto come “persona umana”, dato che la BN2, consorzio per la gestione dei rifiuti, considera il suo ex personale, non licenziato ma non avente comunque un posto lavorativo, spazzatura neppure adatta al riciclaggio.

Signor ministro, circa la precarietà di questi lavoratori messi e dimenticati nel limbo, vorrei chiederle il perché di questa scabrosa situazione. La domanda avrei dovuta rivolgerla al ministro del lavoro ma la pongo a lei che ha un cuore a intermittenza: a volte batte, a volte dimentica di farlo.

Un ministro che mostra attenzione per le problematiche internazionali, che stanzia fior di quattrini per le stesse ma poi, orbo e sordo all’appello di intere famiglie, non fa faccia all’indigenza del suo Paese.

Se uno ha un cuore per le questioni altrui, dovrebbe averlo anche per le vicende interne al Bel Paese e se si trovano soldi per le questioni altrui perché, poi, si ha difficoltà a racimolarli per gli interni?

Che dire, che le lagrime di quell’uomo, di quel padre, come di tanti altri come lui, quelle lagrime le ho viste girare nelle orbite ma che per dignità e amor proprio sono state soffocate e zittite?

Le problematiche italiane, le ricordo ministro, sono innumerevoli; purtroppo il desiderio sincero di affrontare e risolverle è inesistente o intralciato da fatti che distolgono e che non sono per niente curativi.

Ministro, cosa dirà ai propri figli, ora bambini e un giorno adolescenti, quel padre quando gli chiederanno: papà ma tu ancora non hai un lavoro?

Napoli, 7 dicembre 2017