mar 6 DICEMBRE 2022 ore 21.18
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L’Arte non è arida
di Martino Ariano

All’estate 2022 spetta un altro orribile record: l’estrema siccità.
Gli esperti sono concordi nel ritenere la siccità di quest’anno la peggiore da 500 anni.
È uno degli eventi collaterali del cambiamento climatico.

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Immagini satellitari e foto online ci hanno mostrato come siano cambiate intere zone, le quali da rigogliose sono passate ad aride. Divenendo terreno fertile per incendi e dissesto idrogeologico.
Ma tra le foto che più hanno suscitato preoccupazione e tristezza ci sono quelle che ritraggono i letti dei principali fiumi spaventosamente in secca.
I nostri Po e Tevere, i fiumi europei come il Reno o il Danubio, si sono ridotti così tanto da impedire la navigazione, da causare gravissimi danni all’agricoltura e l’annientazione di interi habitat naturali.

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Ma in tale disastro c’è un piccolo lato positivo, soprattutto per il settore storico, artistico ed archeologico: i fiumi e i laghi in secca hanno restituito testimonianze importanti del passato, dal più recente alla preistoria.
Vi riporto alcune tra le più significative
1. AMERICA

– Nel Dinosaur Valley State Park in Texas sono riemerse impronte di dinosauri risalenti a circa 113 milioni di anni fa.
2. SPAGNA

– Dal bacino idrico di Valdecañas, nella provincia di Cáceres, è emerso il Dolmen di Guadalperal, lo Stonehenge Spagnolo. Risalente al 5.000 a.C. e scoperto dall’archeologo tedesco Hugo Obermaier già nel 1926, è un sito archeologico composto da pietre megalitiche verticali alte 1,80 m. simile allo Stonehenge inglese.

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3. CINA
– L’abbassamento del livello del Fiume Azzurro (Yangtze), nella città di Chongqing, ha fatto riemergere un piccolo tempio buddista con tre antiche statue.

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4. GERMINIA – REPUBBLICA CECA
– Il Reno e l’Elba hanno restituito lungo il loro corso le Pietre della fame. Sono pietre secolari che con iscrizioni ricordano vari disastri climatici, ma soprattutto registrano i livelli minimi raggiunti da un fiume. Ad esse sono collegate varie credenze, essendo considerate presagio di catastrofi e carestie.
Tra le Pietre della fame, la più famosa è divenuta quella di Tetschen.

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5. ITALIA
– Dal fiume Oglio, tra Mantova e Cremona, sono affioranti resti di palafitte dell’Età del Bronzo.
– Dai fondali del Po sono spuntati animali di circa 180 mila anni fa.
– Dal Sesia, uno dei principali affluenti del Po, vicino Vercelli in Piemonte, sono emersi reperti archeologici d’epoca medievale.
– Dal lago di Redona, un bacino artificiale costruito nel 1952, riemerge l’antico borgo di Movada. Solitamente visibile solo parzialmente, ora, con la siccità, esso è percorribile.

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- A Sermide, il Po restituisce un semicingolato tedesco della Seconda Guerra Mondiale
– A Roma, il Tevere restituisce i resti dell’antico ponte neroniano, voluto da Nerone tra il 54 e il 68 d.C. quest’ultimo è andato in disuso e fu sostituito nel 1866 dall’attuale Ponte Vittorio Emanuele II.

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- A Bonavigo, l’Adige ha restituito le mura del castello Morando.

6. IRAQ
Un’intera città di circa 3.400 anni è riemersa dal Lago Sawa, vicino la città di Mosul. Si pensa sia l’antica Zakhiku, un importante centro durante il regno Mitanni.

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Queste sono solo alcune delle incredibili scoperte fatte
Ma, come mio solito, ad un argomento amo associare un artista o un’opera d’arte.

Dinanzi a tale tema, la siccità, non posso non presentarvi la ricerca formale e concettuale operata da Alberto Burri con i suoi Cretti.
Alberto Burri (1915 – 1995) è uno dei padri dell’
Arte Informale. Il suo in particolare è un Informalismo Materico.
Lui, mediante una violenta distruzione e alterazione di svariati materiali, crea opere cariche di significati spirituali.
Con la serie Cretti  invade nello spazio dell’opera frantumandolo, distruggendo e sconvolgendo la natura fisica dell’opera.

La serie, realizzata mediante il fissaggio su cellotex (impasto di legno e colla) di caolino (roccia sedimentaria bianca), vinavil e pigmento, rievoca la consumazione fisica estrema dei materiali. Processo fisico associabile a quello della terra essiccata, in quanto rievocano il momento estremo in cui la terra, in assenza d’acqua, si sgretola, presentando crepe e fessure.
Tra le opere di questa serie, vi segnalo due:
- La più grande, emblema anche della Land Art con i suoi 65 mila m², è il Grande Cretto di Ghibellina. Realizzata nel 1985 è Un’enorme frattura che si sovrappone alla città di Ghibellina devastata durante il terremoto del 1968. L’idea era quella di riportare la planimetria perfetta della città nelle spaccature del cretto.

– L’opera esposta nel Museo di Capodimonte, intitolata il Grande Nero di 75 m².

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Queste spaccature superficiali non sono solo iconiche dal punto di vista storico-artistico, ma sono di estrema attualità in quanto rappresentano l’inesorabile scorrere del tempo, durante il quale un elemento si secca e si sgretola, divenendo fragile e arido.
Uno scorrere del tempo che ci sta sfuggendo di mano e che di generazione in generazione si manifesta con sempre più forte evidenza.
Dare valore al tempo è quello che ci dicono fin da bambini, cresciamo con la paura del tempo, cerchiamo di controllarlo circondandoci di orologi e timer. Il tempo scandisce la nostra vita, i nostri momenti, le nostre azioni.
Ebbene dovremmo ponderare minuziosamente sia il tempo che le nostre azioni, soprattutto dinanzi ai “cretti” naturali createsi durante quest’ultima estate.
Lo si sa, la siccità è una delle conseguenze dirette dei cambiamenti climatici, quest’ultimi alimentati da azioni perdurate nel tempo incoscientemente.
Siano gli eventi estremi, come la siccità, sia l’arte, in questo caso quella di Burri, dobbiamo iniziare la tanto osannata e proclamata Transizione Ecologia.
Già stiamo inaridendo il presente, evitiamo di inaridire il futuro.

Madrid, 15 settembre 2022