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L’Amore che diventa fecondo

di don Giulio Cirignano biblista

     Se i capitoli quattro e ottavo della esortazione apostolica di papa Francesco sull’amore nella famiglia sono quelli che hanno attirato maggiormente l’attenzione anche gli altri meritano di essere letti con calma e assimilati con gioia. In particolare segnaliamo il capitolo quinto. Si parla dei figli e di molte altre cose. L’intero discorso è soffuso di straordinaria tenerezza. E’ questo l’aspetto che colpisce immediatamente. Invitiamo alla lettura. Può essere di stimolo, allora, citare alcune espressioni. Le riportiamo senza commento, solo per il gusto di far percepire con quanto amore il Papa pensa alla esperienza familiare. Il discorso inizia dai figli.

     I figli oggi: in prima battuta sono fonte di viva preoccupazione proprio per il tipo di società che noi adulti abbiamo messi in piedi, confusionaria e caotica come le nostre strade e piazze intasate dal traffico. Sembra non vi sia tempo per pensare, parlare, ammirare. Solo la logica consumistica pare farla da padrone, con continui consigli per gli acquisti! Quelli del papa sono consigli per la vita.

     Il discorso si fa pacato e sereno proponendosi già per questo come invito a mettere alla porta ansie e inutili bagagli di fragile affetto. L’esordio è incoraggiante: “ L’amore dà sempre vita” (n.165). Subito sotto: “La famiglia è l’ambito non solo della generazione, ma anche dell’accoglienza della vita che arriva come dono di Dio” (n.166). Segue una citazione di Giovanni Paolo II : “Ogni nuova vita ci permette di scoprire la dimensione più gratuita dell’amore, che non finisce mai di stupirci. E’ la bellezza di essere amati prima: i figli sono amati prima che arrivino”. “Questo, commenta Papa Bergoglio, riflette il primato dell’amore di Dio che prende sempre l’iniziativa, perché i figli sono amati prima di aver fatto qualsiasi cosa per meritarlo”. Al centro di questo numero, in relazione ad un figlio che viene al mondo in circostanze non desiderate, dopo l’invito ad accoglierlo con apertura e affetto, si afferma che“ quando si tratta dei bambini che vengono al mondo, nessun sacrificio degli adulti sarà giudicato troppo costoso o troppo grande, pur di evitare che un bambino pensi di essere uno sbaglio, di non valere niente e di essere abbandonato alle ferite della vita e alla prepotenza degli uomini”. Qui il Papa riprende una sua catechesi fatta nell’aprile dell’anno precedente. Nessun bambino pensi di essere uno sbaglio! L’espressione ha in sé grande sapienza.

     Continuiamo con le citazioni. Dolce è il paragrafo sulla donna in gravidanza. Il termine sogno viene ripetuto con frequenza:” La donna in gravidanza può partecipare a tale progetto di Dio sognando suo figlio: tutte le mamme e tutti i papà hanno sognato il loro figlio per nove mesi …Non è possibile una famiglia senza sogno. Quando in una famiglia si perde la capacità di sognare, i bambini non crescono e l’amore non cresce, la vita si affievolisce e si spegne” (n.169). Il complesso lessico familiare non può ignorare il termine ‘sogno’ che è come un amabile invito ad accostarsi al compito della genitorialità come a qualcosa di misterioso e prezioso nello stesso tempo.

     Il numero successivo ruota intorno al tema dell’attesa: “ Alcuni genitori sentono che il loro figlio non arriva nel momento migliore. Hanno bisogno di chiedere al Signore che li guarisca e li fortifichi per accettare pienamente quel figlio, per poterlo attende con il cuore. E’ importante che quel bambino si senta atteso”. Il numero si conclude in alto: “Un figlio è un figlio. L’amore dei genitori è strumento dell’amore di Dio Padre che attende con tenerezza la nascita di ogni bambino, lo accetta senza condizioni e lo accoglie gratuitamente” (n.170).

     Ancora più tenero è l’esordio del numero successivo: “Ad ogni donna in gravidanza desidero chiedere con affetto: abbi cura della tua gioia, che nulla ti tolga la gioia interiore della maternità. Quel bambino merita la tua gioia” (n. 171). Questo parlare di Papa Francesco è commovente, e può scavare solchi di tenerezza nell’animo della madre in arresa.

     Riguardo all’amore di madre e di padre alcune espressioni tratte da una delle sue tante catechesi sono di intrigante sapore : “I bambini, appena nati, incominciano a ricevere in dono, insieme col nutrimento e le cure, la conferma delle qualità spirituali dell’amore. Gli atti dell’amore passano attraverso il dono del nome personale, la condivisione del linguaggio, le intenzioni degli sguardi, le illuminazioni dei sorrisi”(n.172). Poesia dell’amore genitoriale.

     L’importanza della presenza della madre per la crescita dei figli viene affermata con forza:” Di fatto, le madri sono l’antidoto più forte al dilagare dell’individualismo egoistico… sono esse a testimoniare la bellezza della vita (174). Il numero termina con moto di delicata gratitudine: “Carissime mamme, grazie, grazie per ciò che siete nella famiglia e per ciò che date alla Chiesa e al mondo”. Ugualmente importante è il discorso sul compito ed il ruolo del padre: “La figura paterna, d’alta parte, aiuta a percepire i limiti della realtà e si caratterizza maggiormente per l’orientamento, per l’uscita verso il mondo più ampio e ricco di sfide, per l’invito allo sforzo e alla lotta” (n.175). Con lucida coscienza il Papa invita a riflettere sul cambiamento del ruolo del padre. “Si dice che la nostra società è una società senza padri”(n.176). Se nel passato troppo alto era il carattere di autoritarismo, in certi casi addirittura di sopraffazione “tuttavia, come spesso avviene, si passa da un estremo all’altro. Il problema dei nostri giorni non sembra essere più tanto la presenza invadente dei padri, quanto piuttosto la loro assenza, la loro latitanza” ( n.176).

     Di grande interesse è, poi, il discorso sulla adozione dei figli (nn.178-181), come pure quello relativo alla necessità per la famiglia di non chiudersi, separarsi dalla società: “Nessuna famiglia può essere feconda se si concepisce come troppo differente o ‘separata’” (n.182). A partire da questa considerazione si libera una riflessione di suggestiva potenza:” Una coppia di sposi che sperimenta la forza dell’amore, sa che tale amore è chiamato a sanare le ferite degli abbandonati a instaurare la cultura dell’incontro, a lottare per la giustizia…..Dio ha affidato alla famiglia il progetto di rendere ‘domestico’ il mondo”: espressione di grande umanità. Nel cuore dello stesso numero: “Le famiglie aperte e solidali fanno spazio ai poveri, sono capaci di tessere un’amicizia con quelli che stanno peggio di loro”. La logica dell’amore rende bella la vita:” Ecco qui il segreto di una famiglia felice” (n.183).

     La riflessione del Papa si distende poi sul rapporto tra eucarestia ed esperienza sponsale (nn.185-186). Il mistero eucaristico si fa promotore di salutare rivoluzione “Non bisogna dimenticare che la mistica del sacramento ha un carattere sociale”

     L’ultima parte del capitolo è dedicata alla vita nella famiglia in senso ampio (nn187-198). Il testo è bellissimo. Una prolungata lezione che invitiamo a leggere con amore. Con lo stesso amore con cui è stata scritta. Riguarda l’essere figli, gli anziani, i nonni, l’essere fratelli, avere cuore grande. Con commozione la additiamo quale catechesi di vita. Dovrebbe essere letta in famiglia come un tempo si recitavano le preghiere. Le parole del Papa alzano davanti alla coscienza una prospettiva che sa di cielo sereno e luminoso, di profumo del pane appena sfornato, del dolce sapore dell’amore. Riportiamo solo un frammento: ” Questa famiglia allargata dovrebbe accogliere con tanto amore le ragazze madri, i bambini senza genitori, le donne sole che devono portare avanti l’educazione dei loro figli, le persone con disabilità che richiedono molto affetto e vicinanza, i giovano che lottano contro una dipendenza, le persone non sposate, quelle separate o vedove che soffrono la solitudine, gli anziani e i malati che non ricevono l’appoggio dei loro figli, fino a includere nel loro seno persino i più disastrati nelle condotte della loro vita” (197). Grazie, Papa Francesco, le parole sono come una carezza per questo nostro corpo sociale malato.

Napoli, 28 giugno 2016