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La sindrome del marchese…
di Carlo Gimmelli

I casi Scanzi e Boldrini, in questi ennesimi giorni di inferno travestito da purgatorio che stanno mettendo a dura prova il sistema antidepressivo italico, dipingono, qualora occorresse, quanto il mito del “Lei non sa chi sono io” sia duro a morire.

Agli albori degli anni venti del terzo millennio sempre più spesso si ripiomba nell’Italietta ruggente degli Anni 60, immortalata dalla canzonetta di Maria Doris, “Lei non sa chi sono io”, dove il vizietto tricolore di superare la fila, esibire la conoscenza, ricorrere all’amico dell’amico “sempre a disposizione” è pratica quotidiana.

Il narcigiornalista più mediatico de Il fatto quotidiano, dall’ego ipertrofico, e censore feroce delle magagne della politica politicante, specie di destra, è incappato nel cappio mediatico dei social che, abitualmente, usa per strangolare i nemici. Ha sbandierato, fiero, qualche giorno fa, di essersi vaccinato a 46 anni con Astra Zeneca, tramite una misteriosa lista di riserva, scritta a mano (sic!), credo da qualche amanuense in pensione, inserito dal proprio medico di famiglia in quanto “caregiver” (obbrobrio! Direbbe Enzo Tortora!), si insomma assistente familiare dei propri genitori, soggetti deboli, previsto dalla legge 104. Peccato che questa fantomatica lista sia stata carbonara per circa un mese e solo dopo l’intemerata pubblica di Scanzi sia stata messa on line. Mistero!

Come non bastasse il nostro piacione ci ha messo giù il suo ordinario carico di modestia ululando: “Invece di gettare melma, ringraziatemi, sono stato un esempio per gli italiani, ho pubblicizzato il vaccino con la mia pagina da 2 milioni di followers!” Applausi!!

Insomma tutti quelli beccati, col sorcio in bocca, a saltare la fila la sfangano autoproclamandosi “Esempi”. Mal gliene incolse! Tirato per le orecchie financo dal direttore del suo giornale, Scanzi ha trasformato una non-notizia in una bufera mediatico\politico\giudiziaria con feroci salotti TV, risse social e perfino interrogazioni parlamentari. La procura di Arezzo ha addirittura aperto una inchiesta conoscitiva per capire il
funzionamento di queste liste birichine aperte agli amici che contano.

Ovviamente il tutto in salsa nazional-farsesca con furibonde liti social tra il nostro e i suoi detrattori tra cui la nemica concittadina Maria Etruria Boschi da sempre oggetto degli strali di Scanzi che non ha perso la ghiotta occasione per infiocinare il nemico filo pentastellato.

Ovviamente il penoso cabaret va in onda mentre il piano vaccini balbetta e milioni di anziani aspettano e alcuni crepano!

L’altro episodio riguarda Laura Boldrini, non indimenticabile presidente (presidentessa?) della camera nella passata legislatura, pasionaria, spesso contraddittoria, dei diritti delle donne, meglio se della propria parrocchia politica, cambia casacche di partito (tre in sette anni!) spesso bersaglio di feroci critiche politiche e non solo da parte dei suoi nemici giurati (ex?) : i pentastellati.

Memorabile la bufera mediatica in cui incappò l’elevato Grillo, quando propose ai suoi adepti social l’infelice e provocatorio quesito “Cosa fareste in auto con la Boldrini?

Novella Dante, ossessionata dalla forma più che dalla sostanza, combatte da anni una battaglia linguistica, spesso risibile, contro i termini declinati al maschile e per questo bacchettata pubblicamente anche dall’ex Presidente Emerito della Repubblica, Napolitano che definì “orribili” i neologismi boldriniani “ministra” e “sindaca”.
Definita dalle malelingue Nostra Signora dei Rifugiati per le sue battaglie, spesso solo teoriche, a favore delle minoranze e degli extracomunitari, e per questo icona della sinistra dura e pura ma anche di quella salottiera in cashmere, anche la nostra sembrerebbe essere incappata nella sindrome del Marchese del Grillo…”Mi dispiace: io so’ io e voi nun siete un c….”, solo che il grande Albertone non aveva a che fare con i social, beato lui!

Selvaggia Lucarelli, altra urticante giornalista del Fatto di Travaglio, ha scovato la sua ex colf e due ex collaboratrici parlamentari (tre donne!) , che la dipingerebbero irosa, a volte isterica, vendicatrice e distratta nei pagamenti delle spettanze.
In particolare la sua ex domestica extracomunitaria (sic!!) si sarebbe dovuta rivolgere ad un patronato (o matronato?) per ottenere il TFR dovuto (circa 3.000 euro!) da circa un anno dalla deputata assolutamente incurante delle sue legittime richieste.
E la sua ex assistente parlamentare la dipinge come una donna insensibile alla dignità professionale dei suoi sottoposti (pagati dallo Stato, cioè da noi), che venivano investiti di incarichi umilianti e non previsti come prenotare le sedute dal parrucchiere, ritirare i vestiti in lavanderia, fare la spesa subire i suoi strepiti dinanzi a qualsiasi problema.

Ed anche la nostra eroina, correndo ai ripari concedendo una intervista al suo giornale di partito ha messo una pezza peggiore del buco, inerpicandosi su una supercazzola dialettica che ha confermato i fatti.

Alla fine siamo italiani.

La sindrome del marchese non risparmia davvero nessuno…..

Napoli, 26 marzo 2021

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