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La guerra non è mai una soluzione

di Maria Vittoria Cataudella

La guerra è sicuramente il modo peggiore per risolvere un conflitto, ma, nella storia dell’umanità l’essere umano è comunque ricorso alla violenza armata una grandissima quantità di volte. La guerra è il più grande fallimento dell’umanità, è inutile e insensata. Provoca la morte dei civili ( maggiori rispetto al numero dei soldati deceduti): nella Prima guerra mondiale, su dieci morti almeno otto erano soldati; dalla Seconda guerra mondiale il rapporto si è ribaltato, infatti su dieci vittime più di sei erano civili; fino alle guerre odierne, nove vittime su dieci sono civili. In definitiva, la morte dei civili costituisce il primo ingrediente della guerra.

La fame e la guerra si muovono sempre di pari passo. Ci sono guerre che vengono scatenate dalla fame. E la fame, figlia della povertà, spesso è una conseguenza di conflitti che si protraggono per troppo tempo.

Le cause della povertà sono tante. Sfruttamento indiscriminato dell’ambiente, condizioni climatiche avverse, dipendenza da Nazioni estere. E poi, la guerra. I conflitti, distruggono tutto, dai campi alle poche attività che riescono a sopravvivere nei Paesi più poveri del mondo. Le guerre costringono milioni di persone ad abbandonare la loro terra, le loro case e i loro posti di lavoro. Fame e carestia sono i rischi che queste persone si ritrovano costrette ad affrontare. Se già si viveva in povertà, la guerra non fa altro che aggravare ulteriormente la situazione.

Oggigiorno qualcuno vuol far credere che esistano “guerre umanitarie”. Secondo queste persone le guerre possono salvare un popolo da qualcosa di più brutto. Al contrario, queste:

➢ feriscono e provocano la morte (soprattutto dei civili);
➢ richiedono costi esorbitanti (basta pensare che ogni bomba costa quanto
costruire una scuola e che con i soldi che gli Stati spendono per la guerra
potremmo costruire ospedali, case, pozzi, per vivere meglio);
➢ distruggono scuole, campi ecc…;
➢ arrecano danni anche ad impatto ambientale (inquinamento dell’acqua e dell’aria).

Dunque la guerra non può proprio esser umanitaria in quanto comunque genera copiosi scompensi sulla popolazione e sull’ambiente. A sostegno della mia tesi, c’è anche la conferma di Gino Strada, un chirurgo di guerra, nonché fondatore di una Organizzazione non governativa (ONG) chiamata Emergency. Più precisamente Emergency è un’organizzazione umanitaria indipendente, formata da volontari e finanziata con le donazioni di privati cittadini. Le organizzazioni umanitarie hanno lo scopo di promuovere e garantire il rispetto dei diritti umani in ogni parte del mondo. Esse operano soprattutto nei Paesi dove milioni di persone sono private del diritto alla salute, al cibo e all’acqua, della libertà personale, della libertà di opinione, ecc. Oltre Emergency ci sono altre organizzazioni umanitarie, ne cito alcune di seguito:
Amnesty International che si batte contro ogni violazione dei diritti umani, organizzando campagne contro la pena di morte, la tortura, l’impiego dei soldati; Croce Rossa che cura i feriti in battaglia senza fare distinzione di esercito e di nazione; Medici senza Frontiere che tutela il diritto alla salute e di cui ne fanno parte medici volontari, infermieri e personale sanitario; Save the Children che assicura a tutti i bambini del mondo un’alimentazione adeguata, una casa in cui vivere, cure mediche e istruzione; Nessuno tocchi Caino che si batte contro la pena di morte; AMREF che opera in Africa e presta assistenza sanitaria, progetta e realizza strutture per l’approvvigionamento di acqua, si occupa di istruzione e recupero di ragazzi di strada, di tutela dei diritti delle donne, di prevenzione dell’AIDS, della malaria e di formazione di personale locale; ed infine Emergency che nasce per offrire cure mediche gratuite e di elevata qualità alle vittime delle guerre e della povertà senza discriminazioni politiche, ideologiche o religiose. Emergency dichiara di essere intervenuta, dal 1994, in 17 paesi, curando oltre 9 milioni di persone. Promuove una cultura di pace, solidarietà e rispetto dei diritti umani. Il primo progetto è stato in Ruanda, dove hanno ristrutturato e riaperto il reparto di chirurgia dell’ospedale di Kigali e riattivato il reparto di ostetricia e ginecologia.

Fin da subito hanno anche intrapreso la campagna che ha portato l’Italia a mettere al bando le mine antiuomo. Quest’ultime sono dei piccoli involucri che contengono materiale esplosivo che vengono giù a migliaia disseminate nel terreno. Vengono chiamate anche rane, tamburi, pannocchie e “pappagalli verdi”, mine giocattolo studiate e progettate per mutilare i bambini. Siccome essi ne sono attratti, li scambiano per gioco e li raccolgono. Non scoppiano subito, bisogna prenderle, maneggiarle ripetutamente, schiacchiarne le ali, calpestarle e poi esploderanno. Le mine causano mutilazioni, amputazioni, vampate ustionanti e cecità. Stando ai dati dell’organizzazione International Campaign to Ban Landmines, tra il 1999 e il 2010 più di 82.000 persone sono state uccise o mutilate dall’esplosione di una mina o di un residuo bellico in 117 nazioni e regioni. Soltanto il 25% delle vittime in tutto il mondo è costituito da soldati; per il restante 75% si tratta di civili. La maggior parte delle mine sono di fabbricazione russa, cinese, vietnamita e americana. Per converso delle armi da guerra, le mine sono progettate per mutilare, non uccidere e quando un conflitto finisce restano al loro posto, innescate e pronte ad esplodere. Uno dei paesi più minati al mondo e con un alto numero di persone uccise o ferite dalle mine rimaste sepolte nei campi, ancora oggi, è la Cambogia. Il suo recente passato è stato segnato da guerre e dal regime dei Khmer Rossi, i guerriglieri comunisti guidati dal sanguinario dittatore Pol Pot. Il loro regime fu abbattuto nel 1979 ma la loro guerriglia continuò fino alla fine degli anni Novanta. Tuttavia grazie al prezioso lavoro dei sminatori sta superando il suo tragico passato.

Ciò ci dimostra come la guerra provochi “effetti secondari” che persistono per decenni. Un’altra conseguenza delle mine è che i territori “contaminati” sono impossibili da coltivare o per costruirci edifici. Un altro esito riguarda tutti i bambini coinvolti direttamente nelle guerre (in funzione di soldati, messaggeri, spie, cuochi che secondo i dati dell’Unicef oggi sono 250 000). I bambini soldato, in seguito alla visione di scene di violenza atroce (spesso subite in prima persona), una volta cresciuti innanzitutto abbandonano la scuola, perdono la possibilità di ottenere un’educazione, un impiego decente (quindi li aspetta una vita di povertà e di emarginazione) e in secondo luogo (ma non per importanza) devono convivere con gravi ripercussioni a livello fisico e psicologico (quali attacchi di panico e crisi di ansia).

La guerra è un male, non è mai la soluzione a un problema, la guerra è sempre un problema. La guerra e la violenza fanno nascere dolore e rabbia: le persone si vendicano facendo continuare la guerra. Un antico scrittore romano disse “se vuoi la pace prepara la guerra”, ma non è così: SE VUOI LA PACE, COSTRUISCI LA PACE (Gino Strada).

Un’altra citazione che mi colpisce molto è quella di Abraham Lincoln che dice: «Non esiste un modo onorevole di uccidere, né un modo gentile di distruggere. Non c’è niente di buono nella guerra, eccetto la sua fine.»

La morte di tanta gente è un dramma che colpisce le nostre anime, i nostri sentimenti, lo ricorda Papa Francesco a tutti i leader europei, eppure le guerre esistono ancora, eccome!

Napoli, 27 aprile 2021