mar 6 DICEMBRE 2022 ore 21.41
Home Cultura LA GUERNICA DELLA DISCORDIA di Martino Ariano

LA GUERNICA DELLA DISCORDIA

di Martino Ariano

È bastata una fotografia a creare una scossa profonda in seno alla cultura e all’arte contemporanea della capitale spagnola.

La mela marcia è stata la fotografia delle First Lady dei responsabili NATO dinanzi alla Guernica di Pablo Picasso.

Pablo Picasso, Guernica, 1937, Olio su tela, 350 x 777 cm,Museo Reina Sofia, Madrid.

Bisogna fare un piccolo cappello introduttivo sulla Guernica per comprendere l’origine della discordia.
Quest’opera monumentale ha una valenza storico-politica fortissima. Col suo stile cubista, riproduce lo strazio causato dal bombardamento franchista del 26 aprile 1937 della città basca di Guernica durante la Guerra Civile Spagnola (1936-1939).
L’artista peruviana Daniela Ortiz vedendo la fotografia delle First Ladies in posa con dietro la Guernica, ha immediatamente scritto alla direzione del Museo Reina Sofía per chiedere la rimozione immediata della sua serie di 8 dipinti Vasos comunicantes, con una lettera pubblica.

L’artista critica la decisione del museo nel permettere un evento politico della NATO proprio dinanzi l’opera di Picasso, essendo una testimonianza storica di un massacro bellico ed un grido straziante antiguerra.

La NATO è considerata dall’artista come una delle organizzazioni che inneggiano alla guerra e usano la forza militare in nome della pace e dell’equilibrio mondiale, ma che in realtà non fa altro che: alimentare l’imperialismo occidentale di USA ed Europa; sottrarre la sovranità a Paesi come l’Afghanistan, l’Iraq e Libia mediante l’uso delle armi e della violenza; demonizza la Repubblica Popolare Cinese come “minaccia”; e, infine, aumenta la tensione mondiale con l’ingresso di Svezia e Finlandia nel suo corollario di alleati, grazie al veto turco, ovvero la concessione alla Turchia di Erdogan ad avere carta bianca sulla gestione della guerra e della persecuzione del popolo curdo.
In riferimento al Museo, critica la decisione del direttore, Manuel Borja-Villel, che con le sue scelte ed idee espositive ha sollevato dibattiti politico-sociali.
L’intenzione dell’artista non è quella di generare discordie o polemiche in seno al museo, ma quella di mettere in discussione la tutela dell’integrità politica e morale di opere aventi uno spesso sociale e politico molto forte, nate spesso da artisti esposti politicamente

Sono considerazioni forti e allo stesso tempo molto delicate, che oscillano tra militanza, attivismo, politica, discussioni “politicamente corrette” e stimoli seri di riflessione.

Premettendo che non ho minimamente le basi per analizzare gli eventuali pro e contro di un’organizzazione mondiale come la NATO, né voglio entrare in dibattiti del genere, che richiedono una conoscenza approfondita in termini geopolitici, militari e di difesa internazionale (spuri anche da ideologie politiche personali), mi permetto nel mio piccolo di dire la mia, soprattutto sull’aspetto artistico-culturale e sulla valenza politica dell’arte.

Ci sono scelte che noi “comuni mortali” (pedine nella scacchiera internazionale) non possiamo comprendere, ciò che è dato sapere ci arriva mediante i comunicati stampa.
Ma vedendo alcune scene, con una prospettiva del tutto superficiale/ignorante (lo premetto), in cui leader di Paesi che inneggiano e difendono la libertà stringere la mano, dare la pacca sulla spalla, intavolare discorsi come amici di vecchia data, ridere e scherzare con leader di paesi dove c’è un sovranismo o un’idea dittatoriale stride un pò.
Okay la formalità del caso e la doverosa libertà democratica di intavolare discorsi, dibattiti e decisioni con esponenti di diverse e/o opposte visioni ed ideologie, ma se la natura di un dato ente è determinata e ben chiara non dovrebbe né accogliere né trattare con entità e sovranità la cui natura è opposta a quella dell’ente stesso. Sbaglio?

Dinanzi alcune decisioni ed accordi le uniche cose che mi vengono in mente sono: incoerenza ed omertà.

Un esempio? Trattare con il Presidente turco Erdogan, il cui potere è palesemente dittatoriale (Vi lascio in tal merito la lettura dell’articolo Le condizioni vergognose che la Nato ha accettato per avere l’ok della Turchia a Svezia e Finlandiasu L’Espresso).

Ma lascio a voi dedurre le vostre conclusione e sviluppare le vostre idee in merito.

Torniamo al lato culturale ed artistico della faccenda, in primis bisogna dire che un museo è un’entità pubblica e come tale deve essere fruibile da tutti, indipendentemente dall’orientamento o posizione politica, concettuale, religiosa o quel che sia.
L’arte contemporanea è spesso considerata la principale detentrice di contenuti sociali, politici, ecologici e/o umanitari, ma a ben vedere tutta l’arte, se declinata nel suo tempo, detiene tali contenuti/riflessioni. Non dimentichiamo mai che l’arte è espressione e frutto sia del tempo in cui essa viene generata sia della visione individuale dell’artista.

Perché voler in tutti i modi inquinare anche l’arte, imponendo un’egemonia ideologica?
Perché fare a tutti i modi di un’opera d’arte un manifesto propagandistico?

L’arte può ovviamente scaturire e contenere concetti di natura politica, economica, ecc, come ho accennato poco fa, ma non tutta l’arte (fortunatamente) è frutto di tali intenzioni: l’arte è principalmente una fonte di creatività, di libertà e, come tale, è il foglio bianco per l’artista e per noi fruitori/studiosi è come una biblioteca di idee, di stimoli, di emozioni, di conoscenze e concetti.
Bruciare una biblioteca, censurare alcuni dei suoi libri, un’imporre una sola ed unica interpretazione di un libro non è giusto, bisogna concedere la libertà a tutti di poter fare delle scelte, sviluppare delle opinioni e creare una propria idea o pensiero, ma avendo come base unanime il rispetto verso decisioni, visioni e pensieri opposti.

Ricordiamoci che l’arte (in ogni sua manifestazione) è pura libertà.
L’essere democratici sta in questo, concedere libertà e rispettare le libertà opposte alla propria.

Madrid, 8 luglio 2022