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Bill Wyman, the quiet one dei Rolling Stones
di Emanuela Cristo

Quando nel 1962 William George Perks entrò nei Rolling Stones, in sostituzione di Dick Taylor, lo fece contro il parere di famiglia e amici. Chi ti vuole bene, si sa, cerca di consigliarti per il meglio. Ma quella volta, evidentemente, l’istinto prevaricò e si rivelò la scelta giusta, quella che gli cambiò la vita. Dai piccoli club di Londra alle arene internazionali, successo, donne e bella vita, per trent’anni al basso ci fu lui, colui che per noi è semplicemente Bill Wyman.

A dirla tutta, l’ingresso di Wyman nel gruppo lo si deve più al fatto che fosse l’unico a possedere un amplificatore, un Vox. All’inizio la band era così squattrinata da non potersi permettere granché in quanto a strumentazione.

Un amplificatore Vox AC30, il cui possesso andava ben oltre le nostre possibilità. Fabbricato dalle Industrie Jennings di Dartford, era oggetto della nostra adorazione. Quando lo guardavamo, ci gettavamo in ginocchio. Avere un amplificatore era cruciale. Sulle prime, volevo dividere Bill dal suo amplificatore. Ma questo avveniva prima che cominciasse a suonare con Charlie.” Keith Richards

Gli Stones al completo si esibirono per la prima volta all’Ealing Club il 2 febbraio del ’63. Bill Wyman e Charlie Watts per circa tre decenni sono stati la sezione ritmica della band, tutta muscoli e swing. Le linee di basso ne erano parte essenziale, dal groove profondo di pezzi come 19th Nervous Breakdown al “walking bass” della hit disco Miss You.

Bill aveva qualche anno in più rispetto agli altri, era già sposato con prole e, come Watts e Ian Stewart (tastiera e road manager), aveva già un lavoro. I primi tempi, infatti, erano loro tre, molto spesso, a pagare le sigarette e i pranzi agli altri, che non potevano neanche permettersi un piatto di fish and chips!

Negli anni in cui Jagger, Richards e Jones si districavano fra sperimentazioni e arresti per stupefacenti, Wyman di vizio ne aveva un altro: la sua grande passione per le donne, che accelerò la sua fame di conquista man mano che la popolarità della band cresceva. Richards ricorda, come loro momento di maggior vicinanza emotiva, la volta in cui il chitarrista fu arrestato per possesso di una grossa quantità di cocaina in Canada: la sostanza gli fu sequestrata e lui era in crisi d’astinenza. Nonostante quello non fosse il suo campo, Wyman riuscì a procurargliene quanto bastava per fargli superare quel momento.

Un’anomala rockstarjavascript

Quando Bill decise di lasciare la band nel ’91, gli altri non la presero benissimo. Disse che si era stancato di volare, infatti andò in macchina a tutti gli ultimi concerti. E capirono ancora meno la sua scelta quando decise di aprire un ristorante dal nome Sticky Fingers a Londra (ancora in attività): “perché mai uno dovrebbe lasciare la miglior cazzo di band del mondo e aprire un fish and chips??”

La sua uscita dal gruppo fu ufficializzata solo nel ’93 e qualche anno dopo Wyman riprese a suonare con i Rhythm Kings. Già negli anni ’80 aveva portato avanti progetti solisti o con altri musicisti: insieme a Charlie Watts, Jimmy Page e Paul Rogers formò la cover band Willie and the Poor Boys.

Sostanzialmente fu sempre un corpo a sé stante rispetto agli altri membri degli Stones. Quando nel ’71 la band si stabilì in Francia per le registrazioni di Exile On Main Street, Bill prese una casa in collina e iniziò a frequentare Marc Chagall. La pittura è, infatti, uno dei suoi tanti hobby. E in effetti, se gli si chiede cosa avrebbe fatto se non fosse diventato il bassista della più grande rock and roll band della storia, risponde “il bibliotecario, forse il curatore di un museo. O, meglio ancora, il fotografo.”

La memoria storica dei Rolling Stones

Meticoloso fino quasi a livelli patologici, Wyman ha conservato tutto degli anni nei Rolling Stones. Ritagli, oggetti d’epoca, costumi di scena, bottoni, volantini: qualsiasi cosa potesse essere raccolta, catalogata e archiviata. E soprattutto un’enorme collezione fotografica, all’incirca 35 mila scatti. Da questi scatti è nato Stones From the Inside (Rizzoli, 2020), un libro che in circa 300 immagini racconta 30 anni della più grande rock and roll band del pianeta, immortalata dal bassista nei momenti lontani dagli obiettivi dei fotografi, negli attimi di vita quotidiana o di lavoro. Uno sguardo, appunto, dall’interno, informale ed intimo.

Nel 2019, invece, è uscito The Quiet One, un documentario sulla vita di Wyman, prima durante e dopo gli Stones, che si apre col musicista alla sua scrivania di casa davanti ai cimeli preziosi raccolti nel corso di un’intera esistenza.

“Sono sempre stato molto fiero dei miei 31 anni nella band e sono ancora molto amico con i ragazzi.  Nessuno di noi si aspettava che gli Stones sarebbero durati più di qualche anno.  Ho collezionato quelle cose per mio figlio. Quando sarebbe cresciuto, avrei potuto dirgli che un tempo ero stato in una band e avevamo fatto un disco ed eravamo alla radio, o qualcosa del genere.”

Napoli, 4 luglio 2022