mar 21 MAGGIO 2024 ore 14.16
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LA CHIESA DI PORTOSALVO RIAPRE ALLA CITTA’….SCUSATE IL RITARDO…..
di Carlo Gimmelli

Giovedi 31 marzo con una messa solenne celebrata dall’arcivescovo di Napoli, Domenico Battaglia e alla presenza delle alte cariche civili e militari cittadine è stata riconsegnata alla città e al culto la storica chiesa di Santa Maria di Portosalvo, chiusa dal 1980.

Molti napoletani la conoscono come la chiesa spartitraffico o la chiesa dei marinai: in effetti la devastazione edilizia della città partita con il Risanamento e culminata nella speculazione sfrenata del dopoguerra mutò radicalmente la linea di costa nella costruzione dell’attuale via Marina, lasciando miracolosamente intatto questo gioiello del ‘500 che oggi resiste , isolato, tra le trafficatissime Via Marina, Via Cristoforo Colombo e Via De Gasperi.

La chiesa nacque nel 1554 per volontà del marinaio Bernardino Belladonna, miracolosamente scampato ad un naufragio causato dai pirati che infestavano il golfo di Napoli; gli fu concesso un lembo di terra sulla spiaggia antistante la Porta di Massa nei pressi di un porticciolo dove venivano scaricate le mandrie destinate al macello, una zona malfamata denominata o’Mandracchio.

In origine era poco più che una cappella con annessa una congrega ma in pochi decenni la potente loggia degli armatori e marinai ne fece simbolo protettore e finanziò imponenti lavori che nel tempo ampliarono e impreziosirono la chiesetta.

Tra il ‘600 e il ‘700 moltissimi falegnami, stuccatori, pipernieri, indoratori, scultori e pittori prestarono la propria opera e nel 1633 fu realizzato il meraviglioso soffitto ligneo a cassettoni impreziosito al centro da una tela di Battistello Caracciolo, straordinario esponente della scuola caravaggesca napoletana, raffigurante la Gloria della Vergine.

Presenti anche affreschi e dipinti oltre a preziosi elementi marmorei di altri artisti minori della scuola seicentesca napoletana tra cui Evangelista Schiano e Francesco Giordano da Policastro, Ferrante Martino.

Di grande rilievo il portale originale in piperno bugnato e la meravigliosa cupola rivestita con le colorate seicentesche “riggiole napoltane”.

Notevole anche il piccolo campanile in piperno in quattro ordini, sovrastato da una cupola anch’essa rivestita di colorata maioliche.

In epoca borbonica, nel 1749, fu affiancata alla chiesa una palazzina destinata ad accogliere gli orfani del mare denominata “Collegio dei Marinaretti”.

L’ingresso della chiesa è posto ad un livello sottostante di tre metri rispetto all’attuale sede stradale a seguito della colmata a mare per la realizzazione dell’attuale via Marina che cancellò il vecchio porticciolo.

Accanto alla chiesa insiste la cinquecentesca e degradata ”fontana delle Maruzze” , raffigurante una lumaca in marmo bianco, restaurata nel 2016 e ripiombata nel degrado dopo qualche mese, oggi asciutta.

L’intero complesso è stato restaurato grazie alla discussa iniziativa Monumentando promossa dalla amministrazione De Magistris, che si riprometteva di restituire alla città ventisette monumenti di alto valore artistico affidando il restauro ad una ditta privata in cambio di pubblicità gratuita.

Il percorso è stato lunghissimo e tortuoso per la complessità dell’operazione, dei restauri, molti non ultimati o eseguiti in maniera discutibile.

Molti monumenti architettonici sono rimasti “impacchettati” per anni, con cantieri inesistenti, sotto eterne impalcature pubblicitarie a beneficio di una unica società appaltatrice, una s.r.l. con capitale sociale di 6.000 euro.

I lavori di restauro, non sempre eseguiti a regola d’arte, sono stati ultimati con mesi o anni di ritardo rispetto al cronoprogramma innescando il dubbio che il rallentamento fosse stato funzionale ad incassare corpose quote di contratti pubblicitari oltre i termini consentiti.

L’affaire milionario è finito sotto la lente della Corte dei Conti e dell’Ente Nazionale anticorruzione del magistrato Cantone ed è rimasto insabbiato tra denunce, ricorsi e le solite lungaggini burocratiche. Dall’affidamento del 2013, oggi l’impressione, osservando lo stato dei tesori inestimabili della città tra le poche opere riconsegnate ai cittadini, restauri ancora da eseguire o eseguiti male, è che si tratti della ennesima occasione mancata della rivoluzione arancione e che, alla fine, tra anni di pubblicità gratuita e lavori a metà alla fine ci abbiano guadagnato sempre i soliti noti.

Oggi la piccola oasi adiacente la chiesetta versa in uno stato di completo abbandono ridotta a pied-à-terre vista mare per i numerosi clochard accampati che usano le storiche fontane come pregiati orinatoi.

La speranza è che l’attuale sindacatura del normalizzatore Manfredi mantenga l’impegno di ridare alla città il lustro che merita.

L’inizio non è dei più incoraggianti.

Napoli, 1 aprile 2022