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La Bimba che non va in gita con la scuola

di Raffaele Russo

In un istituto scolastico di Legnano a nordovest di Milano, si è creato un gigante muro di omertà tra i genitori (compreso i figli) di una terza media e la piccola Maria (nome di fantasia) bambina autistica che frequenta con tutte le sue difficoltà la stessa classe. I compagni non la vogliono alla gita scolastica a Mauthausen, un viaggio importante, per studiare gli orrori della discriminazione, e non vogliono nemmeno dormire con lei.

Maria dolce ed ingenua (conseguenza peggiore della sindrome) non sa che sue amiche non la vogliono e che probabilmente non andrà nemmeno in gita.

Ma andiamo per ordine; tutto è nato quando nel gruppo su Whatsapp di classe la madre di Maria leggeva a febbraio, dell’annuncio dei professori di una gita a Mauthausen. Scrivevano sul gruppo: “Non voglio stare con lei”. Un’altra: “Non posso dormirci insieme, ho paura”. Una professoressa ribatteva: “Qualcuna ci deve pur stare”, nemmeno fosse un animale. I maschi scrivevano: “Meno male che è femmina e la cosa non ci tocca”. Insomma nessuno nel gruppo era con lei, tutti contro a finir di peggiorare una situazione già di suo complicata.

La madre a sua volta non vuole creare a Maria nessun trauma, nessuna delusione e quindi cerca sempre di trovare le parole giuste per ogni considerazione.

Ci spiega la sua storia sia con rabbia e sia con dolore:

«L’arrivo di nostra figlia è stato un dono del Signore. Ma dirle che è stato tutto facile no, non me la sento. È dura, è estenuante; è una battaglia ogni giorno. Da piccola non parlava. Passava il tempo e non parlava. Però con testardaggine ha fatto le elementari e adesso è in terza media. Ovvio, con ostacoli nei percorsi cognitivi, la necessità di un’insegnante di sostegno, con tante ore a casa a fare i compiti insieme e tentare e ritentare su esercizi apparentemente banali».

D’estate vanno nel paese di origine della famiglia un paesino della Calabria dove hanno la casa e dove già da anni ospitano una amica di Maria e puntualmente dormono nella stessa cameretta. Continua la donna: «Mai un problema, mai una lamentela e nessun fatto rilevante, mia figlia è negli scout. Con il gruppo sta via anche due, tre giorni. Dorme con le altre in tenda. Si comporta da persona normale… Normale… Lo vede che devo giustificarmi? Me l’hanno processata e condannata da innocente».

La storia di Legnano non è un’inchiesta giudiziaria. O almeno, non ancora. Eppure ci sono tante versioni da accertare, anche da parte degli ispettori del Provveditorato di Milano che potrebbero andare nella scuola a breve.

La cosa che rattrista ancora di più è che un mese fa la donna con il marito hanno inviato una lettera ai genitori. Chiedevamo il motivo di tale crudeltà. Avevano proposto un incontro ma non c’è stato. Non gli ha risposto nessuno.

Da parte della scuola, la vicepreside ha detto che non si tratta di bullismo ma, di assunzione di responsabilità, i compagni non si sentono pronti a “gestire” la loro compagna. Intanto l’istituto attraversa giorni di smarrimento dovuti alla morte della preside. Il provveditore ha annunciato che provvederà a saldare personalmente la prenotazione della gita per euro € 140 ma sul pullman resterà un posto vuoto, perché in gita Maria non ci andrà.

Napoli, 24 aprile 2016