mar 12 DICEMBRE 2017 ore 18.36
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Il volto: Metafisica della biologia.

di Giulia Di Nola

Nel semplice incontro di un uomo con l’altro si gioca l’essenziale, l’assoluto:nella manifestazione, nell’«epifania» del volto dell’altro scopro che il mondo è
mio nella misura in cui lo posso condividere con l’altro. E l’assoluto si gioca nella prossimità, alla portata del mio sguardo, alla portata di un gesto di complicità o di aggressività, di accoglienza o di rifiuto. Emmanuel Lévinas (1906-1995)

Nel mondo contemporaneo, contrassegnato da repentine e traumatiche trasformazioni socio-culturali, la spiritualità umana acquista i caratteri della non indispensabilità e la speranza capitola sotto i duri colpi d’un imbarbarimento antropologico, fatto di rassegnazione, indifferenza, egoismo.

Così, agli albori di questo terzo millennio, il nichilismo, quale sintomo d’una civiltà crepuscolare dilaga, supportato peraltro da un umanesimo riduttivo:
l’uomo affina le armi della violenza, si macchia di sangue innocente, banalizza coi suoi giochi genetici la bontà della vita e si sbarazza della propria socialità
proponendo, come alternativa, la virtualità d’un sito telematico.

Ed è proprio di fronte alla perdita di valori, alla dittatura della non autenticità dell’essere che si eleva altisonante la voce del grande E. Levinas il quale pone
all’apice della sua indagine filosofico-metafisica, il rapporto tra l’idea passiva e originaria dell’Altro (e che ognuno di noi possiede) e il “Volto”.

Inteso come Tu e non come non-io, sappiamo che il primo volto a manifestarsi è quello materno: il primo volto, quindi, è DONNA!

Si tratta d’una incontaminata intuizione senso percettiva, d’una epifania di volti e sguardi in un continuo e incondizionato innamoramento, Essendo un legame poetico, un Dialogare perenne che inizia sin dal concepimento, quel messianico apparire del volto materno sarà come un big bang d’ amore. Al contempo, sempre in virtù di quel volto, il soggetto sperimenterà, ben presto, anche sentimenti opposti all’amore. La relazione diadica lentamente va perdendo le prerogative iniziali della esclusività e il volto materno che ora funge da ponte, consente al bambino di intuire la presenza di altri volti, di vivere nuove alterità dell’altro in ambito familiare così come successivamente in quello scolastico e poi socio lavorativo.

Il volto materno ci sconvolge perché ci responsabilizza, ci egemonizza, ci rapisce, ci sensibilizza, ci attira e ci spinge a fuoriuscire da forme aberranti di
anarchia e solipsismo: ci sprona a relazionarci e interfacciarci col prossimo, a confrontarci col mondo.

E’ innegabile che le conquiste storiche raggiunte dalla donna come il diritto all’istruzione, al voto, al lavoro extra domestico, nonché alla parità dei ruoli,
hanno portato la stessa prima di tutto alla consapevolezza di essere persona, ma la maternità, il prendersi cura dell’altro non è uno dei tanti diritti, bensì il
DIRITTO che, oggi, sembra sia solo una appagante eventualità.

Il rapporto madre-figlio, impostato sulla fragilità di legami, sulla frettolosità, sulla​ schizofrenia e labilità di quelli, sulla disattenzione materna è un rapporto frustrante perché carente di affetto, di umanità, di altruismo. Una tale carestia d’amore non può non generare che una società malata, sorda alle esigenze altrui, insensibile alla sofferenza, al dolore, alla indigenza, alla morte: l’altro più non ci sconvolgerà!

Napoli, 21 novembre 2017