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Il seme

di Giulia Di Nola

 

Dal significato biologico a quello religioso il lemma “seme” ha un contenuto tutto agreste.

D’altro canto le origini umane e quanto ha a che fare con il nostro universo non smentiscono, anzi rafforzano, il significato naturale del termine in questione.

E da seme a seminario, inteso come il terreno su cui coltivare i prodotti ortofrutticoli e le piante in generale, grazie ai latini il passo fu breve.

Ma il contributo maggiore, in senso figurativo, lo si può attribuire tanto alla Chiesa, per contraddistinguere i seminari come quegli istituti ove venivano formati i novizi, quanto al Concilio di Trento col quale si decretò che ogni chiesa dovesse averne uno proprio, quale fucina culturale del futuro clero.

Anche il mondo laico ha fagocitato il termine “seminario” ma con una nuova accezione: luogo, cioè, di specializzazione per un’arte o una disciplina; oppure luogo ove gli scienziati si riuniscono per un convegno di studi o per ricerca.

L’ambito medico, inoltre, tra terreni di coltura, fertilità e inseminazione artificiale convalida il fatto che ogni seme rappresenti il nostro alfa, il nostro omega e che ogni seme, ricordando un passo del Vangelo, “deve morire per portar frutto”.

In altri termini dalla pastorizia all’agricoltura, dal nomadismo alla sedentarietà, l’essere vivente porterà sempre seco una zolla di terra come cellula neuronale da cui tutto è partito.

Possiamo progettare anche cellulari spaziali ma un giorno il richiamo alle origini, al passato fatto di fatica, profumi, poesia e lavoro nei campi ritornerà con vigore e ci risveglierà: “polvere siamo, polvere diventeremo”!

 Napoli, 28 gennaio 2018