mar 28 SETTEMBRE 2021 ore 17.32
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Gli utilizzi della frazione a componente organica proveniente dalla gestione dei rifiuti urbani
di Pasquale Falco

 

falco1A volte sorprende scoprire come uno stesso rifiuto di partenza, raccolto in più modi, già dopo la sua formazione, e poi sottoposto a lavorazioni e processi anch’essi diversi, possa differenziarsi in più matrici merceologiche.

Ognuna di queste, così, avrà caratteristiche chimiche e fisiche peculiari, tali da imporre successivamente differenti percorsi di riciclo, di smaltimento, di recupero (sia esso di materia e/o energetico).

Un tipico esempio è costituito dalla frazione organica (il cosiddetto umido) che produciamo nell’ambito dei rifiuti urbani (RU) all’interno nelle nostre abitazioni.

Se si ha l’accortezza (non si tralasci, però, che esiste anche un obbligo di legge a separare le varie frazioni merceologiche) di raccogliere l’umido separatamente da tutte le altre frazioni, si avrà una matrice organica pura.

Essa potrà facilmente essere trasformata in ottimo compost (in un impianto di compostaggio, appunto) da utilizzare in falco4agricoltura e floricoltura come ammendante dei suoli.

In caso contrario, invece, per separare dall’indifferenziato la frazione umida, sarà necessario applicare trattamenti meccanici di selezione e vagliatura.

La frazione umida così ottenuta, se processata in un impianto di biodigestione anaerobica (senza ossigeno), potrebbe garantire un recupero energetico con produzione di biogas ed un successivo recupero di materia se sottoposta a successiva stabilizzazione aerobica (con ossigeno).

Attualmente, per la carente dotazione di impianti di trattamento rifiuti, la Frazione umida tritovagliata (FUT) prodotta dagli impianti di selezione e trattamento rifiuti della Campania, viene in parte trasferita fuori regione, con notevoli aggravi di spese, che si riflettono sui costi del servizio di gestione dei RU a carico dei cittadini.

Per limitare l’impatto causato da tale situazione, è intervenuto il D. L. n. 196/2010, che ha previsto un nuovo utilizzo, poi regolamentato con la DGR Campania n. 426/2011 e ancora dopo rivisitato in via provvisoria con la DGR Campania n. 693/2018: in effetti, la FUT, sottoposta a nuovi processi di trattamento, da introdurre negli impianti, viene trasformata in Frazione umida tritovagliata stabilizzata (FUTS) e se sottoposta anche a raffinazione, anche in Frazione umida tritovagliata stabilizzata raffinata (FUTSR), o definita, più semplicemente, biostabilizzato.

Come tale può essere impiegata, previa autorizzazione regionale, quale materiale di ricomposizione ambientale per la copertura e la risagomatura di cave abbandonate e dismesse, di discariche chiuse ed esaurite, ovvero quale materiale di copertura giornaliera per gli impianti di discarica in esercizio.

29093In effetti la FUTSR, per essere utilizzata con le modalità previste, deve raggiungere un elevato grado di stabilità biologica; la regolamentazione regionale ha dettato, a tal fine:

  • l’applicazione di un determinato processo di trattamento, e
  • l’esecuzione sulla FUTSR, prima del suo utilizzo, di un determinato set di analisi di laboratorio, per verificarne il possesso delle caratteristiche richieste.

Nel processo di trattamento è necessario garantire le seguenti condizioni minime e modalità operative:

  • la temperatura dei rifiuti nella fase accelerata deve essere mantenuta per almeno tre giorni oltre i 55 °C, per garantirne l’igienizzazione;
  • la durata della stabilizzazione (costituita da bioossidazione e maturazione) della FUTSR, cioè il periodo che intercorre tra l’ingresso delle matrici organiche nel processo e l’uscita della biomassa stabilizzata al termine della fase di stabilizzazione, deve essere pari ad almeno 21 giorni;
  •  presso l’impianto di biostabilizzazione, deve essere tenuta idonea registrazione, dei tempi di avvio delle matrici a processo e delle relative quantità, per la verifica della durata del suddetto periodo di stabilizzazione;
  • l’impianto di biostabilizzazione deve essere dotato di una sezione di vagliatura finale con fori di diametro 50 millimetri.

Per quanto concerne l’aspetto analitico, invece, sempre le norme regionali hanno disposto che:

  • al fine di effettuare ottimali verifiche analitiche, ogni operazione di prelievo di campione di FUTSR da analizzare, dovrà essere effettuata su un lotto di partenza della grandezza massima di 1000 tonnellate;
  • andranno ricercati i parametri previsti per la “Caratterizzazione di base” e per il “Campionamento ed analisi dei rifiuti”falco2 (di cui al D. Lgs 13.01.2003 n. 36, così come modificato dal D. Lgs 3 settembre 2020 n. 121), in aggiunta, i parametri cosiddetti merceologici (inerti, plastica, vetro) più i metalli, nonché Indice di Respirazione Dinamico Potenziale, IRDP, Umidità e Granulometria (Tabelle 1 e 2 dell’allegato tecnico alla DGR n. 693/2018).

Tra i diversi parametri ricercati va rimarcata l’importanza dell’IRDP, che, misurando il consumo di ossigeno utilizzato per l’ossidazione biochimica dei composti biodegradabili analizzati, indica il raggiunto grado, o meno, di stabilità biologica del rifiuto, stato cui corrisponde un ridotto impatto odorigeno.

Si tratta, quindi, di un parametro fondamentale per valutare l’idoneità del materiale ad essere utilizzato per gli scopi preposti senza problemi olfattivi.

L’IRDP va determinato con una complessa strumentazione laboratoristica, il respirometro dinamico, un reattore chiuso all’interno del quale viene collocato il campione da testare e da un connesso sistema di misura di ossigeno consumato, necessario a che il campione raggiunga la sua stabilità.

Minore è il consumo di ossigeno, cui corrisponde anche una maggiore rapidità di esecuzione della prova (5-6 giorni), maggiore sarà la stabilizzazione biologica raggiunta dallo stesso.

Se il biostabilizzato prodotto presenta le caratteristiche richieste potrà essere utilizzato come copertura giornaliera o finale di discariche, dando luogo ad una serie di vantaggi:

  • contribuisce al risparmio delle volumetrie a disposizione in una discarica, riservandole ad altri rifiuti residuali del ciclo di gestione degli RU,
  • riduce i costi aggiunti per l’invio fuori regione di tale rifiuto con risparmi notevoli di risorse economiche ed ambientali (emissioni per il trasporto),
  • concorre al risparmio del consumo della risorsa terreno vergine, normalmente utilizzato per la copertura giornaliera e finale di una discarica.

Napoli, 29 luglio 2021