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 Gesù è il “Figlio del Dio vivente”! Questa è la risposta esatta!

di frate Valentino Parente

“Nella vita, più che le risposte,
contano le domande, perché le risposte
ci appagano e ci fanno stare fermi,
le domande invece, ci obbli­gano a guardare avanti
e ci fanno camminare”.

Pier Luigi Ricci

 

 

 

XXI domenica del tempo ordinario. Anno A. 23 agosto 2020

visualizza (Mt 16,13-20)

 

 

491853afc48befac07d206eb7e358687--boston-saintsIl Vangelo di oggi ci racconta di Gesù che si trattiene ancora nel territorio pagano, nella regione di Cesarea di Filippo, a nord della Terra santa (oggi sito archeologico e parco nazionale tra i più importanti del nord di Israele), dove avviene un episodio di particolare importanza, riportato da tutti e quattro gli evangelisti: si tratta della professione di fede di Pietro.

In una pausa di tranquillità, in cui era solo con gli apostoli, ad un certo momento, Gesù volle fare un… sondaggio di opinioni, e rivolse loro la domanda:

La gente chi dice che sia il figlio dell’uomo?

La gente, letteralmente: gli uomini, indica, qui, tutti “quelli di fuori”, quelli che hanno sentito parlare di Gesù o lo hanno visto, ma non hanno aderito al suo insegnamento.

Quelli che non hanno accolto la novità di Gesù, pur avendone avuta la possibilità. E, come se non aspettassero altro, gli apostoli rispondono senza esitazione:

Alcuni dicono Giovanni il Bat­tista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti”.

I discepoli riportano le varie opinioni che giravano tra il popolo, per lo più cose vecchie.

Tutti pensavano che Gesù fosse uno degli antichi profeti ritornati in vita.

Queste risposte evidenziano la grande attesa che c’era del Messia, ma anche la grande incertezza sulla sua figura e sulla sua missione.

La gente lo colloca tra i grandi personaggi della storia religiosa di Israele.

Uno dei tanti “grandi”, ma non l’unico. Tutti comunque lo guardavano come un grande profeta, uno nel quale “c’è” Dio, ma che non “è” Dio!

C’è una confusione totale.

Gesù li aveva mandati ad annunziare la sua persona e il suo messaggio, i discepoli poco hanno capito, peggio hanno predicato.

Infatti il denominatore comune di tutti questi nomi è che sono tutti individui che appartengono al passato, nessuno ha compreso la novità portata da Gesù.

Ma a Gesù non interessava misurare il livello della sua popolarità o il suo indice di gradimento presso le folle.

Se a Cristo fosse importato veramente quello che diceva di lui la gente, avrebbe dovuto fermarsi qui e ritenersi soddisfatto.

Invece, come scoprendo solo allora la sua vera intenzione, pone l’altra domanda, quella importante:

Ma voi chi dite che io sia?”. “Voi!”.

Voi che mi avete conosciuto, voi che avete vissuto con me in questi anni, voi che avete ascoltato il mio insegnamento, che avete visto le mie opere, voi che avete assistito anche ai mieicaravaggio leviprodigi,…“Voi chi dite che io sia?

Gesù non si accontenta che noi sappiamo cosa dice di lui la gente intorno a noi, cosa pensa di lui il mondo, ma vuole la nostra personale risposta, di noi che crediamo in lui e che diciamo, e vogliamo, essere suoi discepoli, di noi che portiamo il suo nome…

Tu chi dici che io sia?

Tu che ti dici mio discepolo, tu che dici di essere cristiano, per te, io chi sono?

Che importanza ho nella tua vita?

Gesù ci invita a uscire allo scoperto, non possiamo restare ancora nascosti, nell’anonimato, non possiamo continuare ad essere cristiani “della domenica”, e completamente anonimi durante la settimana.

Chi risponde è Pietro. Gesù non ha chiesto a Pietro, ha chiesto a tutti quanti, ma è Pietro a prendere la parola e farsi, come spesso capita, portavoce degli altri, dicendo:Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente”.

La risposta di Pietro, è esatta, ma solo per ciò che riguarda «il figlio di Dio vivente».

Il grande equivoco che si faceva nei confronti di Gesù è che veniva riconosciuto come «figlio di Davide». Per figlio, nella cultura ebraica non si intende esclusivamente nato da qualcuno, ma colui che assomiglia al padre nel comportamento.

Gli ebrei attendevano un Messia figlio di Davide, cioè un Messia, come Davide. L’unico re che è riuscito a radunare tutte e dodici le tribù, inaugurando il Regno di Israele.

Naturalmente mediante la violenza, le guerre e l’oppressione. Il figlio Salomone resisterà appena ai confini ricevuti da Davide e poi ci sarà la scissione.

Quindi la gente aspettava la rivincita: il Messia doveva essere come Davide, cioè uno che attraverso la forza inaugurasse di nuovo il Regno di Israele.

Pietro, per la prima volta nei vangeli, riconosce che Gesù non è il figlio di Davide, non è uno che attraverso la violenza inaugurerà il regno, ma lo riconosce figlio di Dio, e figlio del Dio vivente, cioè il Dio che è vivo e che comunica vita.

Questa è la definizione esatta di Gesù.

E Gesù gli risponde: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona»; non gli dice che è stato bravo, perché non ci è arrivato con le sue forze, “non te lo hanno rivelato la carne e il sangue”, ma gli dice che è beato perché te lo rivelato “il Padre mio che è nei cieli”. Comprendere che Gesù è il Figlio di Dio non è il risultato dei propri sforzi, ma è il frutto di una rivelazione da parte di Dio.

6108Tu sei Pietro e su questa pietra…” Gesù cambia il nome a Simone (succede spesso nella Bibbia, quando uno riceve una nuova importante missio­ne): lo chiama Kefa, Roccia.

Il nome kefas, adoperato da Gesù in aramaico, è conservato solo da San Paolo in due sue lettere, ed è immagine della roccia.

Quell’uomo è una roccia in quanto credente ed è su quella roccia, su quella fede, che Gesù promette di costruire la sua Chiesa.

La vera roccia, la «pietra angolare» è, e resta, Gesù stesso.

 Ma, una volta risorto e asceso al cielo, questa «pietra angolare», pur se presente e operante, è invisibile.

Occorre un segno che renda visibile nella sto­ria questo «fondamento incrollabile» che è Cristo. E questo segno sarà appunto Pietro e, dopo di lui, colui che ne farà le veci, il papa, successore di Pietro.

 “A te darò le chiavi del regno dei cieli”.  Anzitutto “regno dei cieli” è un’espressione che si trova quasi esclusivamente nel vangelo di Matteo, non per indicare l’aldilà, ma significa sempre “il regno di Dio”, cioè la comunità che è governata da Dio.

Ma cosa significa dare le chiavi?

Quando leggiamo il vangelo, non possiamo farlo con la nostra mentalità occidentale ma dobbiamo sforzarci di entrare nella mentalità biblica.

Ebbene, nella mentalità biblica, chi teneva le chiavi della casa era responsabile di coloro che vi abitavano e doveva essere disponibile a sacrificare anche la propria vita pur di difendere gli abitanti della casa.

Allora Gesù, dando a Pietro le chiavi della comunità cristiana, lo rende il responsabile della sicurezza e della vita di quanti la abitano.

«E tutto ciò che…»; gli ha dato le chiavi, adesso ci aspetteremmo: “tutto quello che aprirai sarà aperto e tutto quello che chiuderai sarà chiuso”, invece Gesù non parla di aprire e chiudere, pietra-1024x823ma «tutto ciò che legherai sulla terra sarà legata nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolta nei cieli».

Legare e sciogliere sono due verbi che appartengono al linguaggio rabbinico e significa l’autorità di insegnamento della dottrina.

Quindi Gesù autorizza Simone, che lo ha riconosciuto come figlio di Dio, di comunicare anche agli altri questa dottrina di un Dio che trasmette vita.

Questo significa legare e sciogliere. Quello che Gesù ha detto a Simone, poco dopo (Mt 18,18), lo dirà a tutti i discepoli, quindi è una responsabilità di tutti i credenti di trasmettere l’autentico messaggio di Gesù.

È una responsabilità anche nostra, credenti di oggi, testimoniare che Gesù è “il figlio di Dio, il vivente”.

Non basta credere, bisogna testimoniare; non basta fare la professione di fede, quella professione di fede dobbiamo viverla.

 

Napoli, 21 agosto 2020