sab 20 OTTOBRE 2018 ore 12.41
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Diciassette per sempre.
di Maria Teresa Luongo

In un bel giorno dell’ Agosto del 1975, Rossella Corazzin, giovanissima liceale di San Vito al Tagliamento nel pordenonese, uscì di casa per fare una passeggiata nei boschi. Stava trascorrendo le vacanze con la famiglia a Tai di Cadore, ospite di una zia. Aveva diciassette anni e di solito quella passeggiata la faceva in compagnia del padre.

Ma quel giorno no, era uscita sola e probabilmente il padre dev’essersi chiesto fino al logoramento perché mai, proprio quel giorno, non l’aveva accompagnata.

La testimonianza di un turista ci restituisce l’ultima immagine di Rossella: aveva visto una ragazza passeggiare molto lentamente con un libro in mano. Si dice che la lentezza si accompagni a pensieri intensi, forse stava sognando del suo futuro, di come sarebbe stato e in fondo al cuore, come ogni giovane, era piena di speranza e felicità. Tra la calma pacifica dei boschi deve essersi detta che tutto sarebbe stato magnifico.

Non tornò più da quella passeggiata. Era il 21 Agosto, non più “un bel giorno dell’Agosto”, e quella data deve essersi scolpita in maniera dolorosissima nel cuore di chi amava Rossella e ha sperato fino all’ultimo di riabbracciarla.

Il padre morì pochi anni dopo la scomparsa, la madre è vissuta fino al 2008 e in ogni giorno della sua restante vita non ha mai smesso di attendere il suo ritorno.

Se solo fosse morta avrei un amabile corpo da piangere, potrei trovare tregua da questa angosciante attesa, ma non sapere mi dà questa miserabile speranza. Forse il suo cuore orfano dell’amore filiale avrà pensato infinite volte qualcosa del genere.

E adesso, a più di quarant’anni di distanza, la luce sembra scendere sull’oscurità di questa scomparsa offrendo una verità così scioccante da far rimpiangere quel ‘dubbio’.

Angelo Izzo, autore del massacro del Circeo insieme ad Andrea Ghira e a Gianni Guido, avrebbe raccontato nel Settembre del 2016 ai magistrati romani di un altro delitto del branco. Rapirono durante una vacanza in Cadore una ragazza friulana e, portata sul lago Trasimeno, fu “tenuta prigioniera qualche tempo”, stuprata e uccisa.

Non è stato fatto il nome di Rossella ma i dati riferiti sulla data e il luogo dell’uccisione fanno pensare a lei. Bisognerà seguire la vicenda perché Izzo non è considerato attendibile.

Certamente questa agghiacciante confessione metterebbe la parola fine ad una ricerca che non si è mai fermata, ad un’attesa mai consumata nel suo attendere.

Rossella non è scappata via volontariamente, non fuggiva lontano da una vita che non desiderava ma lentamente passeggiava con il suo libro in mano e l’intenzione precisa di tornare a casa. Credo che pensasse all’estate che sarebbe di lì a poco terminata. Non con rimpianto o tristezza ma con l’aria trasognata di chi desidera andare oltre, vivere anche l’autunno e l’inverno della vita, ritornare tra i banchi di scuola poi forse all’università, viaggiare, ridere, amare ed essere amata, alla fine esistere ancora per un bel po’. E invece non compirà mai i suoi diciotto anni.

Napoli, 27 maggio 2018